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title: "Israele-Hamas, i negoziatori firmano l&#8217;accordo di tregua. Ufficio di Netanyahu: &#8220;Gli ostaggi liberi già da domenica&#8221;"
description: "Slitta il voto di Israele sull'accordo con Hamas. Doveva tenersi questa mattina ma si terrà questo pomeriggio"
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date: 2025-01-16
modified: 2025-01-17
author: Ruggero Fontana
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categories: [Esteri]
tags: [esteri, israele]
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# Israele-Hamas, i negoziatori firmano l&#8217;accordo di tregua. Ufficio di Netanyahu: &#8220;Gli ostaggi liberi già da domenica&#8221;

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2025-01-15 19:03:43

2025-01-15 18:03:43

È stato raggiunto un accordo fra Israele e Hamas per il cessate il fuoco a Gaza e sul rilascio degli ostaggi. “Hamas lo ha confermato per iscritto”

Dopo 467 giorni, è stato raggiunto un accordo fra Israele e Hamas per il cessate il fuoco a Gaza e il rilascio degli ostaggi. “Hamas ha confermato l'accordo per iscritto” hanno riferito fonti israeliane citate dai media.

La conferma arriva anche dalla Casa Bianca: un funzionario della Casa Bianca ha confermato all'agenzia France Presse il raggiungimento di un accordo per il cessate il fuoco a Gaza e ha reso noto che il cessate il fuoco a Gaza entrerà in vigore immediatamente.

Poco dopo, Donald Trump sul social “Truth” scrive:  “Abbiamo un accordo per gli ostaggi in Medio Oriente. Saranno presto rilasciati, grazie!".

Dopo la conferma dell’accordo raggiunto fra Israele e Hamas sul cessate il fuoco e gli ostaggi, a Gaza tantissime persone sono andate in strada a festeggiare.

Media: "Fra i primi 33 ostaggi che saranno rilasciati da Hamas ci sono tutti i rapiti ancora vivi".

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden: "Oggi, dopo molti mesi di intensa diplomazia da parte degli Stati Uniti, insieme a Egitto e Qatar, Israele e Hamas hanno raggiunto un cessate il fuoco e un accordo sugli ostaggi. Questo accordo fermerà i combattimenti a Gaza, aumenterà l'assistenza umanitaria tanto necessaria ai civili palestinesi e riunirà gli ostaggi alle loro famiglie dopo oltre 15 mesi di prigionia". E ancora: "Ho esposto i contorni precisi di questo piano il 31 maggio 2024, dopo di che è stato approvato all'unanimità dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. È il risultato non solo dell'estrema pressione a cui è stato sottoposto Hamas e del cambiamento dell'equazione regionale dopo un cessate il fuoco in Libano e l'indebolimento dell'Iran ma anche della tenace e scrupolosa diplomazia americana. La mia diplomazia non si è mai fermata negli sforzi per ottenere questo risultato". Biden prosegue: "Mentre accogliamo questa notizia ricordiamo tutte le famiglie i cui cari sono stati uccisi nell'attacco di Hamas del 7 ottobre e le tante persone innocenti uccise nella guerra che ne è seguita. È da tempo che i combattimenti devono finire e che il lavoro di costruzione della pace e della sicurezza deve iniziare. Sto anche pensando alle famiglie americane, tre delle quali hanno ostaggi in vita a Gaza e quattro in attesa della restituzione delle spoglie dopo quella che è stata la prova più orribile che si possa immaginare. Con questo accordo, siamo determinati a riportarli tutti a casa". Biden si dice "emozionato che coloro che sono stati tenuti in ostaggio possano essere riuniti alle loro famiglie".

