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title: "Fronte Sud-Est di Zaporizhzhia &#8211; IL VIDEO"
description: "L'Ucraina predispone ulteriori misure difensive per contenere l’avanzata russa. Le immagini dei nostri corrispondenti da Zaporizhzhia"
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date: 2025-11-15
author: Alla Perdei
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categories: [Esteri, Video]
tags: [guerra, Putin, russia, Ucraina, viral, zelensky]
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# Fronte Sud-Est di Zaporizhzhia &#8211; IL VIDEO

![Zaporizhzhia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/11/Zaporizhzhia-1024x639.jpg)

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2025-11-12 07:15:47

2025-11-12 06:15:47

Per avere un’idea dell’andamento della guerra in Ucraina basta farsi un giro da queste parti, in città come Synelnykove

Synelnykove – Per avere un’idea dell’andamento della guerra basta farsi un giro da queste parti. Si scoprirebbe che città un tempo floride e piene di vita come Synelnykove, che distano appena una quarantina di chilometri da megalopoli come Dnipro (la terza città più popolosa e il motore industriale dell’Ucraina) sono oggi ridotte a lande spettrali in cui sfrecciano i mezzi militari in continuo andirivieni dal fronte. I cassonetti dell’immondizia tracimano pattume per strade deserte in cui di tanto in tanto s’intravede qualche sparuto gruppetto di bambini rincorrersi verso il primo rifugio, mentre la voce grave che accompagna le sirene dell’allerta aerea annuncia l’ennesimo raid russo. «ПОВІТРЯНА ТРИВОГА! ПОВІТРЯНА ТРИВОГА!!». A ogni ripetizione quel timbro serio e profondo si tramuta in una supplica: «Mettetevi al riparo! Mettetevi al riparo, è in corso un violento attacco aereo! Mettetevi al riparo!!».

Nonostante quello scongiuro, i civili all’interno del supermercato nella piazza della stazione ferroviaria locale – una delle poche attività commerciali di Synelnykove a non aver chiuso i battenti – continuano a muoversi fra le corsie come se niente fosse. Esposti su quegli scaffali si trovano già gli addobbi natalizi. Incluse le luminarie, malgrado quello stesso market sia alimentato dai generatori elettrici a scoppio. La luce a Synelnykove manca talvolta anche per ventiquattr’ore di fila e compiere gesti banali come pagare con la carta in un negozio può richiedere anche dieci minuti. Nell’ambito d’una serie di strike mirati alle infrastrutture ferroviarie ucraine, l’aviazione russa ha recentemente colpito la stazione dei treni locale, che ora è quasi del tutto ricoperta da pannelli di compensato. A due giorni di distanza dal violento attacco russo contro quella di Kamianske, mi sono così trovato a documentare un crimine identico di cui ben pochi in Occidente hanno parlato.

Grazie alle scelte lungimiranti del governo Zelenskyj, che fra i primi provvedimenti intrapresi ha subito investito nel rifacimento della rete stradale ucraina, la logistica militare ucraina non s’è interrotta come i russi avrebbero voluto. Per queste ragioni si vedono spesso bisarche cariche di mezzi corazzati e autocisterne di carburante muoversi agevolmente su manti stradali intonsi, laddove fino a pochi anni fa la situazione era ben diversa. Trasportare quei carichi da Lviv a Kramatorsk oggi richiede meno di 24 ore, mentre prima del cambiamento radicale imposto dall’attuale governo ne servivano più del doppio. Ciò ha di fatto salvato l’Ucraina, impedendone la paralisi nel momento più critico.

Pokrovsk dista da qui ben 142 km. Il fronte Sud d’Orikhiv all’incirca altrettanto. Nonostante ciò, a Synelnykove s’inizia a respirare quell’aria che solo chi ha vissuto le prime linee percepisce. Tenere quei bastioni è vitale perché ogni avanzamento russo al fronte si ripercuote brutalmente nelle retrovie per distanze simili. I droni russi – cioè, in larga parte cinesi – Geran’ martellano ormai quasi quotidianamente queste zone, che ora vengono raggiunte anche da vecchie bombe aeree plananti d’epoca sovietica dotate di propulsori a turbogetto – anch’essi cinesi – in grado d’estenderne la gittata fino a 200 km. Si tratta d’ordigni poco precisi ma devastanti, che possono demolire palazzi alti cinque piani. Mosca li impiega diffusamente nell’Ucraina meridionale per colpire oltre il raggio d’azione delle difese ucraine. Non di rado in zone come questa si trovano infatti crateri ampi quanto campi da calcio in prossimità delle infrastrutture energetiche e del trasporto.

