---
title: "Gli Usa minacciano Kiev: &#8220;Stop a Starlink se salta l&#8217;accordo sulle terre rare&#8221;. Musk smentisce"
description: Forse già oggi verrà firmato un accordo tra Stati Uniti e Ucraina sulla gestione delle terre rare ucraine, altrimenti stop a Starlink.
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/02/Starlink-Usa-e-Ucraina-1024x639.png
date: 2025-02-22
author: Matilde Testa
url: https://laragione.eu/esteri/gli-usa-minacciano-kiev-stop-a-starlink-se-salta-laccordo-sulle-terre-rare/
categories: [Esteri]
tags: [guerra, russia, Ucraina]
---

# Gli Usa minacciano Kiev: &#8220;Stop a Starlink se salta l&#8217;accordo sulle terre rare&#8221;. Musk smentisce

![Starlink Usa e Ucraina](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/02/Starlink-Usa-e-Ucraina-1024x639.png)

10438

2025-02-21 07:58:29

2025-02-21 06:58:29

Un piano delle cose da farsi, in Unione europea, c’è. Si è assai meno divisi di quel che si va raccontando. Si tratta solo di spianare la strada e farlo passare da progetto a opera.

Un piano delle cose da farsi, in Unione europea, c’è. Si tratta di spianare la strada e farlo passare da progetto a opera. Non solo non è vero che siamo impotenti e soltanto divisi, ma non è neanche vero che l’impostazione della presidenza Trump fosse inattesa. Forse non era prevedibile che i toni fossero quelli e che vi fosse così poco ritegno nel dire bugie. Ma il quadro era talmente prevedibile da essere stato previsto. La difesa assicurata dall’ombrello americano, le materie prime energetiche a basso costo e il mercato cinese sia come sbocco che come produttore in conto terzi avevano caratterizzato una lunga e prospera stagione. Destinata a cambiare radicalmente. Tutto scritto, basta andare a leggere.

Non so quanti lo abbiano fatto veramente, ma non è questo il punto. Come non lo è, naturalmente, accoglierne l’autore – Mario Draghi – al Parlamento europeo e chiedergli cosa dobbiamo fare. «Fate qualcosa» è stata la risposta, dopo di che incombeva il pranzo. Una cosa che quei parlamentari potrebbero fare è leggere il piano, senza cercare riassuntini. Non si tratta di glorificare Draghi – molte delle prescrizioni appartengono al mondo del buon senso e altre sono già in cantiere, senza che si arrivi a conclusione – ma di accorgersi che in quelle carte è contenuto un programma che potrebbe benissimo essere quello di un governo di destra che non sia reazionario. O di uno di sinistra che non sia rivoluzionario (ammesso si ricordino di quando sostenevano, infondatamente, di esserlo).

La necessità di dimensioni europee per aziende e banche – in modo da avere la massa critica per investire in ricerca e sviluppo, innovare e competere – è riconosciuta da tutti e praticata da nessuno. Guardate quel che avviene nel settore bancario. Sappiamo tutti che la difesa comunque è prima di tutto industria comune della difesa. Il che aiuta ad aumentare la spesa puntando a far crescere il settore produttivo. Quindi anche la ricchezza, i posti di lavoro e le ricadute civili della tecnologia militare. Se guardiamo nei nostri cassetti e nel groviglio di fili è facile accorgersi della necessità di standardizzare e unificare. Quindi di disporre di regole che favoriscano la competizione fra prodotti e non di ostacoli che la rendano più costosa (anziché il contrario) per i consumatori. E così via, lo capiscono tutti. Ma non lo fa nessuno. Perché?

Perché Draghi, con tutto il rispetto, è bravo ma non conta niente. Lo si è visto anche dentro il cortile di casa nostra: gli si affida il governo, si constata che funziona e da quello si fa discendere non la convenienza di tenerselo, ma l’urgenza di mandarlo via. Capita perché la politica parla da troppi anni un dialetto provinciale, con il quale costruisce concetti e slogan perdenti. Perché la raccolta del consenso ha divorziato dalla messa a punto delle proposte e della rappresentanza degli interessi, accoppiandosi con la caciara di andare appresso a tutti senza soddisfare nessuno. Perché i politici provano a costruirsi un futuro cancellandolo dall’orizzonte della politica.

