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title: EuroGlobal
description: "In un tempo in cui proclamarsi europeisti va così di moda, se si vuole far si che la sovranità dell'unione sia tale è necessario affrontare alcune problematiche"
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date: 2021-09-09
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/esteri/euroglobal/
categories: [Esteri]
tags: [Europa]
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# EuroGlobal

![EuroGlobal](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/09/EuroGlobal.png)

**In un tempo in cui proclamarsi europeisti va così di moda, se si vuole far si che la sovranità dell'unione sia tale è necessario affrontare alcune problematiche spinose.**

**Sembrano passati lustri, ma era appena ieri che si strologava di uscire dall’Unione europea**, rigettarne l’austerità imposta, seppellire la globalizzazione tornando a pattugliare la frontiera. Ora sono tutti diversamente europeisti, i soldi che si spendono vengono da lì ed è la globalizzazione a provare a diffondere i vaccini dove altrimenti non ci sarebbero. Tocca a noi, europeisti e globalisti anche quando soffiava un fetido vento avverso, avvertire che non basta alzare le vele del trasformismo e della convenienza, perché i mari sono infidi e le sfide che ci attendono richiedono maestria, non sonnolenza galleggiante.

**A proposito della difesa europea, di cui si parla con soave leggerezza, abbiamo avvertito che il tema rilevante è la retrostante tecnologia** (oltre alla politica estera, ovviamente), il che comporta rivedere il mercato di riferimento nel condurre le politiche antitrust. Ciò comporta concentrazioni che altererebbero gli equilibri fra i Paesi componenti l’Unione europea. Temi che non si possono accantonare. Ma ci sono altre due materie ineludibili, se si vuole affermare la sola sovranità possibile, quella dell’Unione: le regole che presiedono all’armonizzazione economica e quelle relative alle istituzioni.

**Tutti parlano della revisione del “patto di stabilità”, anche perché, oramai, dopo la pandemia, è fuori dalla realtà.** Ma attenzione a non credere che significhi poter eliminare i vincoli di bilancio, perché sarebbe folle. Supporre di potersi giovare della diga europea contro le speculazioni sui debiti e, nel frattempo, provare a farci dei buchi è insensato. I debiti sono cresciuti, non sarebbe potuto essere diversamente, ma ora devono ridurre il loro peso percentuale sulla ricchezza che si produce (il prodotto interno lordo). Regole e vincoli ci vogliono eccome, solo che per privilegiare gli investimenti indirizzati alla crescita occorrerà essere più severi verso la spesa corrente improduttiva. Per investire e per diminuire il carico fiscale occorre tagliare. **Se non è chiaro si producono posizioni politiche che danneggeranno l’Italia.**

Sul lato istituzionale dovrà cambiare il cuore: la regola dell’unanimità può restare relativamente agli assetti che riguardano l’equilibrio di poteri e veti, ma deve cadere nell’operatività. Si deve potere decidere a maggioranza, come fece, in momenti delicatissimi, la Banca centrale europea. Ma questo comporta la consapevolezza che si può finire in minoranza, senza che a quel punto scatti il riflesso ebete e capriccioso del: allora me ne vado. Se così la si pensa meglio andare via subito, pagando il salatissimo biglietto d’uscita.

**Entrambe le questioni contengono lo stesso nocciolo:** **non si può pensare di rendere più forte la sovranità europea volendo al contempo accrescere quella nazionale.** Gargarismo propagandistico fuori dalla realtà. Solo che la seconda è pura illusione, mentre la prima è necessaria per contribuire a riscrivere le regole e gli equilibri della globalizzazione. Oggi abbiamo la presidenza del G20, con le positive ricadute che si sono sapute cogliere sulla questione afghana. **Domani dovremo contare come Ue. Il che comporta maggiori responsabilità, ma anche maggiori opportunità geopolitiche e anche direttamente commerciali.** Bene. Ma significa entrare in un’età adulta dell’Ue, che è possibile solo con un’età adulta degli europei. Ed è necessaria una cura ricostituente democratica, ad esempio riformulando le elezioni per il Parlamento europeo sulla base di liste europee, non solo nazionali, come oggi.

Ventotene e il dopoguerra sono il passato, nobile, ma passato. Il futuro è da costruire e le cose appena elencate sono meno immaginifiche del parlare di Unione nel mentre era in corso la guerra fra europei. Ma richiedono concretezza, realismo, politica seria e stabile nel tempo.

 

*di Davide Giacalone*
