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title: Immagini del dolore in bianco e nero
description: Ci sono immagini molto dolorose alla cui significatività è difficile sottrarsi. Quelle che vediamo oggi al confine fra Bielorussia e Polonia.
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/11/Immagini-Bielorussia-Polonia.png
date: 2021-11-30
author: Cesare Cicorella
url: https://laragione.eu/esteri/immagini-del-dolore-in-bianco-e-nero/
categories: [Esteri, Evidenza]
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# Immagini del dolore in bianco e nero

![Immagini del dolore in bianco e nero](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/11/Immagini-Bielorussia-Polonia.png)

Ci sono immagini alla cui significatività è difficile sottrarsi: dolorose, prive di colore. Sono quelle che purtroppo vediamo ancora oggi al confine fra Bielorussia e Polonia. Fotografie dei tempi in cui viviamo, immersi in una civiltà che falsamente riteniamo raggiunta.

**Ci sono immagini alla cui significatività è difficile sottrarsi**; per quanto si possa tentare di spostarle in quel luogo remoto nel quale confiniamo ciò che ci inquieta e turba, riemergono inattese, in tutta la loro spaventosa semplicità. Prive di colore, sono **in bianco e nero**; racconti che, nella loro essenziale crudezza, non hanno alcuna necessità di suscitare sensazioni di vita.

**Fotografie dei tempi che viviamo**, immersi negli schemi illusori di una civiltà che riteniamo raggiunta, ma continuamente costretti a ricrederci per ciò che la realtà rivela.

**La prima**. Il punto di ripresa è sollevato di pochi metri per ottenere l’effetto di contemplare ogni particolare: da un lato uomini in divisa e filo spinato; a seguire donne, bambini e uomini ammassati con atteggiamenti che rivelano stupore, confusione, paura, sostanzialmente la mancanza di futuro sino alla disperazione; davanti a loro ancora filo spinato e oltre altri militari in assetto di battaglia (quale battaglia? Quella contro un esercito di profughi?). Non si constatano contatti violenti, **la violenza è nelle pose dei** [protagonisti](https://laragione.eu/esteri/ricatto-morale/): se ne intuisce la **dura essenzialità**. Un timore antico nei gesti di chi subisce. Gli uni spingono i rassegnati oltre il confine, gli altri impediscono il superamento del filo spinato: in mezzo, dunque, il panico. **È una delle porte dell’Europa**, che nulla ha a che vedere con le nostre convinzioni di civiltà.

**La seconda**. Un militare, pare assurdamente alto, intabarrato in una divisa esageratamente protettiva. Il gesto: arretra appena, il braccio è teso nel reggere un guinzaglio. Conduce un cane di grossa taglia. A terra, un uomo: appare dimesso, anche nel tentativo di rotolare su sé stesso per sottrarsi al morso dell’animale, che ha i denti scoperti e il muso contratto. Aggressività ottusa. **È sempre una porta dell’Europa**. Che preferiamo negare.

**La terza non si vede**. Nessuno l’ha ripresa e ne immaginiamo le ragioni sicché, come spesso avviene, **è la nostra mente che la disegna**: un piccolo gruppo di emarginati ha superato il filo; una famiglia, che immaginiamo in nero. Con loro anche un bambino di un anno o poco più. Era fatta: **l’Europa aveva aperto le sue braccia (per caso)**. Purtroppo il freddo ha ucciso il bambino; che non si vede, ma che immaginiamo in bianco. [Che possiamo fare?](https://laragione.eu/esteri/si-deve-agire/) Stupiti ci rassegneremo all’indifferenza?

È già accaduto: **eppure pensavamo d’essere civili**. Avvenne, avviene, avverrà.

 

di *Cesare Cicorella*