Il primo ministro del Qatar Mohammed Al Thani ha confermato che Israele e Hamas hanno raggiunto un accordo per il cessate il fuoco e gli ostaggi a Gaza e ha aggiunto che la tregua inizierà domenica.

di Mario Catania

Raggiunto accordo Israele-Hamas su cessate il fuoco e ostaggi. Biden: "Intesa dopo mesi di diplomazia". Qatar: "Tregua da domenica". Persone in festa a Gaza - IL VIDEO

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Gerusalemme – dopo la tregua con Hamas, Israele aspetta il ritorno degli ostaggi. Ma l’accordo raggiunto ha un sapore dolceamaro

Gerusalemme – Israele aspetta il ritorno degli ostaggi, ma l’accordo raggiunto ha un sapore dolceamaro. Dopo l’annuncio che Israele e Hamas avevano accettato le condizioni per un cessate il fuoco, ci sono stati festeggiamenti a Khan Younis e in altre zone della Striscia. Il noto giornalista palestinese Rafi Ghattas ha poi scritto sui suoi canali social: «Gaza ha resistito e Netanyahu ha fallito». Questo pensiero sul fallimento dello Stato ebraico è adesso condiviso anche da molti israeliani.

La città di Gerusalemme è riempita di poster di soldati e di civili che sono stati uccisi in questi lunghi quindici mesi di conflitto. Le scritte “Insieme vinceremo”, che riempivano i muri all’inizio della guerra, però non si vedono più. Sono infatti in molti a percepire che Israele non abbia vinto questa guerra. È inoltre considerato umiliante il fatto che l’accordo preveda che gli ostaggi (i pochi ancora in vita) vengano rilasciati non tutti insieme ma a gruppi di tre o quattro alla volta nell’arco di più settimane. Fra l’altro, la domanda che circola è se veramente saranno liberati tutti e perché non si sappia ancora chi è vivo e chi è morto. In più Hamas non è stato sconfitto, nonostante abbia ricevuto duri colpi. Secondo alcune fonti dell’Idf ci sarebbero a Gaza ancora 20mila miliziani del movimento terroristico, senza contare che presto si aggiungeranno nuove reclute.

Sempre più persone dicono che se Israele doveva arrivare a questa conclusione del cessate il fuoco allora poteva accettare il negoziato anche a maggio: almeno molti ostaggi – fra cui Hersh Goldberg-Polin, divenuto un simbolo nel Paese – potevano essere ancora vivi. Questo non lo dicono soltanto gli oppositori ma gli stessi sostenitori del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, fra i quali c’è adesso molto malcontento.

L’insoddisfazione cresce soprattutto fra gli americani-israeliani che hanno sostenuto alle scorse elezioni Donald Trump, considerato da tutti il maggior artefice di questo accordo con Hamas. Infatti Steve Witkoff, inviato di Trump per il Medio Oriente, ha messo sotto forte pressione Netanyahu, che più volte ha cercato di sfuggirgli sapendo che questo negoziato potrebbe costargli il futuro politico. Venerdì scorso Witkoff aveva chiamato dal Qatar per dire agli assistenti di Netanyahu che sarebbe venuto in Israele l’indomani pomeriggio. Questi però avrebbero chiesto di aspettare dopo lo shabbat, anche se tutti sanno che il primo ministro non rispetta il giorno del riposo ebraico. Sentendosi offeso, Witkoff ha pertanto avuto una brusca reazione e ha fatto capire che queste scuse non lo interessavano. Netanyahu si è pertanto dovuto presentare in ufficio per incontrarlo.

Il rapporto di Trump con il Qatar è un altro motivo di preoccupazione per molti israeliani, che considerano l’emirato il maggior sostenitore di Hamas. Lo scorso settembre l’emiro qatarino Tamim Al Thani era stato ospitato a Mar-a-Lago. Dopodiché Trump aveva scritto: «L’emiro è una persona che vuole fortemente la pace... Abbiamo avuto un ottimo rapporto durante i miei anni alla Casa Bianca e questa volta sarà ancora più forte!». Inoltre pochi giorni fa, parlando dei negoziati fra Israele e Hamas, Witkoff ha detto che il Qatar sta facendo il «lavoro di Dio».

