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title: Il perenne conflitto israelo-palestinese
description: "Anche la televisione può aiutare a capire \"la guerra perenne\" in Israele. Proviamoci a partire da il \"Il talento di sognare\" e \"Fauda\""
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date: 2023-01-31
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/esteri/il-perenne-conflitto-israelo-palestinese/
categories: [Esteri]
tags: [esteri, Evidenza]
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# Il perenne conflitto israelo-palestinese

![Il perenne conflitto israelo-palestinese](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/01/Evidenza-sito-29.jpg)

Anche la televisione può aiutare a capire "la guerra perenne" in Israele. Proviamoci a partire da due prodotti: "Il talento di sognare" e "Fauda"

Questa volta, per provare a capire come si possa tornare sempre alla casella del ‘Via’ nel tragico gioco dell’oca del **conflitto israelo-palestinese**, proviamo a partire dalla televisione. Da due prodotti disponibili anche in Italia: uno **splendido docufilm sulla vita e sulla carriera politica di Shimon Peres (“Il talento di sognare”) e la serie “Fauda”**.

Nel primo, prezioso per chi voglia documentarsi su una parabola che è parte integrante del conflitto arabo-israeliano e della breve stagione in cui la pace sembrò a portata di mano, emerge la potenza della figura, dell’uomo, delle sue idee politiche. Più di ogni altra cosa, l’insopprimibile e meravigliosa urgenza di non rassegnarsi alla fine dei sogni.

**Dove sono, oggi, *leader* della portata di Shimon Peres? Mancano drammaticamente** – restiamo anche nel solo Medioriente – **personalità come la sua**, capaci di imparare dai propri errori e di saper guardare in faccia la Storia per quel che è: una continua evoluzione. Vale da una parte e dall’altra, con i palestinesi ridotti a pedine di un gioco condotto dai peggiori fra i peggiori: i terroristi di Hamas, della Jihad o di chi si è avvicinato all’Iran (ci torneremo) attraverso il fanatismo di Hezbollah e con la componente di **Fatah** in affanno da anni. **L’unica o quasi che, **pur confusamente e fra mille reticenze**, seppe intravedere la necessità di trattare con Israele riconoscendo il suo diritto all’esistenza**. Concetto tornato oggi tragicamente minoritario e da tenere sempre ben presente, per comprendere le ricorrenti ondate terroristiche.

**Anche da noi, i tanti che Israele non l’hanno mai digerito** e sono prontissimi a ricordare le sofferenze dei territori occupati o la tragedia di Gaza (dove Hamas sfrutta nel modo più bieco donne, bambini e uomini per i suoi interessi) evitano scrupolosamente di ricordare che l’ala estremista palestinese è ferma all’idea della cancellazione dello Stato di Israele. In perfetta sintonia con il regime iraniano, colpito domenica da un’azione di sabotaggio attribuita da fonti Usa proprio a Israele. Un’altra parte della stessa, grande storia; un fronte sempre aperto della lotta per la sopravvivenza dello Stato ebraico.

**Chi comanda a Gerusalemme, intanto? Bibi Netanyahu, nella sua ennesima reincarnazione politica**. Personaggio ampiamente screditato, eppure capace di trovare sempre nuovi alleati con cui tornare al potere. Solo che il suo gioco ha una caratteristica ricorrente: per funzionare, **ha ‘bisogno’ della minaccia del terrorismo**. Si nutre di questa – spostandosi sempre più a destra – senza la raffinatezza e il coraggio di Ariel Sharon, che seppe essere al contempo il provocatore della spianata del Tempio, il teorico del muro di divisione fra Israele e i territori arabi, ma anche del ritiro unilaterale e forzato dei coloni da aree non più controllabili e da restituire alla giurisdizione palestinese. Il Netanyahu di oggi trova sempre più la propria ragion d’essere nella paura di un terrorismo che ormai non si sa come contrastare politicamente.

**Ed eccoci al secondo spunto televisivo: la serie Netflix “Fauda”, incentrata sulle vicende di un’unità antiterrorismo israeliana composta da infiltrati nelle file palestinesi**. Per metà recitata in arabo, israeliana e israelocentrica, “Fauda” ha il grande merito di toccare le mille contraddizioni di una lotta spietata da ambo le parti. Conflitti di coscienza compresi e non solo israeliani. I palestinesi non sono dipinti come demoni indistinti, ma come donne e uomini spesso vittime di colossali raggiri e narrazioni ben più vecchie della loro stessa vita. **È una serie in cui alla fine perdono tutti** e in cui si respira ciò che non andrebbe mai dimenticato quando si parla o si scrive di Israele: quella disperata e commovente voglia di assaporare la vita come se ogni giorno fosse l’ultimo.

Comprensibile solo se nasci, vivi e muori sempre in guerra.

*di Fulvio Giuliani*
