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title: "Stop degli USA agli aiuti militari a Kiev. L&#8217;Ucraina: &#8220;Pronti a firmare accordo sulle terre rare&#8221;"
description: "Gli Stati Uniti sospendono tutti gli aiuti militari a Kiev. Atteso l'annuncio ufficiale, la notizia è stata confermata dall'agenzia Bloomberg."
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date: 2025-03-04
author: Claudia Burgio
url: https://laragione.eu/esteri/gli-stati-uniti-sospendono-tutti-gli-aiuti-militari-a-kiev/
categories: [Esteri]
tags: [guerra, russia, Trump, Ucraina]
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# Stop degli USA agli aiuti militari a Kiev. L&#8217;Ucraina: &#8220;Pronti a firmare accordo sulle terre rare&#8221;

![Stati Uniti sospendono aiuti militari a Kiev](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/03/Stati-Uniti-sospendono-aiuti-militari-a-Kiev-1024x639.jpg)

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2025-03-01 08:03:05

2025-03-01 07:03:05

Raramente s’è assistito a qualche cosa di più increscioso del negoziato tra Trump e Zelensky sulle terre rare ucraine

Alla Casa Bianca è successo l’inaudito. Raramente s’è assistito a qualche cosa di più increscioso del negoziato sulle terre rare ucraine. E raramente s’è visto un presidente degli Stati Uniti che da una parte afferma che manderanno altre armi agli ucraini, poi dice di essere in mezzo a Putin e Zelensky senza parteggiare, infine dà sulla voce al leader di un Paese che subisce la guerra e il suo vice, Vance, lo ammonisce a essere «rispettoso» e a non parlare troppo davanti ai giornalisti. Dopo avere subìto un costante vincolo – anche nostro, europeo – all’uso delle armi che gli venivano consegnate ora, secondo Trump, gli ucraini dovrebbero solo essere grati e consegnare la loro ricchezza. È toccato a Zelensky ricordare che Putin è un killer e, fino agli insulti, era toccato a chi da tre anni subisce una guerra dimostrare nervi più saldi di chi vanta un buon rapporto con l’aggressore.

Tutto inaudito non perché non si possa trattare su beni materiali, fingendo ipocritamente che siano lecite soltanto le discussioni sugli ideali, ma perché l’intera faccenda è stata logicamente ribaltata, portando la Casa Bianca a chiedere risarcimenti a chi dovrebbe essere risarcito. Delle cose materiali si discute eccome. È ben per quelle che la Russia ha mosso una guerra che l’ha impantanata in una storica umiliazione, prima che Trump si muovesse a soccorrere Putin.

Il male, profondo e riprovevole, è pensare che le risorse naturali ucraine, minerarie e agricole (ricordando che la Russia ha distrutto tonnellate di grano già pronto per l’esportazione, al solo scopo di affamare i Paesi cui era destinato), servano a rimborsare chi ha aiutato l’Ucraina, anziché a ricostruirla. Il fatto che nella ricostruzione possa esserci un ruolo lucroso per chi l’ha aiutata nel perdurare dell’aggressione non cambia in niente l’impostazione. Perché, ripetiamolo, è l’Ucraina a dovere essere risarcita.

In quanto a noi, democrazie occidentali che abbiamo trasferito all’Ucraina armi, soldi e altri beni, sapevamo benissimo, fin dall’inizio, di agire nel rispetto del diritto, nel loro e nel nostro interesse. Nessuno poteva essere così cieco da non vedere che la criminale aggressione russa era diretta contro di noi e riportava la guerra nel Continente europeo. Noi abbiamo messo denari e merci, ma gli ucraini hanno messo il loro sangue, quello di civili e bambini. Supporre che ora debbano risarcirci è di una smisurata miseria morale.

Qualcuno è andato alla Casa Bianca per metterlo in chiaro, come ha fatto il presidente francese Macron. Soltanto soggetti minuscoli possono tirare in ballo altri dossier, nei quali può ben capitare che gli interessi francesi siano diversi dai nostri, italiani o di altri europei, perché in questa vicenda il nostro interesse è unico e comune. Semmai è mancata la risposta corale da parte di tutti quelli che hanno appoggiato l’Ucraina, Italia in testa. Non basta ricordare chi è l’aggressore e chi l’aggredito: si deve aggiungere che quell’impostazione di Trump non è solo sboccata, bensì inammissibile. Trump ha ieri sostenuto di non potere credere di avere definito Zelensky un dittatore. Almeno in questo siamo con lui. Peccato lo abbia fatto.

Invece si è lasciato il presidente ucraino a dovere gestire la questione delle materie prime e delle terre rare, come se fosse una questione bilaterale. Ricordando, oltre tutto, che l’uso di quelle risorse naturali, anche a beneficio degli alleati e sostenitori, era già previsto nel piano di pace che Zelensky aveva presentato e Putin neanche preso in considerazione.