In questo modo la politica perde la sua funzione pedagogica, non prova a far comprendere le proprie idee – opportunamente diverse le une dalle altre – ma si sforza di comprendere quali sono quelle più banali e diffuse per poterle cavalcare. Un mestiere umiliante che esalta il barcamenarsi.

Ma la stagione è cambiata, quello che era stato previsto è avvenuto e ci ritroviamo con una coalizione di governo e una coalizione che si candida a esserlo che sono prive di omogeneità in politica estera. Al tempo stesso si riconosce che il contenuto del piano è condivisibile e intanto al tavolo della difesa europea torna il Regno Unito, una delle due potenze nucleari del Continente.

Il piano c’è, eccome. Si è assai meno divisi di quel che si va raccontando. Sono le forze politiche europee che devono decidere se caricarsi l’onere e l’onore di realizzare il pianificato o lasciarsi spianare dalla progressiva irrilevanza del vaniloquio.

Di Davide Giacalone

Il piano per il futuro c'è, ora la politica lo applichi

publish

closed

closed

il-piano-per-il-futuro-ce-ora-la-politica-lo-applichi

2025-02-22 10:44:27

2025-02-22 09:44:27

post

raw

9926

2025-02-21 07:49:32

2025-02-21 06:49:32

Possiamo meravigliarci, indignarci, essere soddisfatti o inorriditi. Esultare o deprimerci. Possiamo fare quello che ci pare, ma la Storia non è un gioco e non perdona. “Uomini deboli, destini deboli. Uomini forti, destini forti“. Alla fine è tutto qui.

Il filosofo di riferimento di chi scrive, il commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio Luciano Spalletti, ama ripetere: “Uomini deboli, destini deboli. Uomini forti, destini forti“. Alla fine è tutto qui.Possiamo meravigliarci, indignarci, essere soddisfatti o inorriditi. Esultare o deprimerci. Possiamo fare quello che ci pare, ma la Storia non è un gioco e non perdona. Da appassionati sin da ragazzini del periodo che portò alla seconda guerra mondiale, mai e poi mai avremmo pensato che lo studio di quell’era e della guerra al nazifascismo sarebbe tornata ad avere valore di assoluta attualità.Oggi, invece, è opportuno chiedersi cosa sarebbe successo se alla Casa Bianca nel 1939-1941 non ci fosse stato Franklin Delano Roosevelt ma un Donald Trump. Varrà la pena rileggere il romanzo “Il Complotto contro l’America” di Philip Roth, in cui si immagina proprio la scalata alla Casa Bianca dell’aviatore Charles Lindbergh. E dei fascisti americani.Cosa sarebbe successo se nel 1939-1940 in Gran Bretagna non ci fosse stato Winston Churchill e al Numero 10 di Downing Street fosse rimasto Neville Chamberlain? Uomini deboli, uomini forti.Chi passerà alla storia oggi e soprattutto come? In quest’era digitale, che si crede così informata, scaltra e furba, in realtà siamo tutti alle prese con uno spaventoso effetto-gregge. Dominato dalle tempeste social e dagli algoritmi. Confonderemo gli uomini forti (o le donne, ovviamente) con i muscolari e quelli dalla faccia e la parola feroci o sapremo ricordare chi siano stati gli uomini davvero forti - nelle idee e nella capacità di realizzarle - davanti al tribunale della Storia?Oggi in tanti, sulla scia di Trump, si divertono a bullizzare il Presidente ucraino Volodymir Zelensky. Forse vale la pena sottolineare che proprio Zelensky - il comico mediocre e dittatore, secondo il nuovo capo della Casa Bianca - il suo posto nella storia se l’è già assicurato. Un eroe tragico, proiettato dal caso, dalla violenza, dal disprezzo delle leggi morali e degli uomini in un ruolo di dolente e straordinario lottatore. La Storia saprà giudicare e siamo certi che sarà gentile e riconoscente nei suoi confronti. Molto meno con chi è pronto a vendersi l’anima.E questo vale anche nella parrocchietta dell’opposizione italiana, perché non esiste democrazia senza stimolo dell’opposizione. Se è molto facile sottolineare i prudenti silenzi di Palazzo Chigi o le incongruenze nella maggioranza alle prese con le storiche simpatie leghiste per Putin, il tentativo di riscrittura della storia (appunto) da parte del leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte - l’indimenticato Giuseppi di Trump - è qualcosa di sbalorditivo quanto a faccia tosta. La leader Dem Elly Schlein riuscirà a dire qualcosa o affogherà nell’eterno nulla delle sue posizioni radical chic?Uomini (e donne) deboli, destini deboli. Uomini forti, destini forti.

