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title: Il gattopardismo della destra francese
description: "Gollisti e lepenisti si trovano costretti a porsi la stessa domanda: c’è vita a destra di Emmanuel Macron?"
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date: 2022-11-13
author: Antonio Pellegrino
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categories: [Esteri]
tags: [esteri, Evidenza, francia, politica]
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# Il gattopardismo della destra francese

![Il gattopardismo della destra francese](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/11/Evidenza-sito-30-3.png)

Gollisti e lepenisti si trovano costretti a porsi la stessa domanda: c’è vita a destra di Emmanuel Macron?

La destra francese ha un solo tratto comune capace di mettere d’accordo estremisti e repubblicani: l’immobilismo. **Il mondo conservatore d’Oltralpe punta a riorganizzarsi e lo fa annunciando cambiamenti che non sembrano scuotere l’elettorato.**

**Dal 5 novembre Jordan Bardella è diventato il nuovo presidente del Rassemblement national.** Eletto dall’organo di partito con percentuali bulgare (85% dei voti), proprio su queste colonne avevamo anticipato l’esito scontato della sfida tra il delfino di Marine Le Pen e Louis Aliot, sindaco di Perpignan. Vittoria scontata per diversi fattori: Bardella è stato presidente *ad interim *del partito dall’inizio della campagna elettorale per le passate presidenziali, ruolo che arriva dopo un decennio di fedeltà assoluta alla *leader *dell’estrema destra che ora può concentrarsi esclusivamente sull’azione parlamentare del Rassemblement.

Nei fatti, **Marine Le Pen cerca di riconquistare l’immagine di capopopolo sovranista** – temporaneamente diluita in un tentativo di istituzionalizzazione che per l’ennesima volta si è rivelato fallimentare – tornando ad alzare la voce tra gli scranni dell’Assemblea nazionale e nel frattempo affida l’incarico di presidente a un esponente noto per le sue posizioni estreme, dalla teoria del complotto sulla sostituzione etnica a una vicinanza non troppo velata alle istanze del polemista Zemmour. Chi teme un’ulteriore radicalizzazione del Rassemblement può consolarsi con le dichiarazioni del neopresidente:** l’impostazione lepenista non è messa in discussione e Marine Le Pen resta la candidata dichiarata per le consultazioni del 2027**. Con queste premesse, l’unico traguardo a cui può aspirare la presidenza Bardella è un’ulteriore marginalizzazione del Rn. La sostanza non cambia.

Discorso simile si può fare per i gollisti, alle prese con le primarie di dicembre dopo il disastro firmato Valérie Pécresse. **Ridimensionati dagli appuntamenti elettorali di aprile e giugno, gli eredi di Sarkozy si trovano schiacciati tra il partito di governo e l’opposizione lepenista che hanno occupato i principali spazi politici di riferimento per Les Républicains.** La scelta tra responsabilità governativa e ritorno alla piazza è esplicitata dai tre candidati che si sfideranno questo dicembre: Eric Ciotti, il quale ha dichiarato in passato che in un eventuale ballottaggio Zemmour-Macron avrebbe votato per il primo, rappresenta l’area più a destra del mondo gollista che sfida il moderato Retailleau – fautore di un conservatorismo classico “meno tasse e più sicurezza” – e l’*outsider *Aurélien Pradié, il più progressista dei tre che seguendo l’impostazione del suo mentore Xavier Bertrand vuole «cambiare tutto: il nome, la sede, l’organizzazione e il messaggio stesso del partito».** Le grandi manovre repubblicane si scontrano con l’indifferenza generale che accompagna il voto delle primarie. **Gollisti e lepenisti si trovano così costretti a porsi la stessa domanda: c’è vita a destra di Emmanuel Macron?

Di* Antonio Pellegrino*
