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title: Il regime è disperato, ma non crolla ancora
description: Mentre statunitensi e israeliani continuano ad avere il dominio assoluto dei cieli e a colpire incessantemente, il grande obiettivo del collasso del regime degli ayatollah è davvero credibile?
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date: 2026-03-02
modified: 2026-03-03
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/esteri/il-regime-e-disperato-ma-non-crolla-ancora/
categories: [Esteri]
tags: [Iran]
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# Il regime è disperato, ma non crolla ancora

![ayatollah](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2026/03/regime-sito-1024x639.jpg)

Mentre statunitensi e israeliani continuano ad avere il dominio assoluto dei cieli e a colpire incessantemente, il grande obiettivo del collasso del regime degli ayatollah è davvero credibile?

Ieri, un altro giorno di bombardamenti sull’Iran e di ulteriore decapitazione del regime, che a sua volta ha provato a reagire continuando a lanciare missili soprattutto su Israele, causando vittime e danni non irrilevanti.
Una reazione rabbiosa e dolorosa, ma militarmente insignificante, mentre statunitensi e israeliani continuano ad avere il dominio assoluto dei cieli e a colpire dove, quando e come vogliono spianando interi quartieri generali e colpendo uno a uno i leader della Repubblica islamica.

**Nonostante questo, l’Iran è riuscito ad avviare il processo di sostituzione della Guida suprema Khamenei ucciso nei primissimi raid di sabato mattina**.

È la conferma del grande dubbio da quarantott’ore a questa parte: oltre l’indiscutibile successo tattico cui facevamo cenno e la capacità di fare a pezzi la catena di comando,** il grande obiettivo del collasso del regime degli ayatollah è credibile?**
Per essere più precisi, non si capisce come possa essere raggiunto affidandosi esclusivamente agli attacchi aerei e sperando in una sollevazione popolare di massa che per ora non c’è.

Non per mancanza di coraggio, ma perché l’apparato statale e repressivo non si è vaporizzato sotto l’impatto terrificante delle migliaia di raid condotti dalle aeronautiche di Stati Uniti e Israele e dalla marina americana schierata nel Golfo.

Già ieri, mentre Donald Trump parlava di quattro settimane di attacchi (solo un giorno prima si era ben guardato dall’indicare una qualsiasi scadenza temporale),** il governo israeliano ha chiarito i suoi obiettivi**: **cancellare le capacità missilistiche dell’Iran** - target oggettivamente raggiungibile per i motivi sopraesposti - e poi **“creare le condizioni per un cambio di regime”**.

Indicazione ben più famosa e generica, perché nessuno è in grado di spiegare come si dovrebbero generare queste condizioni.

Se non con un’ipotetica rivolta di massa che passa da un collasso delle guardie della rivoluzione, della polizia morale e di tutte le altre strutture che hanno garantito decenni di terrore nel Paese e che non mostrano di liquefarsi. Almeno non ancora.

**Il regime è spalle al muro e disperato, ma ancora più pericoloso per la popolazione. Perché pronto a qualsiasi cosa pur di difendere ciò che gli resta.**

È pacifico che l’Iran non possa più rappresentare quella minaccia per i Paesi della regione a cui siamo stati abituati negli ultimi decenni: la struttura militare è stata quasi spazzata via e gli ayatollah si sono dimostrati le tigri di carta che più volte avevamo sospettato essere. È spaventosa (dal loro punto di vista) l’incapacità di provocare danni reali a un nemico che sta facendo di loro quello che vuole.

Sono però ancora lì e Donald Trump si è detto pronto a parlare “con i nuovi leader” dell’Iran**. Frase che non vogliamo immaginare come possa essere vissuta da quelle ragazze e quei ragazzi che solo un giorno prima erano stati invitati alla rivolta, per prendere in mano le sorti del proprio Paese.

Di *Fulvio Giuliani*
