---
title: "Investimenti in Cina: rischi senza regole"
description: "Il governo tedesco ha dato l'ok all'acquisto del 25% delle azioni del porto di Amburgo a un'impresa cinese"
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/10/Evidenza-sito-27.jpg
date: 2022-10-30
author: Ottavio Lavaggi
url: https://laragione.eu/esteri/investimenti-in-cina-rischi-senza-regole/
categories: [Esteri]
tags: [Cina, Evidenza]
---

# Investimenti in Cina: rischi senza regole

![Investimenti in Cina: rischi senza regole](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/10/Evidenza-sito-27.jpg)

Il governo tedesco ha dato l'ok all'acquisto del 25% delle azioni del porto di Amburgo a un'impresa cinese. Quali sono i rischi e quali i vantaggi?

**Dei capitalisti cupidi Lenin diceva: «Ci venderanno volentieri le corde con le quali li impiccheremo»**. Questa battuta cinica è una utile antifona al dibattito sul futuro delle relazioni commerciali con la Cina.

**Il governo tedesco**, non senza forti polemiche interne, **ha dato il beneplacito all’acquisto del 25% delle azioni del principale porto tedesco, Amburgo, a un’impresa cinese**. Il 25%, sostiene il cancelliere, è un mero investimento finanziario, non una partecipazione di controllo. Osservazione corretta, ma le due domande obbligatorie che seguono sono: la Cina offre reciprocità vera agli investimenti europei a casa sua? E ancora: come si può concorrere liberamente con imprese formalmente private ma in sostanza sostenute da uno Stato con tasche profonde e obiettivi politici più che economici? Sembrano domande retoriche con risposte scontate, ma non lo sono.

Circa la prima domanda, **la vicenda da seguire con attenzione è forse il *crack* del conglomerato immobiliare cinese EverGrande**. Non è roba da poco, visto che c’è un ‘buco’ di oltre 300 miliardi, la cui dimensione è tale da rendere inevitabile un intervento statale. I creditori del gruppo in dissesto sono milioni di cittadini cinesi che hanno pagato caparre per appartamenti non completati, fornitori privati cinesi, creditori bancari e istituzionali cinesi... e obbligazionisti occidentali. **Se i costi saranno equamente divisi, i creditori occidentali avranno poco da lamentarsi**: hanno fatto un investimento imprudente o sfortunato e ne pagano le conseguenze. Se invece i creditori domestici saranno privilegiati rispetto a quelli esteri, la lezione avrà valenza sistemica: è imprudente investire in Cina ed ergo anche imprudente offrire agli investitori cinesi garanzie equilibrate.

La seconda domanda porta a riflessioni ancor più importanti: **se i cinesi viziano la concorrenza con aiuti pubblici che hanno finalità geopolitiche più che economiche, dobbiamo reagire seguendo il loro esempio?** Fanno bene o male gli americani a offrire grandi aiuti finanziari all’elettronica per riportare in Usa la produzione? È necessario chiedere al maggior produttore globale di *chip* avanzati, Tsm, di spostare la produzione da Taiwan agli Stati Uniti, per proteggere l’Occidente dalle implicazioni di un attacco cinese a Taipei? Non vanno sottovalutate le conseguenze economiche di una possibile de-globalizzazione radicale, la prima delle quali sarebbe una perdurante forte pressione inflazionista. **Il commercio è insomma un’alternativa all’austerità dei tassi, per contenere l’inflazione**. Il “sovranismo”, invece, è il padre dell’inflazione.

Infine, per chiudere,** un commercio equilibrato implica misure anti-*dumping*, cioè punizione delle vendite in perdita fatte per conquistare quote di mercato**. Che è quanto si apprestano a fare i cinesi in Europa nel settore delle auto elettriche. Ma quale dev’essere la reazione intelligente? Punire l’*import* di auto cinesi o accelerare l’innovazione e la penetrazione delle auto elettriche di origine europea?

Sono questi, credo, i temi concreti di cui val la pena dibattere, lasciando da parte gli *slogan*.

 

*di Ottavio Lavaggi*
