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title: "Il portavoce degli Houthi: &#8220;Abbiamo attaccato la portaerei Lincoln e due cacciatorpedinieri Usa&#8221;. Il Pentagono: &#8220;Ci saranno conseguenze&#8221;"
description: Gli Houthi dicono di aver condotto due operazioni militari contro navi militari statunitensi nel Mar Rosso e nel Mar Arabico
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date: 2024-11-12
modified: 2024-11-13
author: Mario Catania
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categories: [Esteri]
tags: [america, Stati Uniti, usa]
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# Il portavoce degli Houthi: &#8220;Abbiamo attaccato la portaerei Lincoln e due cacciatorpedinieri Usa&#8221;. Il Pentagono: &#8220;Ci saranno conseguenze&#8221;

![Houthi Usa](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/11/Houthi-Usa.jpg)

2024-03-09 13:09:49

2024-03-09 12:09:49

I militanti Houthi avevano preso di mira la nave statunitense "Propel Fortune"

I militanti yemeniti Houthi hanno affermato di aver lanciato "37 droni" contro "varie navi da guerra statunitensi nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden". Lo ha annunciato il portavoce degli Houthi, Yahya Sarea, durante un discorso televisivo, specificando di aver preso di mira la nave statunitense "Propel Fortune".

In precedenza, il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha dichiarato tramite un tweet che, nelle prime ore di oggi, "tra le 4 e le 6:30 (ora di Sana'a), i terroristi Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno condotto un attacco su vasta scala utilizzando veicoli aerei senza pilota (droni) nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden". Affermando che i droni "costituivano una minaccia immediata per le navi mercantili, la Marina degli Stati Uniti e le navi della coalizione nella regione", hanno risposto abbattendo "15 droni". Il Centcom ha aggiunto che queste azioni sono state intraprese "per proteggere la libertà di navigazione e garantire la sicurezza delle acque internazionali".

di Federico Arduini

Houthi, 37 droni contro cacciatorpedinieri Usa

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2024-03-10 09:46:53

2024-03-10 08:46:53

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2024-01-12 16:50:53

2024-01-12 15:50:53

Dopo gli attacchi Houthi nel Mar Rosso, esiste l'alternativa via terra. Un'iniziativa, in effetti da tempo allo studio, che mira proprio a evitare la classica via marittima

Il conflitto israelo-palestinese ha fatto emergere i ribelli filoiraniani sciiti Houthi come nuovi guardiani del Golfo, un fenomeno che ricorda la seconda crisi energetica degli anni Settanta con l’ayatollah Khomeini a svolgere un ruolo analogo alla testa dei pasdaran. Le rotte che la tribù yemenita ha messo a ferro e fuoco collegano Europa e Asia segnando il costrutto geopolitico, dunque economico e culturale, di quello scacchiere. E così Tel Aviv s’inventa un corridoio mercantile indo-mediterraneo via terra per consentire il trasferimento delle merci dal Golfo Persico a Israele, scavalcando in questo modo il Mar Rosso. Il percorso su gomma si snoda lungo la rotta Emirati-Israele, risparmiando dieci giorni di viaggio. Le merci possono poi proseguire via nave arrivando fino all’Alto Adriatico e, da qui, fino al centro dell’Europa.

Un’iniziativa, in effetti da tempo allo studio, che mira proprio a evitare la classica via marittima (i cui traffici hanno registrato in queste settimane un crollo a due cifre) del Mar Rosso, di Aden, dello stretto di Bab el-Mandeb e di Suez. Realizzando di fatto un nuovo e ambizioso corridor operativo con ambizioni strategiche per le interconnessioni indo-mediterranee. Queste ultime sono andate momentaneamente in tilt con l’assalto terroristico di Hamas del 7 ottobre e con la conseguente messa in pausa della normalizzazione dei rapporti fra Riad e Gerusalemme. Il Mar Rosso resta comunque una via d’acqua sempre a rischio per un motivo o per l’altro, pirati compresi (e non a caso presidiata da navi militari).

In particolare è stato anche siglato (ovviamente con i buoni uffici dei rispettivi governi) un accordo. La società Trucknet, con sede a Eilat (stazione balneare israeliana su cui nelle scorse settimane sono anche piombati alcuni missili degli Houthi) e specializzata nel mercato digitale, mette in collegamento importatori e società di trasporto con un paio di aziende degli Emirati: Puretrans Fzco e Dp World. L’obiettivo è appunto quello di facilitare il trasporto su Tir – con tratte regolari – lungo una rotta andata-ritorno che, partendo dagli scali emiratini, attraversi l’Arabia Saudita e la Giordania per giungere ad Haifa in Israele. Da qui le merci possono proseguire verso l’Egitto perché Trucknet ha firmato un altro memorandum d’intesa con Wwcs, una società di servizi logistici ad Alessandria.

