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title: A Lesbo non naufraga la civiltà ma si infrangono le inciviltà
description: "Il tentativo disperato di tante vite umane di raggiungere l'Europa non può e non deve diventare una colpa degli occidentali."
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date: 2021-12-07
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/esteri/immigrati-a-lesbo-non-naufraga-la-civilta-ma-si-infrangono-le-incivilta/
categories: [Esteri, Evidenza]
tags: [Europa, immigrazione, UE]
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# A Lesbo non naufraga la civiltà ma si infrangono le inciviltà

![immigrati a lesbo](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/12/Evidenza-sito-67.png)

Il tentativo disperato di tante vite umane di raggiungere l'Europa va ascoltato. Ma non può e non deve diventare una colpa degli occidentali.

A Lesbo non naufraga la civiltà. Con tutto il rispetto per Bergoglio, si deve fare attenzione a non costruire il gran luogo comune delle colpe occidentali. **Si è così generosi, dalle nostre parti, nell’assumersi tutte le colpe che si finisce con il volersi assumere anche quelle degli altri.** Quella massa di persone che preme ai nostri confini non sono una colpa nostra, ma dei Paesi da cui fuggono. Provano, talora disperatamente, a entrare nel nostro mondo proprio perché lo considerano un approdo di civiltà. Un approdo, non un naufragio.

Noi, qui nell’Unione europea, abbiamo bisogno di immigrati. Non perché siamo civili e vogliamo dimostrarlo, ma perché la leva demografica e i bisogni della produzione parlano la chiarissima lingua dei numeri. Solo il farneticare del buonismo e del cattivismo, del «Venite!» e dell’«Andatevene!» provano a ignorarla. Accanto a questa considerazione, biecamente materiale, ve ne è una ideale: il diritto dei profughi lo abbiamo inventato qui; far entrare chi è profugo non è fargli, ma farci un piacere.

I guai sono due. Primo: **gli indubbi problemi innescati dai processi d’integrazione** di chi arriva da fuori fanno da concime alla malapianta della xenofobia, quando non direttamente del razzismo, premiando elettoralmente più chi specula che chi ragiona (ma se chi ragiona continua a farlo, come è successo in Germania, sono gli elettori a punire gli speculatori). Secondo: **non è facile distinguere fra profughi ed emigranti per bisogno**, specie se ci si mette a sostenere che sarebbe meglio non distinguere affatto.

Due cose sono, comunque, chiarissime e innegabili: **è impossibile pensare di accogliere tutti quelli che vorrebbero entrare, come è impossibile supporre di tenerli tutti fuori**. Tutto ciò non toglie che quei campi di raccolta siano una visione insopportabile. Dirlo, però, costa nulla.

Il tema è: quale alternativa c’è? Intanto centralizzare in una **unica autorità europea**, quindi non nazionale, la responsabilità di distinguere e far entrare, velocizzando molto il processo. Poi provare a** lavorare sui Paesi di provenienza,** sia per i rimpatri che per fermare la marea. Su questo punto, però, è necessario essere chiari: occorrono non solo soldi, ma anche forza e indirizzo politico.

La politica estera non è il campo della bontà e spesso sono i Paesi di provenienza ad avere visto naufragare la civiltà. Quindi è un lavoro ruvido, gravoso e non disarmato. Non è detto sia lo stesso di quel che pensano molti, fuori e dentro le mura leonine.

Certo che abbiamo un problema a Lesbo. Ed è un problema atroce. Ma lo abbiamo proprio perché da Lesbo** tanti nostri fratelli nell’umanità tentano di entrare nella civiltà, fuggendo dall’inciviltà.**

di *Davide Giacalone*
