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Il “ritorno” della Guerra Fredda

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Il ministro degli Esteri russo ha annunciato la fine della “moratoria unilaterale” rispetto al Trattato Inf firmato nel 1987

Il “ritorno” della Guerra Fredda

Il ministro degli Esteri russo ha annunciato la fine della “moratoria unilaterale” rispetto al Trattato Inf firmato nel 1987

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Il “ritorno” della Guerra Fredda

Il ministro degli Esteri russo ha annunciato la fine della “moratoria unilaterale” rispetto al Trattato Inf firmato nel 1987

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Ieri il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, in un’intervista all’agenzia Ria Novosti, ha annunciato la fine della “moratoria unilaterale” rispetto al Trattato Inf (Intermediate – range nuclear forces), firmato l’8 dicembre del 1987 dall’allora presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, e dall’omonimo russo Michail Gorbaciov.

L’accordo metteva al bando gli ordigni in grado di colpire obiettivi a “corto raggio”, ovvero ad a una distanza compresa tra i 500 e i 1.000 chilometri, oppure quelli in grado di raggiungere una distanza tra i 1.000 e i 5.000 chilometri. In seguito a quell’intesa, all’epoca, gli americani smantellarono i “Pershing” e i Tomahawk”, collocati in Europa, mentre i russi dismisero gli “Rsd-10 Pioner”.

Ora, con le nuove dichiarazioni di Lavrov ritorna la logica della Guerra Fredda. Negli ultimi tre-quattro decenni il dialogo e gli accordi tra le due super potenze nucleari – Stati Uniti e Russia – erano riusciti ad eliminare o almeno a ridurre gli ordigni e il conseguente alleggerimento degli apparati difensivi avrebbe poi garantito l’equivalente ribasso delle forze in campo. Una sicurezza reciproca che si basava sulla garanzia che nessuno avrebbe potuto annientare l’altro. Adesso riappare la strategia dello scontro frontale, con la conseguente necessità di riarmarsi per fronteggiare le minacce, reali o presunte. Intanto al Cremlino si temono i piani del governo tedesco che si prepara a disporre missili americani a media gittata nel suo territori.

Di Claudia Burgio

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