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title: "Mar Rosso, attacco Houthi: colpita nave portacontainer Msc"
description: Dopo qualche ora le forze americane hanno abbattuto in tempo altri due missili antinave lanciati dagli Houthi
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date: 2024-03-05
author: Ruggero Fontana
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categories: [Esteri]
tags: [esteri, guerra]
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# Mar Rosso, attacco Houthi: colpita nave portacontainer Msc

![Houthi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Evidenza-sito-928-1024x639.jpg)

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2024-01-12 16:50:53

2024-01-12 15:50:53

Dopo gli attacchi Houthi nel Mar Rosso, esiste l'alternativa via terra. Un'iniziativa, in effetti da tempo allo studio, che mira proprio a evitare la classica via marittima

Il conflitto israelo-palestinese ha fatto emergere i ribelli filoiraniani sciiti Houthi come nuovi guardiani del Golfo, un fenomeno che ricorda la seconda crisi energetica degli anni Settanta con l’ayatollah Khomeini a svolgere un ruolo analogo alla testa dei pasdaran. Le rotte che la tribù yemenita ha messo a ferro e fuoco collegano Europa e Asia segnando il costrutto geopolitico, dunque economico e culturale, di quello scacchiere. E così Tel Aviv s’inventa un corridoio mercantile indo-mediterraneo via terra per consentire il trasferimento delle merci dal Golfo Persico a Israele, scavalcando in questo modo il Mar Rosso. Il percorso su gomma si snoda lungo la rotta Emirati-Israele, risparmiando dieci giorni di viaggio. Le merci possono poi proseguire via nave arrivando fino all’Alto Adriatico e, da qui, fino al centro dell’Europa.

Un’iniziativa, in effetti da tempo allo studio, che mira proprio a evitare la classica via marittima (i cui traffici hanno registrato in queste settimane un crollo a due cifre) del Mar Rosso, di Aden, dello stretto di Bab el-Mandeb e di Suez. Realizzando di fatto un nuovo e ambizioso corridor operativo con ambizioni strategiche per le interconnessioni indo-mediterranee. Queste ultime sono andate momentaneamente in tilt con l’assalto terroristico di Hamas del 7 ottobre e con la conseguente messa in pausa della normalizzazione dei rapporti fra Riad e Gerusalemme. Il Mar Rosso resta comunque una via d’acqua sempre a rischio per un motivo o per l’altro, pirati compresi (e non a caso presidiata da navi militari).

In particolare è stato anche siglato (ovviamente con i buoni uffici dei rispettivi governi) un accordo. La società Trucknet, con sede a Eilat (stazione balneare israeliana su cui nelle scorse settimane sono anche piombati alcuni missili degli Houthi) e specializzata nel mercato digitale, mette in collegamento importatori e società di trasporto con un paio di aziende degli Emirati: Puretrans Fzco e Dp World. L’obiettivo è appunto quello di facilitare il trasporto su Tir – con tratte regolari – lungo una rotta andata-ritorno che, partendo dagli scali emiratini, attraversi l’Arabia Saudita e la Giordania per giungere ad Haifa in Israele. Da qui le merci possono proseguire verso l’Egitto perché Trucknet ha firmato un altro memorandum d’intesa con Wwcs, una società di servizi logistici ad Alessandria.

Ma l’aspetto più interessante per l’Italia è la possibilità che quelle merci arrivino in Europa via mare, magari anche con i sistemi intermodali. A quel punto l’area d’elezione diventerebbe il nostro Adriatico, in primis Trieste. Il principale porto italiano per traffico ferroviario risulta infatti il più adatto per far proseguire i container negli altri mercati Ue, facendo concorrenza agli scali nordici. Lo scopo di questa mossa non è quello di sostituire l’utilizzo del Canale di Suez, ma di creare una rotta espressa complementare.

di Franco Vergnano

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Attacchi Houthi nel Mar Rosso, esiste l'alternativa via terra

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2024-01-12 12:44:10

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2024-01-13 08:03:16

2024-01-13 07:03:16

Le difficoltà di parlare in modo maturo e consapevole dei temi legati alla Difesa in Italia si sono riproposte con l'attacco ai terroristi Houthi

Scrivevamo qualche giorno fa della difficoltà di parlare in modo maturo e consapevole dei temi legati alla Difesa in Italia. Apparentemente un ostacolo insormontabile, in realtà legata solo a scarsa volontà e una buona dose di provincialismo.

Il bombardamento statunitense e britannico contro le basi dei terroristi Houthi nello Yemen ha riaperto il dibattito. È stato più che sufficiente un lancio d’agenzia della Reuters (non esattamente l’ultima arrivata), che avrebbe raccolto le dichiarazioni di una fonte rigorosamente anonima del nostro governo. Secondo questa ultima, l’Italia si sarebbe rifiutata di prendere parte all’operazione militare contro i terroristi che rischiano di soffocare una delle rotte commerciali marittime più importanti al mondo.

Classica notizia-non notizia, perfetta per rinfocolare grandi polemiche abbastanza fini a se stesse. Come è stato costretto a ricordare il nostro ministro degli Esteri Tajani, l’Italia - anche se l’avesse voluto - non avrebbe potuto partecipare a un’azione militare offensiva senza un voto del Parlamento. Quindi, ha poco senso parlare di “rifiuto“, quando molto più realisticamente il governo di Roma non avrebbe potuto acconsentire a una missione di questo tipo senza renderla all’istante nota al mondo intero attraverso la richiesta di un voto alle Camere.

Così ci ritroviamo con le solite polemiche e la nota di ieri sera in cui si esprime appoggio politico ai bombardamenti angloamericani. Il nostro Paese, lo ricordiamo, partecipa alla missione nel Golfo Persico e nel Mar Rosso a protezione delle navi mercantili, con una fregata e presto con una seconda unità, inviate a protezione delle rotte commerciali dirette al Canale di Suez.

Politicamente non ci possono essere dubbi sul posizionamento dell’Italia in questa brutta storia di terrorismo eterodiretto dall’Iran, che da un punto di vista economico può avere ricadute estremamente pesanti per le nostre aziende e l’intero comparto produttivo italiano.

Non abbiamo lanciato missili e, come spiegato poco sopra, non avremmo potuto mai farlo in un’azione a sorpresa. Resta il problema di fondo: ogni qualvolta anche solo si ipotizzi l’uso della forza militare per difendere direttamente o indirettamente i nostri interessi vitali, si finisce per affogare nei distinguo, nelle ipocrisie, nel buonismo e pacifismo di facciata. Poi le fabbriche non ricevono componenti, ma contro gli Houthi potremmo mandare le canoe…

di Fulvio Giuliani 

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L’Italia, gli Houthi, la Difesa e l’ipocrisia

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2024-01-13 08:03:16

2024-01-13 07:03:16

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