Femministe francesi contro Hamas: femminicidio di massa
| Esteri
Tanti i firmatari di un appello con cui femministe francesi contro Hamas chiedono che l’attentato del 7 ottobre in Israele venga riconosciuto come femminicidio di massa
Femministe francesi contro Hamas: femminicidio di massa
Tanti i firmatari di un appello con cui femministe francesi contro Hamas chiedono che l’attentato del 7 ottobre in Israele venga riconosciuto come femminicidio di massa
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Femministe francesi contro Hamas: femminicidio di massa
Tanti i firmatari di un appello con cui femministe francesi contro Hamas chiedono che l’attentato del 7 ottobre in Israele venga riconosciuto come femminicidio di massa
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AUTORE: Maurizio Stefanini
Ci sono attrici come Charlotte Gainsbourg (figlia di Serge Gainsbourg e Jane Birkin), Elsa Zylberstein e Marilou Berry. Attori come Samuel Le Bihan e Michel Boujenah. Registi come Bernard Campan e sceneggiatori come Pascal Elbe. E poi il sindaco di Parigi Anne Hidalgo, la giornalista Valérie Trierweiler (già première dame di Francia con l’allora compagno François Hollande), l’ex ambasciatore israeliano Arié Avigdor, lo scrittore Marc Levy. E sono soltanto alcuni dei primi firmatari di un appello con cui femministe francesi chiedono che l’attentato del 7 ottobre in Israele venga riconosciuto come femminicidio di massa. L’iniziativa nasce da un forum pubblicato sul quotidiano “Libération”, in cui ci si rammaricava che i movimenti femministi stranieri non avessero reagito con più fermezza alla morte, al rapimento e allo stupro di queste donne da parte del gruppo terroristico Hamas.
«Molti civili sono morti, ma le donne non sono state uccise nello stesso modo con cui sono stati ammazzati gli altri. Sono state esibite nude e violentate», hanno denunciato decine di intellettuali e personalità francesi in un articolo scioccante. L’iniziativa dell’associazione Paroles de femmes chiede «il riconoscimento del femminicidio di massa avvenuto in Israele il 7 ottobre». Oltre alla morte di 1.200 cittadini e alla presa in ostaggio di 240 persone, vi sono numerose prove che quel giorno siano avvenute decine di stupri: «Le donne sono state mostrate nude, violentate fino alla rottura del bacino. I loro corpi sono stati brutalizzati, i loro genitali feriti. Hanno urinato sui loro resti. Alcune sono state decapitate, altre smembrate e bruciate. Altre ancora sono state prese in ostaggio. Tutto questo è stato filmato e fotografato per creare terrore, perché donne e bambini sono simboli della nostra umanità. I video degli interrogatori dei terroristi lo confermano», hanno aggiunto.
La petizione sul sito Change.org, che ha ricevuto più di 14mila firme, si definisce «apolitica» e «puramente femminista e umanista», in solidarietà con le vittime. «Si chiamavano Sarah, Karine, Céline… Su iniziativa dell’associazione Paroles de femmes, abbiamo lanciato un appello alle femministe e a coloro che sostengono la nostra causa affinché riconoscano il femminicidio nei massacri di donne perpetrati il 7 ottobre in Israele. È importante che questo termine, spesso usato dalla stampa per descrivere gli omicidi di donne per mano dei loro coniugi o ex coniugi, venga riconosciuto da tutte le Ong internazionali (come Amnesty International e Onu Donne) per quello che equivale a un femminicidio di massa. È questo che dobbiamo affrontare, un femminicidio di massa. Senza collegarlo al conflitto israelo-palestinese. Sappiamo che è difficile. Ma dobbiamo farlo affinché le donne smettano di essere le prime vittime delle guerre e dei conflitti armati. E perché i loro volti non vengano mai dimenticati».
di Maurizio Stefanini
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