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Il terzo incomodo alle presidenziali Usa 

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Robert F. Kennedy Jr. ha deciso di candidarsi alle presidenziali del 2024 e potrebbe ribaltare il duello tra Trump e Biden, proprio come fece nel 1992 Ross Perot

Il terzo incomodo alle presidenziali Usa 

Robert F. Kennedy Jr. ha deciso di candidarsi alle presidenziali del 2024 e potrebbe ribaltare il duello tra Trump e Biden, proprio come fece nel 1992 Ross Perot

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Il terzo incomodo alle presidenziali Usa 

Robert F. Kennedy Jr. ha deciso di candidarsi alle presidenziali del 2024 e potrebbe ribaltare il duello tra Trump e Biden, proprio come fece nel 1992 Ross Perot

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Robert F. Kennedy Jr. (comunemente detto RFK) – dopo aver creato clamore negli ultimi anni per le sue posizioni più che controverse sulla gestione della pandemia (tra cui un deplorevole paragone fra l’Olocausto e la campagna vaccinale), sul totale disimpegno degli Usa nello scenario globale e sulle minoranze – ha deciso di candidarsi alle presidenziali del 2024. Intromettendosi nel bipolarismo americano con un programma che oscilla tra posizioni libertarians e progressiste, un feroce ambientalismo (fino al disfattismo) e un isolazionismo testardo e remissivo a ogni dialogo transatlantico. Una candidatura da indipendente – certamente non liberal – che dopo la sconfitta alle primarie democratiche e una sostanziale abiura della famiglia Kennedy (che sosterrà Biden), potrebbe dare risultati inaspettati. Kennedy Jr. cerca infatti di intercettare sia gli orfani delle Americhe più estremiste sia gli scontenti delle principali famiglie politiche: dai complottisti ai pacifisti, dai progressisti più estremi ai libertariani. Una base elettorale tanto vasta quanto caotica che, pur non avendo i numeri per conquistare la presidenza, ridefinisce la partita per le elezioni del 2024.

RFK (che molti sondaggi attestano tra il 13 e il 16%) potrebbe infatti ribaltare, soprattutto negli swing States, il duello tra Trump e Biden così come fece nel 1992 Ross Perot, la cui candidatura indipendente costò la rielezione a George H. W. Bush e aprì la strada a Bill Clinton. Un contesto analogo a quello in cui si muove Kennedy Jr., che sta raccogliendo apprezzamenti sia a destra che a sinistra tramite una campagna populista incentrata sulla fine del sostegno all’Ucraina, sull’attacco a un sedicente «complesso militare-industriale-sanitario», sul voto di protesta. Tanto che secondo un sondaggio di The Economist / You Gov del 22 maggio, RFK sta ottenendo forti consensi nelle frange più progressiste dei dem e nei repubblicani più anti establishment. Mostrando una capacità di sottrarre voti assolutamente trasversale: togliendo a Trump il monopolio dell’isolazionismo e alla sinistra dem quello dell’ambientalismo. Anche al netto dei ripensamenti per il voto utile, la variabile Kennedy Jr. potrà ridefinire l’esito delle elezioni americane in maniera inaspettata, ottenendo i voti delle componenti polarizzate della società americana e lasciando aperta la questione su chi potrà beneficiarne. La partita delle presidenziali si giocherà quindi soprattutto al centro, sul consenso per intersezione, creando un problema non da poco per Donald Trump.

Di Francesco Subiaco

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