Poi c’è la questione dell’integrità territoriale, che fin dall’inizio la Cina sottolineò essere rilevante e sulla quale noi europei e gli Usa stabilimmo che non si sarebbe mai potuta intaccare se non con il consenso degli ucraini. Questione decisiva, perché se passa il principio che si possa sfondarla con le armi ci si chiama la guerra in casa Ue e non solo ai nostri confini.

L’inaudita sceneggiata non pone un problema soltanto agli ucraini, ma a tutti noi.

di Davide Giacalone

Trump-Zelensky, alla Casa Bianca l'inaudito

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2025-03-02 08:02:54

2025-03-02 07:02:54

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2025-02-28 19:20:41

2025-02-28 18:20:41

Trump - Zelensky: è scontro nello Studio Ovale della casa Bianca. Il Presidente Usa rimbrotta ai limiti dell’insulto il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky

Trump - Zelensky: è scontro nello Studio Ovale della casa Bianca. I 20 minuti che sconvolsero il mondo. Una cosa mai vista, impensabile, inconcepibile: una lite, toni che si alzano, gesti a stento trattenuti nello Studio Ovale della casa Bianca. Incredibile.Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti, e JD Vance, suo vice, che rimbrottano ai limiti dell’insulto e della minaccia il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che risponde per le rime mentre si dipinge in volto la più assoluta incredulità e un dolore quasi fisico.Vale la pena ricordarlo ancora, prima che della storia e della verità non rimanga più traccia in quest’era stravolta: il Presidente di un Paese aggredito da un nemico incommensurabilmente più potente, in guerra da tre anni per la propria sopravvivenza e libertà a prezzo di immani sacrifici e perdite umane e materiali. Quest’uomo è stato sballottato, posto di fronte a un vero e proprio ricatto, senza neppure la voglia e quel minimo di decenza di far finta che non sia così: “O firmi l’accordo o noi siamo fuori!“, ha quasi urlato Donald Trump, riferendosi all’accordo sui minerali rari dell’Ucraina da cedere agli Stati Uniti.Ma qui l’accordo non c’entra niente, il contenuto - peraltro estremamente vago - ancor meno. Siamo alla pura prevaricazione del più forte sul più debole, al ricatto. Alla profanazione del luogo che da quando siamo nati abbiamo interpretato come un tempio della democrazia, pur con tutti i suoi limiti e umanissimi difetti. Una cosa raggelante, rivoltante. Insultante. Vergognosa.

Di Fulvio Giuliani

Trump - Zelensky: è scontro nello Studio Ovale - IL VIDEO

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2025-02-28 20:00:49

2025-02-28 19:00:49

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2025-02-28 14:38:01

2025-02-28 13:38:01

L’Italia è uno dei principali contributori allo sforzo militare di pace nel mondo. Dunque, deve avere un ruolo centrale in qualunque iniziativa militare di pace, anche in Ucraina

L’Italia deve avere un ruolo centrale in qualunque iniziativa militare di pace in Ucraina. Non ci sono margini di manovra su questo punto e per almeno due motivi: il primo schiettamente politico, il secondo di credibilità internazionale.

Il nostro Paese è oggi uno dei principali contributori allo sforzo militare di pace nel mondo. I nostri uomini e donne sono attivi in pressoché tutte le missioni Onu, Nato e Ue in giro per il globo. E lo sono dal 1982 in Libano, prima missione dal dopoguerra gestita dal governo Spadolini e con il grande e popolare protagonismo del Presidente Pertini. Un’operazione molto osteggiata politicamente. Ma che valse tanto al prestigio e alla crescita del peso dell’Italia.

Da allora è stata precisa volontà di Roma ritagliarsi un ruolo di garante della pace nelle aree più sensibili del pianeta. Una volontà bipartisan sopravvissuta al crollo della Prima Repubblica, alla stagione dell’alternanza, alle crisi economiche e al riaffacciarsi delle tensioni internazionali nell’ultimo decennio. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: i nostri militari sono i più apprezzati al mondo per le operazioni di peacekeeping. Ogni volta che c’è bisogno di mandare truppe, l’Italia è coinvolta. Spesso anche con ruoli di vertice (come in Libano e in Kosovo).

Domenica a Londra si discuteranno le prossime mosse dell’Europa in campo militare e strategico. Il focus primario sarà verosimilmente la difesa integrata (che includa pure la Gran Bretagna) ma è improbabile che non venga toccato il tema della possibile forza di interposizione in Ucraina. A garanzia di un futuro cessate il fuoco. L’Italia arriverà al tavolo, formalmente, con qualche dubbio. E questo non va assolutamente bene.

La presidente del Consiglio Meloni è su una strada stretta e le ultime dichiarazioni di alcuni ministri (Crosetto in testa) contro le ipotesi di dispiegamento sembrerebbero confermarlo. Da una parte non può abbracciare la linea dell’indipendenza europea – pratica e decisionale – dagli Stati Uniti: la speranza di fungere da ponte per Trump, sempre meno verosimile, è ancora viva. Dall’altra sa che l’Italia, per contare, deve stare in Europa. Il rischio maggiore è che la trazione difensiva si consolidi sul binario Parigi-Londra-Berlino-Varsavia, tagliando Roma fuori dalla partita. Se la vicinanza a Trump significa poi frenare su un contingente di pace italiano (che secondo canali bene informati sarebbe stato esplicitamente richiesto, considerata l’esperienza consolidata del nostro Paese), l’autogoal del governo sarebbe compiuto.

