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Il bullo

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Nessuno si meraviglia più di Trump, ma la giornata di mercoledì e la notte fra ieri e l’altro ieri hanno assunto toni surreali

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Nessuno si meraviglia più di Trump, ma la giornata di mercoledì e la notte fra ieri e l’altro ieri hanno assunto toni surreali

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Nessuno si meraviglia più di Trump, ma la giornata di mercoledì e la notte fra ieri e l’altro ieri hanno assunto toni surreali

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D’accordo che nessuno si meraviglia più di Trump ma la giornata di mercoledì e la notte fra ieri e l’altro ieri hanno assunto toni surreali. Sappiamo che il Presidente degli Stati Uniti non sa che pesci prendere in Iran e si prepara a dichiarare una vittoria che non ci sarà.

Siamo consapevoli che The Donald è maestro nel raccontare un mondo che non esiste, eppure non ci rassegniamo all’idea che l’amministrazione Usa sia ridotta a un centro di fabbricazione di narrazioni posticce. Che la Casa Bianca insegua ogni giorno la realtà, cocciuta e fastidiosa. Non possiamo considerare normali toni, espressioni e immagini che giudicheremmo insufficienti in un tema di terza media.

Va bene che il presidente è il più straordinario autore di Stand Up Comedian della storia ma si sta esagerando.
Nella mezz’ora abbondante di discorso fra mercoledì e giovedì, Trump è riuscito a non dir nulla. Manco a confermare le minacce alla Nato. Ha solo ripetuto il solito armamentario da bullo e da grandezza ostentata, a fronte di una guerra sconclusionata.

La vittoria è stata già proclamata 12 volte e così quando le operazioni militari termineranno, perché non ci sarà più nulla da bombardare, mancherà anche la portaerei su cui atterrare per dichiarare: “Missione compiuta!”. Andò male a George W. Bush in Iraq, alla vigilia del mattatoio di Falluja, ma almeno Saddam era stato tolto di mezzo.

Questa volta non gli crederà nessuno o meglio si registrerà la sua personalissima versione della realtà e si cercherà di andare avanti, mentre i mercati festeggeranno la riapertura dello Stretto di Hormuz. Perché gli iraniani avranno bisogno dei soldi del petrolio e potranno a loro volta dichiararsi vincitori. Non certo perché il regime teocratico avrà visto la sua fine.

A dirla tutta, questo è l’unico passaggio illuminante del discorso di Trump. Sia pur per paradosso. Il presidente ha dichiarato di non aver mai voluto il cambio di regime: deve esserci un difetto di comunicazione con il leader israeliano Benjamin Netanyahu, che più volte ha parlato della necessità di rovesciare gli ayatollah. Peraltro fu Trump a incitare alla rivolta il “Coraggioso popolo iraniano”. Prima e dopo l’attacco.

Parole che grazie al cielo i ragazzi e i ragazzi di Teheran hanno ignorato, conoscendo il personaggio. Se lo avessero preso alla lettera sarebbero finiti morti ammazzati in altre decine di migliaia, come nello scorso gennaio. Perché c’è la realtà immaginata da Trump e poi quella in cui si muore e nessuno ti viene a salvare.

Di Fulvio Giuliani

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