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title: I funerali di Navalny
description: "I funerali di Navalny si terranno \"in forma strettamente riservata\", come annunciato dalla madre Lyudmila. Non è detto che tutto filerà liscio"
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date: 2024-03-01
author: Yurii Colombo
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categories: [Esteri]
tags: [russia]
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# I funerali di Navalny

![I funerali di Navalny](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/I-funerali-di-Navalny.jpg)

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2024-03-01 10:00:00

2024-03-01 09:00:00

No, non era nato per essere un eroe Alexey Navalny eppure ha avuto la forza e il coraggio di esserlo e va trattato come tale

No, non era nato per essere un eroe Alexey Navalny eppure ha avuto la forza e il coraggio di esserlo e va trattato come tale. Le contraddizioni sono parte stessa dell’essere umano e certamente non faceva eccezione “il più grande oppositore di Putin“, morto poche ore fa in circostanze che definire misteriose e sospette è poco.

Per anni aspirante nemesi del dittatore russo Vladimir Putin, non ci fosse stato quest’ultimo magari sarebbe stato considerato in Occidente un uomo da osservare con estrema attenzione. Persino con la diffidenza che si riserva a chi il potere se lo conquista partendo da immense ricchezze, ma la sua stessa stessa vita sacrificata sull’altare della lotta allo zar lo fa assurgere a una dimensione che forse lui stesso non avrebbe mai immaginato all’inizio della parabola pubblica e politica.

Faceva paura a Putin che infatti ha prima cercato in tutti i modi di zittirlo, umiliarlo, cancellarlo, per poi non accontentarsi di pesantissime e allucinanti condanne basate sul nulla arrivando a seppellirlo vivo e in un luogo dimenticato da Dio e dagli uomini. Sino a una fine che era scritta da tempo. Una storia orribile, in linea con il cinismo senza confini di un uomo ossessionato, prigioniero dei suoi incubi e di una volontà di potenza che lo sta trasformando giorno dopo il giorno in un’orrida caricatura dei peggiori dittatori.

Navalny aveva coraggio, ne aveva da vendere, perché non solo non ha mai arretrato, ma con il passare del tempo ha accentuato il suo profilo di “grande oppositore”. Incurante di ciò che chiunque sapeva perfettamente essere la fine scritta della sua vita. Una scelta che all’inizio sarà stata dettata anche da legittime aspirazioni personali, da un’idea di ricchezza da trasformare in altro, secondo una parabola che nessuno ha avuto il coraggio di percorrere fino in fondo. Nessuno ancora in vita, almeno.

Poi, le caratteristiche stesse della dittatura putiniana hanno spinto progressivamente oltre. Sempre più in pericolo, sempre più marginalizzato e impotente nonostante la fama e i soldi. Dritti al tragico epilogo.

E allora restano solo le scelte che ci definiscono e che definiscono quest’uomo come un eroe della libertà. Non un uomo perfetto, ma un uomo che lascia un’eredità ideale enorme a chi crede che sia sempre preferibile restare se stessi e non rinnegare le proprie idee, pur mettendo in gioco tutto ciò che si ha.

Destino di pochissimi e per pochissimi, che vanno ricordati per dare la forza a chi resta di non arrendersi all’idea che la paura, la mediocrità e la violenza siano destinate a prevalere. Anche dove la democrazia non è stata quasi mai vista.

di Fulvio Giuliani

Un eroe della libertà

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2024-03-18 11:42:57

2024-03-18 10:42:57

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9926

2024-02-17 09:22:44

2024-02-17 08:22:44

Chi lotta per la libertà ed è pronto a sacrificare se stesso ci affascina, ci da coraggio. Navalny non è da santificare ma da onorare per la sua lotta

Perché ha colpito così tanto la notizia della morte di Alexei Navalny? Grande oppositore di Vladimir Putin, ci mancherebbe, soprattutto l’uomo ricco, potente, che - come scrivevamo ieri - mette a rischio letteralmente tutto di sé e del suo mondo per opporsi a chi immensamente più potente di lui lo era e a rigor di logica lo sarebbe rimasto. Nonostante tutti gli sforzi, l’impegno e anche i denari e le influenze profuse. Anche per ambizioni personali, questo non va mai dimenticato: perché il potere non esercita un fascino perverso e potentissimo solo sui "cattivi" della storia e di questa storia in modo particolare. Navalny era attratto dal potere, lo aveva esercitato sia pur in forme diverse. Non era certo madre Teresa di Calcutta, eppure la sua scomparsa - a valle di una storia tragica e insostenibile per la violenza fatta a ogni idea di Stato di diritto, diritto della persona, verità e giustizia - ha colpito profondamente pur non potendo certo sorprendere nessuno.

