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title: Il grano ucraino rimane bloccato sotto il ricatto di Putin
description: "Il vicedirettore della divisione commerciale delle ferrovie pubbliche ucraine è un fiume in piena sulla crisi del grano: \"Senza accordo per corridoi che permettano alle navi di transitare senza essere attaccate dai russi ci troveremo davanti a una catastrofe umanitaria senza eguali\". Valery Tkachev..."
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date: 2022-06-30
modified: 2022-07-01
author: Ilaria Cuzzolin
url: https://laragione.eu/esteri/il-grano-ucraino-rimane-bloccato-nel-ricatto-dello-zar-putin/
categories: [Esteri]
tags: [cibo, Evidenza, guerra, Putin]
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# Il grano ucraino rimane bloccato sotto il ricatto di Putin

![grano ucraino bloccato](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/06/interviste-DEF-2-1.jpg)

Il vicedirettore della divisione commerciale delle ferrovie pubbliche ucraine è un fiume in piena sulla crisi del grano: "Senza accordo per corridoi che permettano alle navi di transitare senza essere attaccate dai russi ci troveremo davanti a una catastrofe umanitaria senza eguali".

Valery Tkachev è un fiume in piena, snocciola un numero dietro l’altro: «In condizioni normali, in questo periodo dell’anno, **avremmo dovuto esportare già 25 milioni di tonnellate di grano ma siamo lontanissimi da queste cifre**» spiega il vicedirettore della divisione commerciale delle ferrovie pubbliche ucraine dal nome impronunciabile, Ukrzaliznytsya. «Risultato? **Abbiamo 1.100 silos sparsi in vari punti del Paese, pieni ancora per metà del grano dello scorso anno**».

Mentre ci parla, il *manager* è scuro in faccia; nello sguardo gli si leggono tutta la preoccupazione e l’impotenza di chi vorrebbe trovare una soluzione a un problema molto più grande di lui. Parliamo di numeri enormi: **milioni di tonnellate di grano e altrettante bocche da sfamare nei Paesi più poveri** del mondo mentre proprio in questi giorni comincia la nuova raccolta.

**È un tunnel senza uscita: non si sa come portare fuori il grano dello scorso anno né dove mettere quello di quest’anno**. Serve fare spazio e per farlo «**l’unica speranza è che l’Onu o la Nato trovino subito un accordo per corridoi** che permettano alle navi di transitare senza essere attaccate dai russi» chiede a gran voce Tkachev.

«**Se così non sarà, ci troveremo davanti a una catastrofe umanitaria senza eguali**. Già l’anno prossimo non saremo in grado di produrre gli stessi volumi di grano degli anni precedenti (106 milioni di tonnellate nel 2021, *ndr.*) dato che i russi hanno bombardato i nostri campi, distruggendo di proposito i silos con il grano. Abbiamo già perduto 15 milioni di tonnellate. **Con questo ricatto sul grano, Putin sa di poter tenere in scacco il mondo intero e prova così ad allentare le sanzion**i».

Nel frattempo **la Polonia costruisce nuovi spazi per lo stoccaggio** **ma ci vuole tempo e il Paese non è attrezzato per ricevere quantitativi così ingenti. Stessa situazione in Romania**, a Costanza, dove approdano le navi che partono dagli unici (piccoli) porti rimasti in mano all’Ucraina affacciati sul Danubio. Usando il trasporto navale, ferroviario e su gomma, oggi il Paese riesce a far uscire solo un quinto del grano disponibile.

«Per velocizzare il processo abbiamo anche semplificato la burocrazia sui controlli sanitari e veterinari con i Paesi confinanti, ma non basta. Mancano proprio le infrastrutture. C’è poi un altro grosso problema: oltre a non avere un numero sufficiente di vagoni adibiti allo stoccaggio, i binari ucraini sono più larghi rispetto a quelli europei e questo genera enormi difficoltà negli scambi in dogana.** Al momento ci sono 40mila vagoni in attesa di essere ricevuti dall’Unione europea.** È un flusso che non può essere organizzato da un giorno all’altro e più di così non possiamo fare» conclude Tkachev.

Il destino di una grossa fetta di mondo è ora nelle mani della Turchia che proprio in queste ore è seduta attorno a un tavolo con i rappresentanti di Russia, Ucraina e Onu per provare a venirne a capo. E una volta (speriamo) che si sarà trovata la soluzione, **si pensi poi a come aiutare l’Africa a produrre da sola ciò di cui ha bisogno.**

Di *Ilaria Cuzzolin*