Ma l’aspetto più interessante per l’Italia è la possibilità che quelle merci arrivino in Europa via mare, magari anche con i sistemi intermodali. A quel punto l’area d’elezione diventerebbe il nostro Adriatico, in primis Trieste. Il principale porto italiano per traffico ferroviario risulta infatti il più adatto per far proseguire i container negli altri mercati Ue, facendo concorrenza agli scali nordici. Lo scopo di questa mossa non è quello di sostituire l’utilizzo del Canale di Suez, ma di creare una rotta espressa complementare.

di Franco Vergnano

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Attacchi Houthi nel Mar Rosso, esiste l'alternativa via terra

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2024-01-12 12:44:10

2024-01-12 11:44:10

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2024-07-20 20:01:53

2024-07-20 18:01:53

I raid hanno colpito il porto di Hodeida in risposta ai molti attacchi dei ribelli Houthi dall’inizio della guerra

Il porto di Hodeida in fiamme testimonia che una nuova fase della guerra in Medio Oriente si è appena aperta. Nel pomeriggio del 20 luglio una pattuglia di almeno 12 caccia dell’aviazione militare israeliana, tra cui alcuni F-35, ha attaccato la città yemenita che affaccia sul Mar Rosso, principale scalo commerciale del Paese e roccaforte delle milizie Houthi.

Il raid, fanno sapere fonti israeliane citate anche dai media arabi, è stato approvato in mattinata dal ministro della Difesa, Yoav Gallant, e arriva in risposta soprattutto all’attacco dei ribelli sciiti contro Tel Aviv del 19 luglio. Un drone tipo Shahed, di fabbricazione iraniana, aveva colpito un palazzo nella capitale dopo aver bucato clamorosamente le difese aeree dello Stato Ebraico, causando una vittima. Il percorso era stato inedito: invece di sorvolare Eilat, sul Mar Rosso, e attraversare il Negev, l’ordigno Houthi aveva aggirato i confini passando sul Sinai, per poi lanciarsi in picchiata dal Mediterraneo.

Ma i raid israeliani sono una risposta complessiva a una minaccia che dura da tempo. Non solo i ribelli yemeniti hanno di fatto reso impossibile la navigazione sicura da e per il Canale di Suez (soprattutto al naviglio commerciale di Tel Aviv), ma hanno più volte preso di mira il territorio d’Israele con droni e missili, soprattutto nell’area meridionale attorno al porto di Eilat. Si parla di oltre 220 raid, quasi tutti sventati.

In un primo momento sembrava che gli attacchi aerei fossero stati condotti anche da Stati Uniti e Gran Bretagna, da mesi impegnati in sortite contro obiettivi bellici Houthi. Ma quasi immediatamente, ancor prima della rivendicazione israeliana, alcuni media arabi (tra cui l’agenzia di stampa di Hezbollah, in Libano) hanno ricostruito le fasi dell’attacco e riconosciuto che il numero di aerei piombato su Hodeida coincideva con i decolli dalle basi del Negev di poche ore prima. Tutti i velivoli avevano la stella di Davide sulla fusoliera.

Il bilancio non è ancora chiaro. Le autorità yemenite parlano di decine di morti e feriti, soprattutto nei pressi di un impianto di stoccaggio di petrolio nell’area del porto. Ad essere presi di mira nelle dieci ondate di attacchi (supportate dalla presenza in volo di un’aerocisterna per il rifornimento) sarebbero stati anche alcuni impianti elettrici e di comunicazione. Il servizio di informazione dell’esercito ha fatto sapere che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha seguito tutte le fasi dell’operazione dalla war room.

Ora si attende la risposta degli Houthi, che analisti e mondo arabo considerano “inevitabile”, commisurata al reale danno provocato dai raid. Intanto Hamas, dalla Striscia di Gaza, spera che la rappresaglia sia durissima e che «l’incendio di Hodeida consumi Israele». Di Umberto Cascone

La risposta di Tel Aviv agli Houthi

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2024-07-21 23:27:08

2024-07-21 21:27:08

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