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Guasto all’Air Force One, Trump è arrivato a Davos sulle macerie di un’alleanza

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Dopo l’offensiva di Trump, sotto i ghiacci della Groenlandia potremmo trovare la risposta che in tanti hanno nuovamente atteso, sperato o temuto dai leader europei in questa fase storica imprevedibile

Trump

Guasto all’Air Force One, Trump è arrivato a Davos sulle macerie di un’alleanza

Dopo l’offensiva di Trump, sotto i ghiacci della Groenlandia potremmo trovare la risposta che in tanti hanno nuovamente atteso, sperato o temuto dai leader europei in questa fase storica imprevedibile

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Guasto all’Air Force One, Trump è arrivato a Davos sulle macerie di un’alleanza

Dopo l’offensiva di Trump, sotto i ghiacci della Groenlandia potremmo trovare la risposta che in tanti hanno nuovamente atteso, sperato o temuto dai leader europei in questa fase storica imprevedibile

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Sotto i ghiacci della Groenlandia potremmo trovare la risposta che in tanti hanno nuovamente atteso, sperato o temuto – a seconda delle personali convinzioni – dai leader europei in questa fase storica imprevedibile e impressionante.

Perché l’offensiva del presidente degli Usa Donald Trump è non solo contro gli ormai teorici alleati ma direttamente rivolta a ottant’anni di storia atlantica e non lascia spazio ad accomodamenti, finte o all’umanissima speranza che questo uragano passi senza lasciare troppe macerie.

Il capo della Casa Bianca – ormai senza controllo e senza una reale rete di protezione e gestione garantita da un’amministrazione ridotta a circolo di dignitari – offende, denigra, disprezza senza più alcun ritegno e senso del limite.

Trump odia gli europei, odia l’Unione europea

Odia gli europei, odia l’Unione europea, ci detesta perché nella sua visione del mondo americanocentrica gli avremmo succhiato denari e linfa vitale per decenni in cambio di nulla. Inutile star qui a sottolineare le balle epiche insite in una visione del genere. Per Donald Trump questa è la realtà, lui comanda e gli europei devono ubbidire oppure essere schiacciati dai fantasmagorici dazi.

O l’Europa – intesa come Unione europea e Gran Bretagna – tiene il punto fermissimo e gli fa capire che dalla Groenlandia non può passare l’umiliazione e la fine di un’idea unitaria e anche di una storia oppure il futuro diventa un inquietante punto interrogativo.

Non è stata bella la scena offerta nelle ultime ore da tre capitali – Londra, Berlino e Roma – schierate su una posizione palesemente diversa rispetto a Parigi e ci consola poco vedere la Commissione europea di Ursula von der Leyen sulla linea italo-tedesco-inglese. Ci serve una linea europea e ci serve subito e che tenga botta ogni giorno.

Un ulteriore stress test al vertice di Davos

Basterà attendere poche ore, fra qualche post surreale creato con l’intelligenza artificiale e pubblicato direttamente dalla Casa Bianca, per essere sottoposti a un ulteriore stress test al vertice di Davos. Trump arriva nonostante il guasto all’Air Force One e minaccia di occupare la scena a modo suo, alla faccia di un’atmosfera nei confronti della credibilità dell’amministrazione Usa già apparsa ai minimi termini.

Non abbiamo alcun dubbio che anche Trump passerà e con lui una stagione di estremismi inconcepibili ma nessuno di noi può sapere oggi l’altezza del cumulo di macerie che quest’uomo ossessionato dall’ego lascerà dietro di sé.

Tanto per cominciare in patria, oggi attraversata da sentimenti che nella vituperata Europa ci siamo dimenticati anche di poter provare. Quando le strade ribollono, quando i cittadini affrontano a muso duro agenti federali mascherati il cui capo sembra uscito dalle più imbarazzanti caricature dei cattivi dei film Marvel è bene prepararsi a tutto.

Perché non abbiamo alcuna responsabilità per Donald Trump, ma abbiamo ogni responsabilità per ciò che faremo da europei nei confronti di Donald Trump.

di Fulvio Giuliani

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