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title: Il mondo di Trump
description: Le decisioni di Trump in politica estera saranno determinanti. Il Vecchio Continente al bivio tra subordinazione o autonomia.
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date: 2025-01-13
author: Ottavio Lavaggi
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categories: [Esteri]
tags: [esteri, politica, Trump]
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# Il mondo di Trump

![Trump](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/01/Trump.jpg)

Le decisioni di Trump in politica estera saranno determinanti, ora il Vecchio Continente è al bivio tra la subordinazione o una scelta retoricamente autonoma

**Anthony Blinken**, segretario di Stato americano, **ha suggerito agli europei di non dar peso alle recenti dichiarazioni di Trump riguardo alla Groenlandia**, visto che a parer suo le sue parole non saranno seguite da atti. Credo piuttosto che la prudenza imponga di prendere molto sul serio il prossimo cambiamento di politica estera americana.

La Groenlandia è colonia scandinava dal IX secolo, inizialmente norvegese e poi danese. Gli Stati Uniti sono nati un quarto di millennio fa dalla ribellione di tredici colonie britanniche e sono divenuti una potenza continentale in seguito, occupando (con coloni europei) vasti territori scarsamente popolati da indigeni, conquistando territori messicani (come il Texas e la California) o spagnoli (come la Florida e Portorico) e acquistando territori precedentemente colonizzati da potenze europee (come la Louisiana francese e l’Alaska russa). Panama, peraltro, era un negletto territorio colombiano, divenuto indipendente per iniziativa americana in vista della realizzazione di un canale che l’ha resa strategicamente ed economicamente molto rilevante.

**Se la Groenlandia dovesse divenire indipendente per scelta dei suoi cinquantamila abitanti, diverrebbe palese l’interesse strategico americano a conservare influenza dominante su un territorio vastissimo** che il mutamento climatico in corso rende in prospettiva importante. L’idea di risolvere queste questioni con l’uso della forza – in Occidente, nel XXI secolo e fra alleati – fa a pugni con l’ordine internazionale che il medesimo Occidente ha creato nel secolo scorso dopo due conflitti mondiali drammatici. È dunque non soltanto auspicabile ma anche probabile che le rivendicazioni avanzate retoricamente da Trump prima di tornare ad assumere le funzioni presidenziali saranno risolte con accordi diplomatici ragionevoli.

Ma** il problema è che l’elefante è già rumorosamente entrato nella cristalleria dell’ordinamento internazionale basato su regole condivise ed economia globalizzata**, con gli esiti facilmente intuibili. Se gli Usa trumpizzati affermano ora il loro diritto di annettere territori alieni ritenuti di interesse strategico, senza escludere a priori l’uso della forza, l’unico artificio retorico per negare alla Russia di Putin il diritto di ‘riprendersi’ l’Ucraina e i Paesi baltici in quanto ‘strategici’ consiste nell’affermare, in base a meri rapporti di forza militari, «Quod licet Jovi non licet bovi» e ancor più difficile risulta spiegare a Xi che la Cina non ha diritto di annettere Taiwan, un’isola sulla quale formalmente ha già sovranità.

**Per gli europei ignorare la nuova realtà americana è altrettanto inutile del farne oggetto di scandalo e proteste verbali.** Se è da tempo evidente a tutti che l’unico linguaggio che Putin ascolta è quello della forza, è ora urgente comprendere che** senza unità interna e volontà di agire con determinazione il Vecchio Continente avrà soltanto la scelta fra una subordinazione costosa agli interessi americani **o l’irrilevanza insicura di una scelta retoricamente autonoma, non accompagnata dalla volontà di difendersi e dalla capacità di innovare.

Di *Ottavio Lavaggi*
