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title: Gli Stati Uniti fanno causa ad Apple. “Violate le norme antitrust”
description: Dopo la multa record da parte dell’Antitrust Ue, ora gli Stati Uniti fanno causa ad Apple. E il titolo cade in Borsa
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date: 2024-03-21
modified: 2024-03-22
author: Filippo Messina
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categories: [Esteri]
tags: [Stati Uniti, usa]
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# Gli Stati Uniti fanno causa ad Apple. “Violate le norme antitrust”

![Stati Uniti causa ad Apple](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Stati-Uniti-causa-ad-Apple.jpg)

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2024-03-04 14:17:13

2024-03-04 13:17:13

Multa record per Apple per abuso di posizione dominante nel mercato della distribuzione di app di streaming musicale

La Commissione europea ha multato Apple per oltre 1,8 miliardi di euro, per abuso di posizione dominante sul mercato della distribuzione di app di streaming musicale agli utenti iPhone e iPad attraverso il suo App Store. Lo comunica l'esecutivo Ue.

In particolare, la Commissione ha riscontrato che Apple applicava restrizioni agli sviluppatori di app, impedendo loro di informare gli utenti iOS sui servizi di abbonamento musicale alternativi e più economici disponibili al di fuori dell'app, una pratica illegale in base alle norme antitrust dell’Ue.

L'azienda leader che ha sollecitato l'intervento della Commissione Europea riguardo ad Apple è Spotify, con sede in Svezia. Secondo quanto dichiarato da Apple stessa, i rappresentanti di Spotify si sono incontrati con l'esecutivo dell'UE oltre 65 volte durante l'indagine che ha portato all'attuale multa contro l'azienda di Cupertino.

Secondo Apple, Spotify detiene attualmente una quota di mercato del 56% nel settore dello streaming musicale in Europa, superando di più del doppio il suo più prossimo concorrente. Tuttavia, secondo Apple, Spotify non versa alcun compenso per i servizi che usufruisce attraverso l'App Store, i quali hanno contribuito notevolmente a far crescere Spotify come uno dei marchi più riconoscibili al mondo. Apple sottolinea che gran parte del successo di Spotify è attribuibile all'App Store e alle risorse tecnologiche messe a disposizione da Apple per la costruzione, l'aggiornamento e la distribuzione dell'app di Spotify agli utenti Apple in tutto il mondo.

Secondo quanto affermato dalla multinazionale, l'app di Spotify è stata scaricata, reinstallata e aggiornata più di 119 miliardi di volte su dispositivi Apple. Apple elenca inoltre diverse altre modalità attraverso le quali contribuisce al successo di Spotify. Concludendo, Apple annuncia l'intenzione di contestare la sanzione inflittale oggi dalla Commissione.

di Ruggero Fontana

Apple, multa record dall'Antitrust Ue da 1,8 miliardi

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2024-03-04 20:30:37

2024-03-04 19:30:37

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2024-03-05 07:29:03

2024-03-05 06:29:03

Sullo sfondo della multa ad Apple, la vera e propria rivoluzione che tutti noi cresciuti ai tempi del vinile abbiamo vissuto

La notizia della mega multa comminata ieri dall’Unione europea a Apple (un miliardo e ottocento milioni di euro) è a valle della controversia aperta dal colosso dello streaming Spotify. Impressionano le dimensioni della sanzione e la portata di uno scontro fra titani.Sia chiaro, nessuno degli attori in causa è sceso in campo se non per tutelare i propri legittimi interessi e non ci uniremo a chi urla allo scandalo perché si fanno affari.

Comunque sia, la Commissione Ue ha riscontrato un abuso di posizione dominante da parte della casa di Cupertino attraverso lo store digitale (App store) che gestisce il download delle app sui device della mela. Faccende per avvocati e battaglia che sicuramente la Apple continuerà.

Sullo sfondo, la vera e propria rivoluzione che tutti noi cresciuti ai tempi del vinile abbiamo vissuto (o subito). Prima l’ondata piratesca e libertaria del download selvaggio che ha rischiato di ammazzare l’industria musicale, poi l’avvento dei servizi streaming dei quali proprio il fondatore della Apple Steve Jobs fu progenitore con la geniale intuizione di iTunes.

Oggi (anche questo) sembra preistoria: Il download del singolo brano a 0,99 dollari fu il primo passo verso la commercializzazione su scala industriale della musica digitale, argine allo strapotere dei vari Napster e kick off di un movimento che è arrivato ai servizi modello Spotify.

In mezzo a tutto questo, un mondo che è cambiato per sempre, un rapporto fra la musica e gli utenti che si è rivoluzionato a tal punto da rendere irriconoscibile la musica come business.

Non ci interessa esprimere giudizi di merito, definire “positivo“ o “negativo” uno shock come questo. Perché nulla di ciò con cui è cresciuta la nostra generazione esiste ancora. In buona sostanza, la fruizione musicale si è spostata in massa sul consumo più immediato e il “singolo” ha finito per farla da padrone. Gli album devono essere costruiti come una sequenza vincente di pezzi singoli, in modo da reggere quanto più possibile nella battaglia quotidiana dello streaming.

