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Festeggiare Macron, ma il sovranismo morde

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Ci siamo svegliati con la vittoria di Emmanuel Macron. Ma quel 41% di elettori d’oltralpe che ha scelto Le Pen non si è fatto scrupoli dell’ammirazione della candidata all’Eliseo per lo zar.

Festeggiare Macron, ma il sovranismo morde

Ci siamo svegliati con la vittoria di Emmanuel Macron. Ma quel 41% di elettori d’oltralpe che ha scelto Le Pen non si è fatto scrupoli dell’ammirazione della candidata all’Eliseo per lo zar.
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Festeggiare Macron, ma il sovranismo morde

Ci siamo svegliati con la vittoria di Emmanuel Macron. Ma quel 41% di elettori d’oltralpe che ha scelto Le Pen non si è fatto scrupoli dell’ammirazione della candidata all’Eliseo per lo zar.
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Siamo andati a dormire e ci siamo svegliati (noi europeisti, intendo) tirando un enorme sospiro di sollievo. La vittoria di Emmanuel Macron su Marine Le Pen era la conditio sine qua non per continuare a ragionare con successo di sviluppo dell’Unione Europea, di difesa comune europea, di una risposta realmente occidentale e unitaria alla follia di Vladimir Putin. La vittoria è arrivata e anche molto larga – pur se non oceanica come cinque anni fa – ma festeggiare oltremodo o ingigantire il secondo trionfo del presidente più giovane della storia francese risulterebbero errori potenzialmente gravissimi. Come scrivo questa mattina per il numero speciale de La Ragione, in occasione della Festa della Liberazione e del ballottaggio francese, guai a fermarsi a due elementi: i sospiri di sollievo e un’analisi frettolosa di quel 41% di elettori d’oltralpe che ha scelto il sovranismo estremo della Le Pen e non si è fatto minimamente scrupoli dell’amicizia e dell’ammirazione della candidata all’Eliseo per lo zar. Va benissimo respirare a pieni polmoni, insomma, ma il grande avversario sovranista – come andiamo ripetendo da mesi – sta solo riorganizzando le truppe, rivedendo le tattiche ed è più vivo che mai. A dirla tutta, scavallate le elezioni francesi e registrati gli osanna un po’ di tutta Europa, tranne i soliti noti, l’attenzione si sposta proprio su di noi. Perché se c’è un Paese dove le forze antisistema, pur con sfumature diverse tra di loro, e anti-Unione potrebbero andare al governo quello è proprio l’Italia. Fra meno di un anno.   di Fulvio Giuliani

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