Il nobile chiamato a spegnere il falò delle vanità di Kurz
| Esteri
Figlio di una famiglia di nobili e diplomatici, Alexander Schallenberg, che sino a ieri guidava il Ministero degli Esteri, è il nuovo cancelliere austriaco succeduto a Sebastian Kurz. Dovrà tirare fuori le sue qualità migliori a cominciare da quelle diplomatiche.
Il nobile chiamato a spegnere il falò delle vanità di Kurz
Figlio di una famiglia di nobili e diplomatici, Alexander Schallenberg, che sino a ieri guidava il Ministero degli Esteri, è il nuovo cancelliere austriaco succeduto a Sebastian Kurz. Dovrà tirare fuori le sue qualità migliori a cominciare da quelle diplomatiche.
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Il nobile chiamato a spegnere il falò delle vanità di Kurz
Figlio di una famiglia di nobili e diplomatici, Alexander Schallenberg, che sino a ieri guidava il Ministero degli Esteri, è il nuovo cancelliere austriaco succeduto a Sebastian Kurz. Dovrà tirare fuori le sue qualità migliori a cominciare da quelle diplomatiche.
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Se l’Austria non avesse abolito nel 1919 ogni riferimento a titoli feudali, il nuovo cancelliere potrebbe ancora vantarsi del titolo di ‘von’: Alexander von Schallenberg. Suonerebbe un po’ enfatico, ma risponderebbe ai cliché con cui mezza Europa guarda ancora alla piccola repubblica alpina. Invece all’anagrafe risulta semplicemente Alexander Schallenberg, nuovo cancelliere austriaco succeduto a Sebastian Kurz, il ‘Wunderwuzzi’, il ragazzo prodigio arrivato al potere resuscitando un moribondo Partito popolare con dosi di conservatorismo un po’ populista e poi traghettandolo camaleonticamente da un governo con l’estrema destra nazionalista a uno di taglio europeista con i Verdi.
Caduto per accuse di corruzione (si è proclamato innocente e si è detto sicuro che lo dimostrerà), Kurz ha consegnato le redini dell’Austria al suo fedelissimo, nella speranza di cadere in piedi e tentare la rivincita quando la bufera sarà passata. A 35 anni si è ancora giovani, anche se non più prodigio.
Così ora tocca a Schallenberg, che sino a ieri guidava il Ministero degli Esteri. Ambiente felpato e adeguato al calibro del personaggio, rampollo di una famiglia di nobili e diplomatici, che nel piccolo mondo antico delle corporazioni viennesi è spesso la stessa cosa. Più di ogni altro, il corpo dei diplomatici resta un circuito chiuso, esclusivo, di cui gli Schallenberg fanno già parte: il padre di Alexander, Wolfgang, è stato un diplomatico di alto livello, tanto da ricoprire per alcuni anni anche la carica di segretario generale al Ministero.
Il nuovo cancelliere è figlio di quel mondo cosmopolita, ma con le radici ben piantate nel centro storico dell’ex capitale asburgica. È nato nel 1969 in Svizzera – a Berna, una delle tappe della carriera del padre – ed è cresciuto girando il mondo, a rimorchio della famiglia: in India, in Spagna, in Francia. A Parigi ha studiato diritto, poi perfezionato a Vienna e Bruxelles e nel 1997 entrò nel Ministero degli Esteri austriaco, da sempre un feudo dei popolari. Per uno del suo lignaggio è stato facile intrecciare i rapporti giusti: Vienna è una piccola bomboniera in cui a certi livelli tutti conoscono tutti. È in quei corridoi che incrocia nel 2013 il cammino di Sebastian Kurz, il predestinato, di 17 anni più giovane, nominato a 27 anni ministro degli Esteri.
I due si piacciono e il giovane ministro lo promuove a capo dello staff. Non farà fatica a convincerlo cinque anni dopo a seguirlo alla cancelleria, dove diventa primo consigliere per la politica estera. Il salto di Schallenberg al rango di ministro avviene con la fine del governo con i nazionalisti. Europeista ma duro sull’immigrazione, il nuovo cancelliere entra sulla scena principale della politica austriaca ricalcando per ora le orme del suo mentore, del quale dovrà però tenere a bada le inevitabili voglie di riscatto.
Si vedrà come giocherà la sua difficile partita: l’alto lignaggio non gli ha concesso anche un forte profilo nella politica interna. Stretto fra un ex cancelliere carismatico voglioso di rientrare e l’ambizione di voler lasciare comunque il segno, Schallenberg dovrà tirare fuori le sue qualità migliori. A cominciare da quelle diplomatiche.
di Pierluigi Mennitti
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