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title: Gaza, quanto è lontana la Pace dopo la festa
description: Sappiamo come si è arrivati all’intesa firmata a Sharm el-Sheikh su Gaza e che alla cerimonia le parti in causa non erano neppure presenti
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date: 2025-10-15
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/esteri/gaza-quanto-e-lontana-la-pace-dopo-la-festa/
categories: [Esteri]
tags: [esteri, gaza]
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# Gaza, quanto è lontana la Pace dopo la festa

![Gaza](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/10/UNA-FOTO-599-1024x639.jpg)

Sappiamo tutti in quale contesto si è arrivati all’intesa firmata a Sharm el-Sheikh su Gaza e che alla cerimonia le parti in causa non erano neppure presenti

**Quanto è difficile risvegliarsi dopo le giornate “storiche”.** Quanto è complesso, dopo aver provato un’umana e così piacevole ondata emotiva, avere la netta sensazione di aver appena fatto il primo passo. Forse.

Con lo scemare dell’impatto mediatico, **sarà giocoforza più difficile mantenere gli occhi del mondo su quella disgraziata striscia di terra **e ancor più necessario raggiungere risultati concreti.
Perché ben presto il sia pur fondamentale scambio ostaggi-prigionieri e la ripresa di un afflusso regolare di aiuti umanitari finiranno per non bastare più.

**È già successo, dopo firme di ben altro peso**. Ci riferiamo a Oslo nel 1993 e alla breve stagione successiva, fino all’omicidio di Yytzhak Rabin due anni più tardi.

**Sappiamo tutti in quale contesto si è arrivati all’intesa firmata a Sharm el-Sheikh e che alla cerimonia le parti in causa non erano neppure presenti.** Per Oslo c’erano, la storica fotografia di Arafat e Rabin a Washington è stampata nella nostra memoria. Lunedì, la fotografia ritrae Donald Trump, il presidente Egiziano Al Sisi, l’emiro del Qatar, il presidente turco e così via.
**Non ci sono israeliani e non ci sono palestinesi.**

**Per essere più precisi, gli israeliani Trump li avrebbe voluti portare di peso in Egitto, ma il “sultano” Erdoğan si è opposto minacciando di far saltare tutto**. Questo è il contesto.
Come non possiamo dimenticare che nella giornata della gioia e della speranza il presidente degli Stati Uniti abbia buttato lì - come fosse una cosa normale - **la concessione invero clamorosa ad Hamas dell’attività di polizia nella Striscia di Gaza**. Come se nella Germania del dopoguerra a controllare il traffico ci fossero stati gli uomini della Gestapo.

**Ha aggiunto “per un breve periodo”** ma stiamo parlando di quegli stessi soggetti che hanno già cominciato a regolare conti con gli oppositori interni ammazzandoli nella Striscia.

**Non abbiamo la più pallida idea di chi sarà il capo del governo della Striscia. **I fantomatici tecnocrati palestinesi verranno trovati in qualche modo, ma la figura di riferimento non è un dettaglio: **Tony Blair ha raccolto il No secco di Hamas (del tutto prevedibile) e non gode di alcuna popolarità fra i palestinesi. **L’idea di mettere un inglese a capo della struttura significa voler giocare con il fuoco della storia. Il mandato britannico si esaurì in un fallimento sanguinoso nel 1948, sfociando nella prima guerra arabo-israeliana, nella dichiarazione di indipendenza dello Stato Israele e in quella che per i palestinesi e a tutt’oggi la Nakhba. La “catastrofe”. **Un azzardo evitabile, quello di Blair.**

**L’ipotesi circolata nelle ultime ore che possa essere il presidente egiziano Al Sisi a capo della struttura di controllo**, con la benedizione di [Donald Trump](https://laragione.eu/esteri/trump-la-speranza-e-noi/), appare una soluzione quantomeno più gestibile.

È la matassa intricatissima di sempre, a ricordare l’enormità della montagna da scalare e la necessità di restare aggrappati a una road map intrisa di realismo.

di *Fulvio Giuliani*