Se questa è la situazione a 150 km dal fronte, spiegare quanto esso sia caldo è pleonastico. Solo nel mese d’ottobre, di siffatte glide bombi i russi ne hanno lasciate planare nei dintorni di Pokrovsk più di 2.700. La metà di quante ne siano cadute su tutta l’Ucraina. Parlando per più di un’ora con un soldato ucraino appena tornato da quell’inferno per trascorrere un breve periodo di risanamento in questo purgatorio, ho avuto conferma del fatto che le truppe russe sono riuscite a infiltrare quasi 300 uomini in circa metà di quel settore, senza tuttavia radicare le proprie posizioni. Solo ieri hanno provato a irrompere quasi 200 volte. Una ogni quarto d’ora. I media colpevolmente assenti riportano invece una situazione opposta: i russi avrebbero alleggerito il carico su Pokrovsk per «rompere il fronte ucraino a Zaporizhzhia». L’ennesimo sfondamento narrato a distanza da chi presume che basti un mappa per sapere dove sta il fronte.

Ucraina, il fronte che non è sulle mappe

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2025-11-12 07:15:52

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2025-10-13 08:37:38

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“Pace” è la locuzione più distante dalla realtà che si possa trovare per esprimere com’è costretta a vivere l’Ucraina a causa della Federazione Russa, ma anche quella più difficile da intravedere all’orizzonte

Korosten’ – “Pace” è la locuzione più distante dalla realtà che si possa trovare per esprimere com’è costretta a vivere l’Ucraina a causa della Federazione Russa, ma anche quella più difficile da intravedere all’orizzonte.

L’aviazione russa ha nuovamente attaccato il settore civile ucraino bersagliando con particolare ferocia quello energetico con oltre 450 droni e 32 altri missili di vario tipo, mietendo decine d’altre vittime innocenti. La popolazione di Kyiv sulla riva sinistra del fiume Dnipro è rimasta senza elettricità e la maggior parte dei trasporti nella Capitale funziona con ampie modifiche. Le fiamme hanno avvolto diversi appartamenti d’un condominio di diciassette piani intrappolando una dozzina di persone. Anche un minimarket di Brovary è finito incendiato e in diverse aree l’approvvigionamento idrico è saltato.

A Zaporizhzhia un bambino di 7 anni è morto dopo l’ennesimo raid russo mirato a devastarne le infrastrutture civili e il passaggio sulla diga della centrale idroelettrica di Dnipro è stato chiuso. Diverse esplosioni sono state registrate anche nel Dnipropetrovsk, in particolare a Kamianka e nel distretto di Kryvyj Rih. A Cherkasy i russi hanno mirato intenzionalmente a un caseggiato di Kaniv ferendo brutalmente altri civili mentre a Kharkiv, Sumy e Poltava hanno aperto volutamente il fuoco contro decine d’altre villette e fabbricati urbani. Mentre scriviamo quest’articolo gli abitanti di molte di quelle regioni sono stati invitati a limitare temporaneamente il consumo di gas.

"Un attacco cinico e calcolato" della Russia contro l'Ucraina. Lo afferma Zelenskyj

«Un attacco cinico e calcolato» – come ha seccamente chiosato il presidente Zelenskyj – che ha avuto ripercussioni anche nelle oblast’ di Kirovohrad e Kherson, cioè nel complesso in metà Ucraina. Un attacco attentamente valutato che rientra nella logica del terrore a cui Mosca ha tanto abituato l’Occidente da non trovarne traccia su larga parte dei media. Oltre al nostro quotidiano dispaccio dal campo, l’unico articolo riguardante il fronte ucraino di questa guerra all’Occidente (in una rassegna stampa italiana monotematica circa la questione israeliana) ha infatti toccato un tema morto e sepolto da mesi, riguardante alcune munizioni malfunzionanti made in Ukraine e il solito refrain secondo cui l’Ucraina sarebbe «un Paese fallito, tenuto in piedi solo dalle iniezioni di armi e fondi europei». A metterlo in evidenza non è stato uno dei soliti megafoni della propaganda russa ma l’inserto settimanale d’uno dei quotidiani italiani più letti.

L’assenza pressoché totale della stampa italiana dal fronte ucraino

L’assenza pressoché totale della stampa italiana dal fronte ucraino s’è palesata ancora poche ore fa, quando è stata rilanciata l’ennesima agenzia russa riguardante il presunto danneggiamento da parte ucraina del condotto d’ammoniaca Togliatti-Odesa. Fake news bella e buona, mirata con la stessa precisione degli strike appena descritti ad accusare l’Ucraina di crimini ambientali e contro i civili.

Per capire che si trattava di spazzatura introdotta ad arte nello spazio informativo occidentale bastava esser qui: anzitutto la parte lineare del tratto in questione (cioè fra Rusnyj Yar e Yablunivka) si trova nei territori nella comunità d’Illinivka che i russi hanno prima raso al suolo e poi occupato, in cui peraltro non si trova alcun civile; tutt’altro che secondariamente, il trasporto d’ammoniaca in quel tratto è interrotto da almeno 11 anni.