Intervenire è dunque l’unica opzione. Con tutti i rischi che questa si porta dietro. Non siamo ciechi: si tratterà di frapporsi tra due Stati in guerra, con eserciti armati in maniera massiccia e moderna. Non è il Libano, dove Unifil tenta di separare uno Stato e una milizia guerrigliera. E non è nemmeno il Kosovo, a cui la K-for garantisce l’integrità territoriale con una presenza militarmente più forte di quella che opprime (la Serbia). E non è nemmeno la Corea, dove una forza di interposizione non c’è ma i due contendenti, pur incattiviti, hanno tutto l’interesse a non aggredirsi.

I rischi per l’incolumità dei nostri militari ci saranno. È inevitabile, bisogna esserne consci e si dovrà anche essere franchi con la pubblica opinione. Così come occorre sapere che i nostri soldati, tornando dalle missioni, potrebbero essere cambiati. Vivere fianco a fianco con russi e ucraini, esposti alle rispettive propagande, avrà effetti sul loro modo di pensare. Possiamo immaginare che il nuovo terreno di scontro tra Kiev e Mosca sarà proprio la psiche dei peacekeepers, nel tentativo di attirarsi le simpatie delle opinioni pubbliche e dei governi. È un tema.

C’è oltretutto una propaganda che qui da noi ancora non miete troppe vittime: quella cinese. Pechino si è finora tenuta alla larga dalle missioni internazionali, contribuendo soltanto a una dozzina di esse e con organici ridotti (a oggi circa 3mila soldati: l’Italia, nel mondo, ne ha oltre 7.500). Eppure per l’Ucraina ha dato subito la sua disponibilità, pur con poca o nessuna esperienza. Aiuterà la Russia? Certamente. Ma l’obiettivo del Dragone è un altro: penetrare fisicamente in Europa. Anche da questo pericolo bisognerà difendere i nostri. Che, a loro volta, difenderanno tutti noi.

Di Umberto Cascone

Pace in Ucraina, il ruolo centrale dell'Italia

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2025-02-28 17:45:59

2025-02-28 16:45:59

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2025-03-03 18:34:59

2025-03-03 17:34:59

Trump è tornato ad attaccare ancora Zelensky, dopo lo scontro nello studio ovale

"L'America non sopporterà ancora a lungo" la posizione sul cessate il fuoco del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che oggi ha "fatto la peggiore dichiarazione che potesse fare", affermando che la fine della guerra con la Russia è ancora "molto molto lontana". A tornare all'attacco, dopo lo scontro nello Studio Ovale, è il presidente americano Donald Trump, che sul suo social Truth accusa Zelensky di dimostrare con queste parole che "non vuole che ci sia la pace".

Trump ha poi sottolineato come "l'Europa, nell'incontro avuto con Zelensky, ha dichiarato senza mezzi termini che non si può lavorare senza gli Stati Uniti".

Un concetto ribadito anche dal premier britannico Starmer durante il vertice Ue: "Siamo a un momento di svolta, a un crocevia della storia", ha detto, sottolineando il ruolo chiave dell’Europa, che deve essere accompagnato dalla collaborazione con gli Stati Uniti. "L'Europa deve fare il lavoro duro, ma per difendere la pace nel nostro continente e per avere successo questo sforzo deve essere fortemente sostenuto dagli Stati Uniti", ha dichiarato.

Le parole di Zelensky che hanno fatto infuriare Trump

Nel frattempo, Zelensky è tornato a commentare il pressing di Washington sulle sue dimissioni, dopo l’imboscata politica orchestrata da Trump e Vance nello Studio Ovale.

Da Londra, accolto calorosamente dai leader europei e da Re Carlo, Zelensky ha ribadito la sua posizione, dichiarando: "Non sarà così facile sostituirmi". Se ci sarà la Nato e la fine della guerra, allora avrò completato la mia missione", aveva ribadito Zelensky. Ma, aveva aggiunto, per sbarazzarsi di lui, come vuole il Cremlino, "non sarà solo sufficiente organizzare elezioni. Bisognerà anche impedirmi di partecipare. Cosa un poco più complicata".

Le sue parole sulla guerra con la Russia hanno poi scatenato l'ira di Trump:"La strada da percorrere è ancora lunga" e che la pace deve basarsi su un accordo "onesto, equo e stabile", con "garanzie di sicurezza molto specifiche". Ha inoltre escluso concessioni nell’immediato, sottolineando l'importanza di ascoltare i segnali dai partner internazionali.

Trump: "Non tollereremo a lungo l'idea di Zelensky sul cessate il fuoco"

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2025-03-03 19:04:27

2025-03-03 18:04:27

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