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title: Il disastro Stellantis oltre i milioni di Tavares
description: "Tavares e l'incapacità di disegnare un piano industriale in grado di rispondere a uno dei passaggi più complessi dell’automotive."
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date: 2024-12-03
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/esteri/il-disastro-stellantis-oltre-i-milioni-di-tavares/
categories: [Esteri]
tags: [economia, esteri, società]
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# Il disastro Stellantis oltre i milioni di Tavares

![Stellantis](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/12/Stellantis.jpg)

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2024-09-14 08:43:05

2024-09-14 06:43:05

Il blocco della produzione della 500 elettrica da parte di Stellantis e il rifiuto del nostro mercato e diq quello europeo all'elettrificazione

Nelle settimane dell’intervento del governo sul tema dell’elettrificazione della mobilità e in modo specifico del bando europeo alla vendita di auto spinte da motori endotermici a partire dal 2035, l’annuncio Stellantis dello stop alla produzione della 500 elettrica per troppi pochi ordini può essere propagandato come una forte testimonianze del rifiuto del nostro mercato e di quello europeo dell’auto elettrica.

Visione sempre più diffusa negli ambienti interessati a rallentare la transazione della mobilità verso l’elettrico e cara a chi ritiene che la difesa della nostra industria dell’automotive e del suo gigantesco indotto passi dal limitarne quanto più possibile l’elettrificazione. Invitiamo i nostri gentili lettori a un piccolo test, guardandosi intorno e in special modo in città: nelle stesse settimane che hanno portato a una crisi di vendita delle auto full electric Stellantis (e non solo elettriche, perché finita la droga degli ecoincentivi la quota di mercato del gruppo è precipitata…), si sono cominciate a vedere sempre più auto elettriche cinesi. In particolar modo quelle su cui le rispettive case produttrici hanno fatto pesanti investimenti pubblicitari e di marketing.

Va di moda sostenere che saremmo in pieno riflusso elettrico, confondendo la naturale reazione del mercato ai forti dubbi di carattere normativo a livello europeo con una sentenza inappellabile. Poniamo anche che su spinta italiana e forse tedesca si anticipi la già prevista verifica del bando del 2035 a quest’anno - senza aspettare il 2026 come da programma - e consideriamo pure che lo si rinvii di cinque o sette anni.

Tempo importante se ci sapremo organizzare, deleterio se ci dovessimo fermare a sperare nell’apocalisse elettrica. Nel frattempo, chi ha la responsabilità della politica industriale dovrebbe attrezzare il Paese, cominciando dal respingere qualsiasi programma dettato solo dall’ideologia. Quanto al mondo dell’industria, converrebbe dare un’occhiata a ciò che fanno gli altri. Cinesi compresi. Questi ultimi, nonostante i dazi varati dall’Ue, cominciano a diventare una presenza sempre più massiccia e non solo grazie alla leva del prezzo: presentano modelli a elevato contenuto tecnologico, con sistemi di intrattenimento via via più sofisticati e variegati, guarda caso centrali nel marketing.

Sono auto spesso di grandi dimensioni, familiari eppure sportive, se non addirittura aggressive. Esplorano, insomma, quei segmenti dove si possono trovare nuovi clienti. Se è vero come è vero, inoltre, che la grande sfida sarà sempre più sulle batterie, ancor prima che sull’auto in se stessa, puntare su vetture performanti e dalla lunga autonomia potrebbe rivelarsi una scelta estremamente competitiva.

In Italia ci lamentiamo del destino cinico e baro, dell’ideologia paracomunista che vuole imporci troppo Green nella vita e di quanto sono cattivi questi cinesi ma in definitiva diamo la sgradevole sensazione di restare in balia degli eventi.

di Fulvio Giuliani

Stellantis e il blackout

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2024-09-14 08:49:25

2024-09-14 06:49:25

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25929

2024-04-13 10:50:55

2024-04-13 08:50:55

La cassa integrazione infinita, il piano di esuberi di oltre 1500 unità su un pacchetto complessivo di 12 mila lavoratori. Stellantis e il malcontento sociale

La cassa integrazione infinita, il piano di esuberi di oltre 1500 unità su un pacchetto complessivo di 12 mila lavoratori. E’ scesa per strada addirittura Mirafiori, il laboratorio dell’industrializzazione e della trasformazione sociale dell’Italia tra gli anni ‘50 e ‘60, unendo, come ormai raramente avviene, diverse sigle sindacali (Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm): ’ultima volta è avvenuta 15 anni fa. Sono stati circa 12 mila e c’era anche l’Arcidiocesi di Torino: il segnale - se davvero servisse qualche altro segnale - che le politiche di disimpegno, anzi di dismissione - evidenti nei fatti mentre a parole si dice ben altro - di Stellantis stanno producendo un alto livello di malcontento sociale. La sensazione è che non sia l’ultima mobilitazione. Si è chiesto un dialogo più concreto, più serio, anche al governo per mettersi al tavolo con il Gruppo per tutelare l’automotive ma anche la logistica, la componentistica. E a proposito della politica, anche i partiti, nelle loro differenze, hanno evidenziato come sia necessario un cambio di passo o una revisione del piano di esuberi che il Gruppo ha prodotto negli ultimi tempi tra i vari stabilimenti produttivi.

