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title: In Etiopia è stato di emergenza
description: L’offensiva dei ribelli tigrini in Etiopia preoccupa il governo centrale mentre la popolazione è stremata dal conflitto.
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date: 2021-11-07
author: Mario Bonito
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categories: [Esteri]
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# In Etiopia è stato di emergenza

![In Etiopia è stato di emergenza](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/11/Etiopia.png)

Situazione umanitaria in rapido deterioramento in Etiopia. L’offensiva dei ribelli tigrini preoccupa il governo centrale mentre la popolazione è stremata dal conflitto.

**«Siate pronti a utilizzare le armi»**. Così **il primo ministro dell’Etiopia Abiy Ahmed Ali**, 44 anni, **premio Nobel per la pace nel 2019** per aver messo fine alla guerra con la vicina Eritrea, durante l’ultimo comizio ad Addis Abeba. Il drammatico appello, rivolto alla popolazione, è di **schierarsi contro i ribelli del Tigray**, che già il 28 giugno avevano conquistato **Makallé**, capoluogo della regione del Nord, dopo otto mesi di conflitto. La sconfitta aveva costretto il governo centrale a un cessate il fuoco unilaterale e l’esercito, sostenuto da milizie amhara e soldati eritrei, alla ritirata. Le milizie del **Tplf (Fronte popolare di liberazione tigrino)** hanno però proseguito l’avanzata verso Sud e negli ultimi giorni hanno conquistato **Dessiè** e **Kombolcha**, due città strategiche sulla via per la capitale. Notizia smentita dal governo, che intanto ha proclamato lo stato di emergenza.

L’**Etiopia**, secondo Paese più popoloso dell’Africa e sede degli uffici dell’**Unione africana**, rischia di scivolare in una sanguinosa guerra civile. Ad agosto i ribelli tigrini si sono alleati con l’**Esercito di liberazione dell’Oromia**, organizzazione per l’autodeterminazione degli oromi, il gruppo etnico più numeroso nel Paese. L’intesa ha consentito al **Fronte di liberazione tigrino** di conquistare anche **la strada che collega Addis Abeba al porto di Gibuti**, il più importante scalo marittimo dell’intera regione del **Corno d’Africa**.

Celebrato dai leader occidentali e popolare in patria, all’inizio del suo mandato nel 2018 **Ahmed** ha provato democratizzare l’Etiopia. Riforme scritte sul “**Medemer**”, il suo manifesto politico, con cui si provava a superare il lungo e controverso dominio (25 anni) di **Meles Zenawi**, l’ultimo ‘uomo forte’ di **Addis Abeba**. L’auspicato rafforzamento federale di **Ahmed Ali**, però, si è rapidamente trasformato in un neoimperialismo mancato.

Alle elezioni di giugno il **Prosperity Party**, il partito del primo ministro, ha conquistato una schiacciante vittoria e il mese scorso Ahmed Ali ha prestato giuramento per un secondo mandato. **L’avanzata dei ribelli del Tigray potrebbe cambiare i programmi**. Anche se il portavoce dell’organizzazione ha fatto sapere che attualmente «una marcia verso Addis Abeba» non è nei piani, le forze governative hanno ripreso i bombardamenti su Makallé e hanno escluso una soluzione negoziale.

**Nel Paese ci sono circa ottanta gruppi etnici**: l’aggravarsi e la regionalizzazione dei combattimenti (il governo centrale è sostenuto dagli **Emirati Arabi Uniti** mentre l’**Egitto** osserva con particolare interesse la **Gerd**, l’enorme e controversa diga che l’Etiopia sta realizzando sul **fiume Nilo Azzurro**) ricorda la violenza delle guerre nei Balcani.

«Il conflitto del Tigray è caratterizzato da un’estrema brutalità», rivela un’**indagine congiunta della Commissione etiope e dell’Ufficio dell’Onu per i diritti umani**. Nel frattempo la situazione umanitaria è in rapido deterioramento. Secondo le **Nazioni Unite**, da novembre 2020 gli scontri hanno causato oltre 2,7 milioni di sfollati interni e circa centomila profughi, fuggiti nel vicino Sudan (a fine ottobre teatro di un colpo di Stato militare).

Gli eserciti etiope ed eritreo sono stati accusati di ‘pulizia etnica’ e di affamare la popolazione. Ma **crimini di guerra e violazioni dei diritti umani** potrebbero esser stati commessi **anche dagli insorti tigrini** – si legge nel rapporto delle Nazione Unite – in cui i civili vengono definiti «in trappola». Non basteranno semplici e ripetuti appelli per porre fine alle ostilità e per un cessate il fuoco duraturo.

 

di *Mario Bonito*