Le star della nuova generazione - anche perché nativi digitali - sono le più brave a intercettare i gusti del pubblico streaming addicted, mentre veri e propri mostri sacri della musica riescono a conquistare ancora la vetta delle top ten, ma faticano a restarvi. Perché le loro produzioni rispondono a logiche di un’altra epoca. In Italia, sono da mesi in classifica gli album di alcuni giovani e giovanissimi interpreti della scena rap, mentre l’ultimo album dei Rolling Stones ha retto in cima lo spazio di un mattino.

Non è una scissione fra qualità e quantità, piuttosto fra i mondi degli appassionati di musica di qualche decennio fa e quello dei loro figli. I nostri genitori si allontanarono bruscamente dai gusti dei nonni, ma continuando a fruire la musica esattamente come mamma e papà. I nostri figli si muovono in una terra per noi magari affascinante, ma non di rado incognita.

di Fulvio Giuliani

Oltre la super multa Apple, una rivoluzione della nostra epoca

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2024-03-05 18:49:11

2024-03-05 17:49:11

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2024-03-05 16:37:24

2024-03-05 15:37:24

Apple ha scelto di rivedere le proprie strategie d'investimento scegliendo di chiudere il progetto automobilistico Titan per concentrare le risorse nella GenAI

L’orologio del progresso ticchetta anche per le big tech. I passi avanti fatti dall’intelligenza artificiale in questi ultimi anni l’hanno portata a essere uno dei settori d’investimento più redditizi. Un dato di fatto che ha spinto Apple a rivedere la sua strategia. Come ha rivelato “Bloomberg”, l’azienda di Cupertino – che proprio ieri ha ricevuto una maxi multa da 1,8 miliardi di dollari dall’Antitrust Ue per violazioni delle regole sulla concorrenza nello streaming musicale – ha deciso di chiudere il progetto automobilistico Titan per concentrare le sue risorse umane e finanziarie nella GenAI, ovvero l’intelligenza artificiale generativa che dovrebbe essere integrata nel prossimo sistema operativo iOS 18 (la cui ultima versione è attesa per il prossimo settembre).

La decisione arriva dopo molti mesi di dibattito: il progetto Titan – che avrebbe dovuto portare a un’auto elettrica completamente autonoma – era iniziato nel 2014, quando erano stati fatti enormi passi avanti nella tecnologia automobilistica e una svolta nel settore sembrava imminente. Eppure non ha avuto una vita molto fortunata: poche settimane fa Apple aveva posticipato l’uscita della sua creazione al 2028, a causa della difficoltà nel mettere a punto una tecnologia all’altezza delle aspettative. Altri grandi player come Microsoft sono intanto scesi in campo con investimenti enormi e Apple non poteva permettersi di creare un’auto con il rischio di fare la stessa, triste fine degli smartwatch Pebble: tuffarsi sull’AI deve così essere apparsa la scelta più logica.

L’idea di un veicolo che sarebbe costato 100mila euro è stata quindi accantonata e alcuni dei 2mila dipendenti che vi lavoravano verranno smistati in altri progetti legati allo sviluppo di algoritmi, visto che le competenze richieste sono simili. Sempre secondo “Bloomberg”, ci saranno anche licenziamenti che però Apple non ha commentato, così come non c’è stato alcun chiarimento sulla perennemente delicata questione della privacy. Non bisogna dimenticare che Apple ha da poco rilasciato Vision Pro, un visore di realtà aumentata che – nonostante le stime dicano che non riuscirà a influire più di tanto sui guadagni dell’azienda (il peso non indifferente e il prezzo elevato di 3.500 euro non ne assicurano una diffusione capillare) – testimonia l’impegno nell’AI.

Ora che Apple entrerà nel settore, è lecito domandarsi quali balzi in avanti verranno realizzati: ogni volta che a Cupertino hanno cominciato a lavorare in un settore, questo ne è risultato pesantemente influenzato. A patto però che venga ‘capito’ e sfruttato fino in fondo, circostanza che evidentemente non si è ancora realizzata con l’automotive.

Il settore AI si fa ancora più interessante e ‘caldo’, come dimostrato anche dalla causa intentata la scorsa settimana da Elon Musk contro Sam Altman e Greg Brockman di OpenAI (quelli di ChatGpt, per intendersi). Le accuse? Non aver rispettato i termini del contratto d’origine della start up, a cui aveva partecipato anche Musk nel 2015 (oggi l’azienda riceve invece cospicui finanziamenti da Microsoft): il piano iniziale prevedeva di creare una società non profit che avrebbe sviluppato sistemi d’intelligenza artificiale «a beneficio dell’umanità intera». Musk ha lasciato l’azienda nel 2018 ed è diventato una delle voci più critiche nei confronti del suo operato. Critiche non particolarmente credibili – perché provenienti da un personaggio controverso come Musk – che sono sfociate in una citazione in giudizio per non aver reso la piattaformaopen source (e dunque utilizzabile gratuitamente da tutti).

di Chiara Prisciandara - Studentessa Università Iulm

Apple abbandona l’automotive elettrico e punta sull’IA

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2024-03-05 19:51:50

2024-03-05 18:51:50

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