Eppure il Gruppo è decisamente in salute, ci sono utili, ci sono i dividendi. Poi però c’è la realtà: a Mirafiori è stato siglato un accordo sulle uscite volontarie (duemila) un anno fa: ora l’altro scivolo da 1520 dipendenti distribuito in 21 società del gruppo presenti sul territorio. In sostanza, lo stabilimento torinese è mezzo vuoto (si produrranno a stento 50 mila vetture nel 2024) e con questo trend di uscite incentivate nei diversi siti italiani dell’azienda difficilmente si arriverà alla produzione di un milione di euro elettriche da produrre negli stabilimenti italiani, come indicato dal governo Meloni. Anzi, il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, ha alzato la soglia a 1,4 milioni di vetture, per tenere in piedi anche l’indotto, mentre entro la prima settimana di maggio il suo dicastero concederà il via libera agli Incentivi Auto 2024 da 930 milioni di euro (610 milioni oltre ai 320 avanzati dal 2023) che l’ad Tavares ha sostanzialmente preteso, minacciando - in caso di mancati incentivi - la fuga dal suolo italiano di Stellantis, con una ricaduta drammatica sugli occupati. I soldi arrivano, le uscite invece non si fermano, anzi. E da Stellantis arrivano anche segnali chiari sul player cinese che il governo vorrebbe portare in Italia per produrre auto elettriche, compensando così il piano d’uscita del Gruppo. “Se perdiamo quote di mercato servono meno stabilimenti. Noi combatteremo, ma quando si combatte possono esserci vittime. Non aspettatevi che usciremo vincitori senza cicatrici", ha spiegato Tavares. Un avvertimento, altro che dialogo. Di Nicola Sellitti

Stellantis cadente

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2024-04-13 16:54:01

2024-04-13 14:54:01

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48248

2024-10-30 11:24:57

2024-10-30 10:24:57

Chiusura di tre fabbriche in Germania, migliaia di licenziamenti e la riduzione del 10% dello stipendio di 140mila lavoratori. Tutto ciò avviene in Volkswagen

La Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione senza precedenti che include la chiusura di tre fabbriche in Germania, migliaia di licenziamenti e la riduzione del 10% dello stipendio di 140mila lavoratori. A rivelare l’entità del piano è il Consiglio di fabbrica, ovvero l’organo sindacale che rappresenta i dipendenti del gruppo nel Consiglio d’amministrazione, che lunedì ha indetto una grande manifestazione di fronte al quartier generale della società a Wolfsburg. Daniela Cavallo, la presidente del Consiglio di fabbrica, ha annunciato i dettagli del piano propostole dall’azienda di fronte all’assemblea dei lavoratori, nel tentativo di mobilitare la resistenza.

Le trattative sindacali erano infatti in corso da settimane, ma la gravità dei tagli previsti non era ancora chiara. In 87 anni di storia la Volkswagen – che significa letteralmente “vettura del popolo” – non ha mai chiuso una fabbrica in Germania: la sua crisi rappresenta la fine di un’era e avrà ripercussioni enormi a livello economico, sociale e politico poiché l’azienda è uno dei simboli del rilancio industriale tedesco del secondo dopoguerra e dell’eccellenza teutonica nel settore delle auto. La stessa Cavallo è in qualche modo un’incarnazione di questa storia: figlia di gastarbeiter (lavoratori ospiti) italiani assunti come operai alla Volkswagen, è diventata prima impiegata e poi manager della stessa azienda, arrivando a rappresentare i lavoratori di un gruppo che ha 300mila dipendenti in Germania e altri 360mila nel resto del mondo.

A rendere ancora più inaccettabili le chiusure e i licenziamenti è il modo in cui ci si è arrivati. Nella prima metà del 2024 la Volkswagen ha registrato un crollo del 20% delle vendite in Cina, un mercato su cui la società ha investito moltissimo ma nel quale non riesce ad affermarsi a causa della concorrenza locale. Un fallimento della strategia industriale che arriva dopo una lunga serie di errori e decisioni sbagliate, che hanno reso inevitabile la scelta di affrontare una profonda e dolorosa ristrutturazione in patria.

Il colosso dell’automotive tedesco (che comprende i marchi di sette diversi Paesi europei) è entrato in crisi dopo aver accumulato un grosso ritardo nella transizione verso i veicoli elettrici (Ev), un settore in cui rivali come la cinese Byd e la statunitense Tesla sono in netto vantaggio. Inoltre, le vendite di Volkswagen in Europa sono inferiori di circa un quinto rispetto al picco pre-pandemia e la sua crisi viene vista come un segnale di allarme di quello che potrebbe succedere ai produttori di auto di tutto il Vecchio Continente.

Negli ultimi mesi sono emersi diversi segnali preoccupanti. Mercedes-Benz sta lottando contro il calo del 13% delle vendite in Cina, la Bmw è alle prese con un costoso richiamo che coinvolge 1,5 milioni di auto, Stellantis sta registrando scarse prestazioni sul mercato degli Stati Uniti. Quasi tutte le aziende hanno rivisto al ribasso le stime sui profitti del 2024 e lamentano costi troppo alti dell’energia e del personale, chiedendo un intervento molto più assertivo dei governi e dell’Unione europea.

Senza la sopravvivenza di un’industria automotive solida e all’avanguardia falliranno anche molti progetti europei sullo sviluppo dei semiconduttori e delle nuove tecnologie: Wolfspeed, il produttore statunitense di chip a banda larga (fondamentali nelle filiere delle reti elettriche più avanzate), ha accantonato i piani per costruire un impianto da 3,2 miliardi di dollari in Germania, adducendo come motivo la lenta diffusione delle Ev in Europa.

di Federico Bosco

La crisi Volkswagen

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2024-10-30 11:25:01

2024-10-30 10:25:01

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