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title: Groviera Iran
description: In Iran gli ayatollah hanno un problema. Anzi, più d’uno. Basta mettere in fila episodi per evidenziare la fragilità dei servizi di sicurezza
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date: 2024-09-19
author: Massimiliano Lenzi
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categories: [Esteri]
tags: [esteri, Iran]
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# Groviera Iran

![Iran](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/09/Evidenza-sito-1484-1024x639.jpg)

In Iran gli *ayatollah* hanno un problema. Anzi, più d’uno. Basta mettere in fila alcuni episodi per evidenziare la fragilità dei servizi di sicurezza

**A Teheran gli *ayatollah* con i turbanti hanno un problema**. Anzi, più d’uno. **Basta mettere in fila alcuni episodi – dall’attacco terroristico di Hamas contro Israele il 7 ottobre di un anno fa in avanti – per evidenziare la fragilità dei servizi di sicurezza iraniani se non addirittura una spaccatura all’interno delle gerarchie di potere**, con falle e possibili soffiate verso Tel Aviv.

Per entrare nella fragilità dell’Iran partiamo dall’ultimo smacco subito: **l’esplosione dei cercapersone (i *pager*) in dotazione ai militanti di Hezbollah in Libano e Siria che hanno provocato migliaia di feriti (fra cui l’ambasciatore iraniano a Beirut) e diversi morti.** Il capo di Hezbollah, **Hassan Nasrallah**, per ragioni di sicurezza **aveva dato ordine ai suoi di sostituire i cellulari con i cercapersone**, dato che era rimasto sconvolto dall’eliminazione di Fuad Shukr, il suo comandante in capo, centrato da un missile in un appartamento che avrebbe dovuto esser segreto.** I cercapersone sono arrivati a Hezbollah dall’Iran che li avrebbe ordinati e ricevuti da un intermediario commerciale in Ungheria **(con il governo di Budapest che ieri si è affrettato a spiegare che l’azienda indicata come produttrice dei cercapersone esplosi in Libano e Siria non ha siti di produzione nel Paese magiaro).

**A Teheran, se non sono sciocchi, in queste ore si staranno interrogando sul come sia potuto accadere che, anziché *driin*, i cercapersone abbian fatto *boom***. Dov’è stata la falla? Chi ha parlato? Che controlli sono mancati? L’esplosione dei *pager* è però soltanto l’ultimo episodio, in ordine di tempo, della debolezza iraniana rispetto alla sicurezza della sua rete che vuole combattere e annientare Israele. Andando infatti a ritroso nel tempo, oltre alla morte di Shukr (citata poc’anzi) ci sono altri smacchi subiti dal Paese degli *ayatollah*.

**Prendiamo la vicenda di Ebrahim Raisi, il (fu) presidente della Repubblica Islamica. Il suo elicottero, nel maggio di quest’anno, ha subìto un incidente mentre sorvolava l’Azerbaigian orientale**. Raisi è morto ed è stato incolpato il maltempo ma l’episodio, in realtà, **è ancora avvolto da numerosi interrogativi che non hanno avuto una risposta chiara**. E l’elenco delle ‘disgrazie’ iraniane non si ferma qui. **Ismail Haniyeh, capo di Hamas all’estero,** **a fine luglio è rimasto ucciso in piena Teheran da un ordigno esplosivo piazzato nel suo appartamento**, fra l’altro all’interno di un palazzo controllato dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane. L’elenco potrebbe continuare, ma già questi episodi son più che sufficienti a delineare la debolezza iraniana.** Una debolezza che trova ulteriore conferma nei roboanti annunci di vendette missilistiche contro Israele** che poi, nella realtà della reazione iraniana, si sono rivelati un petardo (per fortuna, ovviamente) anziché dinamite.

**Anche nello scarto fra l’annuncio d’una vendetta e la sua materializzazione si consuma perciò la crisi dei turbanti turbati**. Crisi che, come premesso all’inizio di quest’analisi, ha due profili. Quello che riguarda la reazione è politico e indica una probabile divisione dei vertici di potere di Teheran sulle scelte da compiere contro Israele. **Questo spiegherebbe, eccome, la debolezza – rispetto agli annunci roboanti – delle azioni iraniane.** **Il secondo tema riguarda invece il controllo della sicurezza e dei servizi. **È ancora in grado il regime di Teheran di esercitare una sorveglianza non sul popolo sottomesso (quello, in una dittatura, è relativamente facile) ma sui gangli degli apparati dello Stato che hanno il compito di evitare infiltrazioni, di prevenire e di bloccare fughe di notizie, salvaguardando la sicurezza dei turbanti e dei suoi amichetti, da Hezbollah ad Hamas (due organizzazioni terroristiche)? I fatti dell’ultimo anno indicherebbero di no: la sorveglianza a Teheran pare far acqua da tutte le parti. Un punto questo, comunque la si pensi rispetto alla sua azione politica e alle sue scelte, a vantaggio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

di *Massimiliano Lenzi *