La stessa sua tragica fine era palesemente segnata da tempo, ormai. Perché, nonostante tutto e alla faccia di chi continua a coltivare con cinismo rivoltante l’ammirazione per gli “uomini forti“ di turno, le “democrature” e altre boiate del genere, chi lotta per la libertà ed è pronto a sacrificare se stesso ci affascina, ci dà coraggio.

Trasmette un’idea di forza e la convinzione che alla fine le cose sapranno trovare la loro strada verso un esito migliore. Non il migliore in assoluto, sia chiaro, ma pur sempre preferibile a chi ha svenduto umanità e dignità. Il che non significa santificare nessuno, tantomeno Alexei Navalny, ma onorare la sua lotta e il suo coraggio.

Di Fulvio Giuliani

Perché la fine di Navalny ci riguarda tutti

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2024-02-17 19:53:14

2024-02-17 18:53:14

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1875

2024-02-20 17:00:06

2024-02-20 16:00:06

La memoria di Navalny deve sopravvivere a lungo a quella, sciagurata, dei suoi carnefici. Ovviamente, agli atti testimoniali e simbolici occorre far seguire adeguate decisioni politiche

Alexey Navalny è morto suicida. No, non è una fake news propalata dagli organi di propaganda di Putin. E neppure una risposta ironica alla gaffe di Tajani. Navalny sapeva benissimo che – dopo essere fortunosamente sopravvissuto a un tentativo di avvelenamento, strappato in drammatiche condizioni dalle fauci dell’orso zarista – tornare in Russia come oppositore significava sfidare apertamente Putin a ucciderlo pubblicamente. È stato un suicidio politico eroico e ‘testimoniale’ che ne fa una figura simbolica a suo modo immortale. Come Jan Palach, che a vent’anni si immolò nel 1969 a Praga per protestare contro l’invasione russa della Cecoslovacchia. Oggi il suo memoriale, una croce granitica, al suolo, ricorda questo atto drammatico nell’iconica Piazza San Venceslao.

L’obiettivo di Putin non era tanto l’eliminazione fisica del suo oppositore più attivo, ma l’offuscamento della sua persona, della sua esistenza, della sua memoria. Gli organi del regime si astenevano sistematicamente dal nominarlo. Orbene, la prima, più efficace maniera di onorare questa testimonianza – drammatica ma certamente non disperata – consiste nel dar corpo alla sua memoria. In Occidente e nei Paesi liberi, ovunque possibile, le competenti autorità potrebbero decidere di intitolare ad Alexey Navalny le vie o piazze ove hanno sede le ambasciate e i consolati della Federazione Russa. Non sarebbe un gesto di sfida o di aggressione ma una maniera simbolica, non violenta e ‘tagliente’, per ricordare a tutti i russi che si trovano in Occidente e a chi vuole recarsi in Russia che la testimonianza di Navalny è viva e il suo nome non è destinato all’oblio. Un gesto per onorare e ricordare tutti i russi che si sono battuti e continuano a operare per la fine dell’autocrazia neozarista in Russia. Non basta deporre fiori od organizzare fiaccolate estemporanee. Occorrono atti destinati a durare nel tempo. La memoria di Navalny deve sopravvivere a lungo a quella, sciagurata, dei suoi carnefici.

Ovviamente, agli atti testimoniali e simbolici occorre far seguire adeguate decisioni politiche. Non dobbiamo reagire aggredendo i carnefici militarmente ma sconfiggendo la loro arroganza aggressiva, in Ucraina in primise altrove quando necessario. L’Occidente non manca di risorse morali, ma neanche di forze finanziarie e militari. Bisogna utilizzarle con intelligenza, rapidità e assoluta determinazione. Per onorare la memoria non soltanto di Navalny ma anche delle migliaia di anonimi militi e civili che hanno già dato la vita per resistere all’aggressione putiniana.

di Ottavio Lavaggi 

Dedicare vie a Navalny per preservarne la memoria

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2024-02-20 19:41:25

2024-02-20 18:41:25

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