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title: Una scelta che fa la differenza
description: È arrivata sino a noi l’eco delle dimissioni del capo di stato maggiore dell’Idf (Israel Defense Forces), Herzi Helevi
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date: 2025-01-23
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Esteri]
tags: [esteri]
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# Una scelta che fa la differenza

![Herzi Helevi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/01/Evidenza-sito-1941-1024x639.jpg)

È arrivata sino a noi l’eco delle dimissioni del capo di stato maggiore dell’Idf (Israel Defense Forces), Herzi Helevi

**È arrivata sino a noi l’eco delle dimissioni del capo di stato maggiore dell’Idf (Israel Defense Forces), Herzi Helevi**. Il **N.1 dell’esercito israeliano **ha lasciato il suo incarico con motivazioni che non lasciano spazio a interpretazioni. Rileggiamo le sue parole: “**Tsahal - l’esercito israeliano, ndr - sotto il mio comando ha fallito nella missione di proteggere i cittadini**. Questa disfatta mi accompagnerà ogni giorno, ogni ora e sarà così per il resto della mia vita”. Herzi Helevi scrive del 7 ottobre 2023.

**Un’assunzione di responsabilità piena, consapevole e indiscutibile. Un atteggiamento che stride nei fatti con la rimozione da parte del premier Benjamin Netanyahu**, massimo responsabile politico del disastro di intelligence e operativo del pogrom che insanguinò il Paese. **Non c’è nessuna polemica diretta, neppure un accenno nelle parole del capo di Stato maggiore**, perché sarebbero stati in ogni caso irrituali, istituzionalmente pericolosi e tanto per cominciare superflui. **Il Paese sa.**

**Il generale si assume una responsabilità e ne trae le conseguenze, ha fatto il suo lavoro fino a quando ha ritenuto fosse utile al Paese** e ne ha avuto la forza psicofisica. Si è assunto l’onere di operazioni che sono state bollate a livello internazionale - in Libano ma molto di più nella Striscia di Gaza - come sproporzionate e devastanti, foriere di frutti politici avvelenati negli anni a venire.
**Poi ha chiuso, perché come lui stesso sottolineato la ferita del 7 ottobre lo perseguiterà per tutta la vita e i conti sono prima o poi da fare.**

Un soldato è stato molto più politico di tanti politici di Israele. **Ha riconosciuto implicitamente la sostanziale e fondamentale differenza fra uno Stato di diritto e i regimi autocratici che circondano da sempre la sua patria. **Siamo tutti sottoposti alla legge, prima ancora che al giudizio della storia e non si può sfuggirvi in eterno**.

**Se abbiamo voluto scrivere dell’ormai ex capo di Stato maggiore è perché il suo ci è sembrato un gesto, oltre che onesto, di un cittadino in armi**. Di carriera, certo, ma pur sempre capace di far sì che il suo dovere di militare non cancellasse il senso di responsabilità nei confronti della comunità che ha servito.

**Abbiamo bisogno di questi esempi**, per ricordare la vitalità democratica di Israele, per contrastare la narrazione che vorrebbe farne uno stato terrorista alla stregua di Hamas.
**Mancano quattro giorni al Giorno della Memoria. In Italia, in queste ore, la presentazione del film sulla vita della senatrice Liliana Segre viene accolto da improperi e offese illeggibili **sui profili di tanti cinema che ne hanno annunciato la programmazione. Si offende da destra e da sinistra una reduce di Auschwitz, una delle ultime voci di quell’orrore senza fine. **Lo si fa senza cervello e un barlume di dignità umana.**

Abbiamo smesso di sperare che si provi vergogna ma non smetteremo mai di rendere omaggio a chi ci permette di credere ancora.

di *Fulvio Giuliani*