Per adesso, nonostante le incertezze e le insoddisfazioni, Israele si prepara a riabbracciare i suoi cari, cosciente però che la minaccia della guerra continua costantemente a incombere.

di Anna-Mahjar Barducci

La dolceamara tregua a Gaza

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2025-01-17 13:05:32

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2025-01-17 09:43:51

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I militanti di Hamas, i colleghi di quelli (se non gli stessi) che il 7 ottobre 2023 hanno compiuto uno dei più feroci eccidi della storia recente, si sono subito radunati per festeggiare la tregua

I militanti di Hamas, i colleghi di quelli (se non gli stessi) che il 7 ottobre 2023 hanno compiuto uno dei più feroci eccidi della storia recente, si sono subito radunati per festeggiare l’accordo con Gerusalemme. Come se la retorica passata dei bombardamenti israeliani ingiustificati non fosse mai esistita, sono balzati fuori dalle tende dei civili con fucili e fasce verdi. Hanno sparato in aria in mezzo alla folla, intonando canti di vittoria. La devastazione che li circonda conta meno della consapevolezza di esistere ancora, di aver costretto il nemico a fermarsi. Sembrano quasi i talebani giunti a Kabul quando ancora i soldati statunitensi erano impegnati nell’evacuazione: trionfatori per abbandono dello sfidante.

Niente di strano quindi per le reazioni di giubilo fra le vie di una Striscia ridotta in macerie, ma ancora capace dopo 467 giorni di esprimere una resistenza armata. Il Movimento per la liberazione della Palestina è davvero, intimamente convinto di aver vinto. E convincerlo del contrario risulterebbe molto difficile. D’altronde si tratta di un accordo con cui Israele accetta di fermare la guerra soltanto allo scopo di ottenere indietro i suoi cittadini tenuti come ostaggi e non di una tregua raggiunta perché la situazione di crisi è radicalmente cambiata tanto da rendere superfluo l’uso delle armi. Un distinguo importante, per non illudersi che sia scoppiata la pace. Né che questo cessate il fuoco rechi in sé il germe di una nuova stabilità per il progetto dei “due popoli, due Stati”.

Considerando i morti e il disastro, non si può dire che Hamas abbia ricevuto un premio per il suo comportamento stragista ma è anche vero che non è stato distrutto. Anzi, non è stata richiesta nemmeno una smilitarizzazione del gruppo terroristico mentre nell’accordo si avanzano invece già piani sulla ricostruzione su cui la dittatura militare che governa Gaza potrà attingere, se lasciata libera di agire. Queste sono le ombre che contaminano persino la gioia e la speranza dei familiari dei rapiti, anche perché lasciano tutti gli israeliani con la prospettiva di tornare a vivere col tagliagole a due passi. Una sensazione confermata dal discorso celebrativo di Khalil al-Hayya, maggiorente dell’ufficio politico di Hamas che ha rivendicato il massacro del 7 ottobre come un atto coraggioso di ribellione da portare a esempio per le generazioni future dedite alla causa della lotta palestinese.

Pare che siano state soprattutto le pressioni del presidente eletto Donald Trump a convincere il governo di Benjamin Netanyahu a cedere a questo ricatto, accettando le richieste massimaliste di Hamas. In caso contrario sarebbe difficile capire perché l’accordo proposto dall’amministrazione di Joe Biden sia diventato improvvisamente appetibile dopo mesi di rifiuti. In cambio dei sopravvissuti – e dei corpi dei morti – Gerusalemme dovrebbe persino lasciare il corridoio “Filadelfia” con cui aveva messo fine al contrabbando di armi fra la Striscia e l’Egitto, aprendo la strada al riarmo incontrollato del nemico.

Si tratta insomma di un accordo assai disfunzionale, che dovrà sopravvivere sia alle pressioni immense a cui è sottoposto Netanyahu dalle frange più rigide del suo governo (soprattutto la destra religiosa) sia alla storica magmaticità di Hamas. Per capire come la situazione sia molto distante da qualsiasi normalità basta poi guardare all’altra Palestina, quella della Cisgiordania. Lì Israele e l’Autorità nazionale palestinese sono impegnati in un conflitto parallelo, schierati assieme contro le infiltrazioni dei radicali di Hamas e della Jihad Islamica. L’ultimo atto di questa guerra a bassa intensità sul fianco orientale è stata l’uccisione martedì scorso di Nour al-Bitawi, un comandante del Battaglione Jenin. Difficilmente la tregua a Gaza metterà fine a quest’altro confronto sanguinoso, confermando lo stato di costante resa dei conti in Terrasanta.

di Camillo Bosco

Israele-Hamas: tregua armata. La resa dei conti prosegue in Cisgiordania

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2025-01-17 09:43:54

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