Di Fulvio Giuliani

Uomini e destini davanti alla Storia

publish

closed

closed

uomini-e-destini-davanti-alla-storia

2025-02-21 20:36:40

2025-02-21 19:36:40

post

raw

9926

2025-02-22 10:03:34

2025-02-22 09:03:34

L’inguardabile saluto nazista di Steve Bannon e la fuga a gambe levate del delfino della Le Pen, Bardella

La riunione dei “conservatori” in programma sino a domani a Washington è finita in vacca, con l’inguardabile saluto nazista di Steve Bannon e la fuga a gambe levate del delfino della Le Pen, Bardella. Fra nostalgie naziste e facezie varie, una rosa di nemici da dileggiare, secondo l’elegante costume dei nostri tempi.Fra i conservatori Maga (immaginate i grandi conservatori statunitensi ed europei che hanno fatto la storia del dopoguerra sentirsi affiancare a Bannon o Farage…), in cima a questa lista non può che esserci l’Unione europea e più in generale l’Europa.Posizioni legittime, per carità, e non abbiamo bisogno che ce lo ricordi il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance. Peccato che il free speech valga solo per loro: Musk, dopo la valanga di contestazioni alle falsità di Trump sull’origine dell’aggressione all’Ucraina, ha annunciato di voler cambiare le regole che consentono la segnalazione in X di notizie false…Torniamo a noi: oggi i tanti che gonfiano il petto contro tutto ciò che sia “Europa”, inneggiano al ritorno delle nazioni e dei “patriottismi” - compresi quelli lautamente pagati da Mosca - non rinuncerebbero mai alle incredibili conquiste di questo vituperato continente. Tanto per cominciare, il bene più prezioso, insostituibile, incommensurabile: la pace.I mini Farage - impegnato a urlare a Washington che l’Ue presto morirà - lo hanno mai letto un libro di storia? Lo sanno che noi europei, fra le tante meraviglie, siamo anche stati i prolifici responsabili delle guerre più feroci, dei crimini più turpi, dell’odio più feroce, del colonialismo più spietato e devastante? Tutto questo un soffio di storia fa: dalla follia e la perdizione all’aver cancellato dalla nostra mente l’idea stessa di guerra e sopraffazione. Un miracolo.Un miracolo assoluto di cui dovremmo andar fieri, che dovremmo alla sera raccontare ai nostri figli, se qualcuno avesse ancora voglia di mettersi a tavola senza lo smartphone.Un risultato pazzesco, determinato dall’ombrello americano di cui sopra, ma frutto di una scelta consapevole di una generazione di leader che - guardati nel panorama odierno - appaiono dei giganti. Davanti ai quali dovremmo inchinarci.Questa è l’Europa che i mini Farage o Musk ricoprono di insulti, disprezzo e contumelie. Una terra che è saputa diventare così straricca, opulenta, pasciuta e con la pancia piena da potersi baloccare anche con sentimenti di autodistruzione. Questi europei indecenti, deboli e infingardi sono riusciti a edificare una realtà socioeconomica in cui i ragazzi nascono liberi da confini e limiti. Istintivamente attratti da un mondo vastissimo, fatto di tante diverse storie e culture millenarie da sperimentare. Una fortuna meravigliosa.Sostenere tutto questo garantisce insulti e pernacchie, mentre chi descrive quest’era di generazioni ultra ricche e ultra longeve come maledette e destinate all’estinzione raccoglie applausi e ovazioni.

Di Fulvio Giuliani

Gestacci e balle Maga

publish

closed

closed

gestacci-e-balle-maga

2025-02-22 15:20:53

2025-02-22 14:20:53

post

raw
