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In tutta Europa si accelera per tornare a vivere

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Non sembra un “liberi tutti”: lo è. L’Europa è pronta ad allentare obblighi e restrizioni ma è comunque doveroso ricordare che il nemico non è ancora sconfitto per evitare ripartenze a singhiozzi.

In tutta Europa si accelera per tornare a vivere

Non sembra un “liberi tutti”: lo è. L’Europa è pronta ad allentare obblighi e restrizioni ma è comunque doveroso ricordare che il nemico non è ancora sconfitto per evitare ripartenze a singhiozzi.

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In tutta Europa si accelera per tornare a vivere

Non sembra un “liberi tutti”: lo è. L’Europa è pronta ad allentare obblighi e restrizioni ma è comunque doveroso ricordare che il nemico non è ancora sconfitto per evitare ripartenze a singhiozzi.

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Ormai è un’ondata. È difficile anche elencare i Paesi che stanno programmando o hanno già varato riaperture quasi senza limiti. Per limitarci ai casi più emblematici che certificano la fine dell’emergenza, ieri il premier britannico Boris Johnson ha annunciato che dal 21 febbraio non ci saranno obblighi e restrizioni neppure per i positivi al Coronavirus.

Questo è – non sembra’ – un liberi tutti, senza se e senza ma. In Francia, Paese dall’inizio della pandemia molto più assimilabile all’Italia quanto a regole e divieti, si sta studiando lipotesi di cancellare il Green Pass da fine marzo. Non c’è una data precisa, ma lindicazione è chiara: si marcia spediti verso la normalità. In Svezia si è deciso di non sottoporre a tampone i positivi ma di riservare il test ai soli soggetti fragili.

Come accennato, potremmo andare avanti a lungo, ma ciò che conta è la constatazione che il mondo – quantomeno lEuropa – si stia preparando anche psicologicamente a rientrare nella vita di prima. Sia chiaro, non si può che attendere con malcelata ansia tutto questo e siamo certi che lItalia seguirà in tempi relativamente brevi.

Detto ciò, un Paese maturo deve anche saper ricordare ai propri cittadini che il nemico non è ancora sconfitto. Che ogni giorno contiamo il numero di morti più alto dEuropa (anche perché abbiamo unetà media molto elevata, ma il dato resta).

Non vediamo lora di uscire dall’emergenza, di riappropriarci della nostra quotidianità, ma non per tornarvi a singhiozzo.

  di Marco Sallustro

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