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Groenlandia: crisi tra Usa e Nato. Parla il professore Robert Huebert

Rob Huebert, professore universitario e direttore del Centre for Military, Security and Strategic Studies, analizza la crisi tra Usa e Nato: “L’insistenza americana mette a rischio i rapporti con la Danimarca e i paesi nordici della Nato”

AUTORE: Anna Germoni
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In un’intervista di portata internazionale, Rob Huebert, tra i maggiori esperti mondiali di sicurezza artica e professore all’Università di Calgary, nonché direttore del Centre for Military, Security and Strategic Studies, lancia un allarme sulle crescenti tensioni tra Washington e Copenaghen, legate alla strategica isola artica. «L’insistenza americana sulla Groenlandia mette a rischio i rapporti con la Danimarca e i paesi nordici della Nato». Queste parole arrivano dopo il summit di mercoledì alla Casa Bianca, in un incontro teso tra i ministri di Danimarca e Groenlandia e il vertice dell’amministrazione americana.

Huebert aggiunge: «Non c’è alcun vantaggio in questo nei rapporti tra gli Stati Uniti, l’Europa e il Canada. Pressioni simili si stanno sviluppando anche in altri paesi europei, e in Canada, per l’acquisto di equipaggiamenti militari statunitensi, anche se rappresentano le migliori scelte strategiche. Già in risposta al summit, Danimarca, Germania, Svezia e Norvegia invieranno truppe nell’isola artica. I numeri sono piccoli, ma sorprende che si debba arrivare a questo». Per Huebert, le azioni di Washington rischiano anche di indebolire l’Arctic Council, già sotto pressione per rispondere all’aggressione russa in Ucraina: «Queste condotte danneggeranno gravemente anche l’Arctic Council. Come può la Danimarca far finta che non sia successo nulla con gli americani? È molto pericoloso».

Gli Stati Uniti hanno da decenni una presenza militare permanente nel territorio groenlandese. Huebert sottolinea: «L’Artico non dorme mai. Chi pensa che la Groenlandia, con 2,16 milioni di km² di superficie, sia un capriccio, non capisce quanto si muova sotto. Ha un valore militare, scientifico e geopolitico enorme e in continua crescita. È sempre stata un fulcro delle strategie americane, fin dalla Seconda guerra mondiale». Trump ha detto che vuole l’isola. Huebert mette in guardia: «Non è una boutade. Dal 1951, con la base di Thule, oggi Pituffik, gli Stati Uniti mantengono una posizione militare permanente e pieno controllo operativo. Parlare di appropriazioni crea tensioni inutili senza aggiungere sicurezza. Anzi potrebbe destabilizzare la regione» e «prendere la Groenlandia con la forza o con pressioni politiche indebolirebbe la Nato come nessun avversario riuscirebbe a fare» aggiunge.

Poi dice «La risposta non può essere dividere gli alleati. Le pressioni sulla Groenlandia, e potenzialmente sul Canada, sono ciò che Mosca e Pechino sperano. Indeboliscono l’Occidente più di qualsiasi mossa russa». Sulla Cina: «Dominare le rotte commerciali significa avere influenza sul futuro del commercio globale. La Groenlandia è un punto nevralgico per il passaggio artico, dove si giocano interessi economici e militari di lungo termine. Il controllo di queste vie sarà decisivo nei prossimi anni». La Russia? «Con Putin, dal 2000, la militarizzazione è ripartita a pieno ritmo: basi modernizzate, nuove infrastrutture, missili ipersonici e sistemi nucleari. L’Artico è la loro piattaforma principale, per il controllo territoriale, logistico, scientifico e tecnologico militare».

Sulla strategia americana, Huebert osserva: «Questa attenzione sulla Groenlandia richiama la Dottrina Monroe (la politica storica Usa che proclamava il continente americano come sfera di influenza esclusiva ndr). Allontana gli States dall’ordine basato sulle regole della sicurezza collettiva e potrebbe incoraggiare altri grandi attori a fare lo stesso. È un segnale molto preoccupante per la stabilità globale». Gli avvertimenti di Huebert sulla regione artica: «Se Washington si muove così, Russia e Cina seguiranno. Il risultato sarà un mondo più competitivo, instabile e meno prevedibile» L’ultimo ammonimento: «L’Artico non è un deserto di ghiaccio. È uno degli epicentri del nuovo ordine globale. Ciò che accade in Groenlandia può cambiare gli equilibri del Nord Atlantico come non è mai successo dalla fine della Guerra fredda. Ignorare questo significa sottovalutare le conseguenze per l’intero Occidente».

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