Il fumo bianco che si vede nel video pubblicato dal Ministero della Difesa russo può indicare una perdita di residui d’ammoniaca

Come conferma anche l’Amministrazione militare regionale di Donetsk, il fumo bianco che s’osserva nel video pubblicato dal Ministero della Difesa russo può indicare una perdita di residui d’ammoniaca rimasti in pressione dal 2014 ma al di là dell’odore sgradevole, che s’avverte anche a Druzhkivka, non c’è alcun pericolo per la vita delle persone.

Eppure, anche quella fake news è diventata ‘notizia’, mentre nessuno ha scritto del bombardamento che han fatto davvero gli ucraini contro uno dei più grandi impianti di lavorazione del gas della Federazione Russa: il gasdotto Korobkovskij e in particolare la stazione di controllo lineare e produttiva Lvd “Efimovka” nella regione di Volgograd. Parliamo d’un impianto dalla capacità produttiva di 450 milioni di m³ di gas naturale e associati e di 186mila tonnellate di frazioni leggere d’idrocarburi annui.

Gas e derivati per 50 milioni di tonnellate all’anno non trovano spazio neanche in un trafiletto, mentre una perdita di gas in un condotto chiuso da oltre un decennio che si trova in piena linea di tiro viene descritta come un disastro ambientale che potrebbe danneggiare chi quello scontro a fuoco l’ha provocato e un ecodidio l’ha davvero intenzionalmente causato.

di Alla Perdei e Giorgio Provinciali

Ucraina, pace e informazione sono distanti

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2025-11-15 08:21:07

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La Russia tenta di dare una spallata più politica che militare all’Ucraina, a Kiev si scatena una tempesta politico-giudiziaria e in Italia c'è una sconcertante polemica fra Salvini e Crosetto

Il tentativo russo di dare una spallata più politica che militare all’Ucraina è evidente. La pressione accresciuta negli ultimi giorni nel Donbas, l’assedio costi quel che costi alla città-cerniera di Pokrovsk e l’offensiva aerea scatenata contro la stessa capitale Kiev hanno motivazioni che vanno ben oltre i possibili risultati militari.

Le conquiste in termini di chilometri sul terreno restano risibili, inaccettabili sul piano militare rispetto ai costi in vite umane e materiali sopportate dall’armata dello zar.

Si può andare avanti in questo modo per un solo motivo: perché Putin può attingere a riserve umane quasi infinite e nell’assoluta accondiscendenza di un’opinione pubblica inesistente e trattata con furbizia.

Fino a quando chi sta bene o relativamente bene a Mosca e San Pietroburgo potrà far finta che non ci sia una guerra in Ucraina e che non muoiano decine di migliaia di russi si potrà continuare a raccontare un mondo che non c’è.

Gli ucraini sono diventati dei piccoli-grandi geni della guerra “fai da te” e fantasiosa ma non si può cancellare la realtà all’infinito: quando i rapporti sul terreno sono 1 a 10 o anche peggio, quando i russi possono far decollare sciami di droni e gettare nella mischia missili in numero incommensurabilmente maggiore, quello che rischia di andare in crisi è la volontà.

Volontà che è strettamente legata alla ferrea convinzione di potercela fare, di poter resistere sempre e comunque ai russi, quale sia il numero di battaglioni mandati al massacro sul campo dal nemico o il dolore cinicamente inflitto ai civili in tre anni e nove mesi di assalti sistematici alle infrastrutture per costringerli a vivere, oltre che nel terrore, al freddo e al buio.

In un quadro del genere, tutto sarebbe dovuto accadere tranne la tempesta politico-giudiziaria che si è scatenata a Kiev. Le pesanti accuse di corruzione che hanno investito i ministri della Giustizia e dell’Energia del governo di Volodymyr Zelensky - costringendoli alle dimissioni - e addirittura uno dei collaboratori più stretti da anni del presidente, Timur Mindich, sono acido.

Mindich è scappato e l’indagine avrebbe appurato 86 milioni di euro di tangenti.

Gli ucraini vedono morire i propri figli al fronte e non possono accettare disgustose fotografie di water o bidet in oro massiccio e mazzette di banconote da 200 euro - sia mai che la corruzione si facesse in grivne, la valuta ucraina - perché questo è oltre il tradimento. Suona come il più volgare e insostenibile dei modi di arricchirsi, mentre il Paese lotta per la sopravvivenza e la libertà.

Se qualcuno avesse avuto dei dubbi sui danni, sarebbe bastato seguire la sconcertante polemica di ieri nel governo italiano: Salvini cavalca la corruzione per chiedere di non inviare armi all’Ucraina, il ministro della Difesa Crosetto si infuria e a Mosca se la ridono.

di Fulvio Giuliani

Spallata russa, scandalo a Kiev e piccolezze italiche

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