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Iran, Al Habtoor, miliardario degli Emirati Arabi Uniti, a Trump: “Chi le ha dato l’autorità di trascinarci in guerra? Ha seguito Netanyahu?”

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Khalaf Ahmad Al Habtoor a Donald Trump: “Chi le ha dato l’autorità di trascinare la nostra regione in una guerra contro l’Iran? E su quale base ha preso questa decisione così pericolosa?”

Iran, Al Habtoor, miliardario degli Emirati Arabi Uniti, a Trump: “Chi le ha dato l’autorità di trascinarci in guerra? Ha seguito Netanyahu?”

Khalaf Ahmad Al Habtoor a Donald Trump: “Chi le ha dato l’autorità di trascinare la nostra regione in una guerra contro l’Iran? E su quale base ha preso questa decisione così pericolosa?”

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Iran, Al Habtoor, miliardario degli Emirati Arabi Uniti, a Trump: “Chi le ha dato l’autorità di trascinarci in guerra? Ha seguito Netanyahu?”

Khalaf Ahmad Al Habtoor a Donald Trump: “Chi le ha dato l’autorità di trascinare la nostra regione in una guerra contro l’Iran? E su quale base ha preso questa decisione così pericolosa?”

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Khalaf Ahmad Al Habtoor è un miliardario di spicco, politico, ex diplomatico, degli Emirati Arabi Uniti ed è uno di quelli che quando ha da qualcosa da dire, la dice apertamente.

Senza mezzi termini.

Anche quando ciò che vuole dichiarare è indirizzato a Donald Trump.

Uno che quando parla, viene ascoltato – e molto – dalla leadership degli Emirati.

Al Habtoor ha pubblicato online una lettera aperta indirizzata espressamente al presidente statunitense.

Iran, la lettera di Khalaf Ahmad Al Habtoor indirizzata a Donald Trump

Signor Presidente Donald Trump,

una domanda diretta: chi le ha dato l’autorità di trascinare la nostra regione in una guerra con l’Iran? E su quale base ha preso questa decisione così pericolosa?

Ha calcolato i danni collaterali prima di premere il grilletto? E ha pensato che i primi a subire le conseguenze di questa escalation sarebbero i Paesi della regione?

I popoli di questa regione hanno anche il diritto di chiedere: è stata davvero solo una sua decisione? Oppure è arrivata in seguito alle pressioni di Netanyahu e del suo governo?

Lei ha messo i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo e gli Stati arabi al centro di un pericolo che non hanno scelto. Grazie a Dio siamo forti e capaci di difendere noi stessi: abbiamo eserciti e sistemi di difesa che proteggono i nostri Paesi. Ma la domanda resta: chi le ha dato il diritto di trasformare la nostra regione in un campo di guerra?

Prima ancora che si asciugasse l’inchiostro sull’iniziativa “Board of Peace”, annunciata da voi in nome della pace e della stabilità, ci troviamo ora davanti a un’escalation militare che mette tutta la regione in pericolo. Dove sono finite quelle iniziative? E che fine hanno fatto gli impegni presi in nome della pace?

La maggior parte dei finanziamenti annunciati in quelle iniziative proveniva dai Paesi della regione stessa, in particolare da Stati arabi del Golfo che hanno contribuito con miliardi di dollari per sostenere stabilità e sviluppo. Oggi questi Paesi hanno il diritto di chiedere: dove sono finiti quei soldi? Stiamo finanziando iniziative di pace o una guerra che ci mette in pericolo?

Ancora più grave è che la sua decisione non minaccia solo i popoli della regione, ma riguarda anche il popolo americano, a cui lei aveva promesso pace e prosperità. Oggi invece si trova coinvolto in una guerra finanziata con il suo denaro e le sue tasse. Secondo l’Institute for Policy Studies (IPS), il costo delle operazioni militari dirette oscilla tra 40 e 65 miliardi di dollari, e potrebbe arrivare fino a 210 miliardi di dollari includendo gli effetti economici e le perdite indirette se il conflitto dovesse durare dalle quattro alle cinque settimane. Si è arrivati persino a sacrificare gli stessi americani in una guerra che non li riguarda direttamente.

Lei ha inoltre contraddetto le sue promesse di non coinvolgere gli Usa in nuove guerre e di concentrarsi solo sull’America mettendola al primo posto. Durante il suo secondo mandato ha infatti ordinato interventi militari all’estero in sette Paesi: Somalia, Iraq, Yemen, Nigeria, Siria, Iran e Venezuela, oltre a operazioni navali nei Caraibi e nell’est del Pacifico. Nel suo primo anno di governo ha autorizzato oltre 658 attacchi aerei all’estero, un numero equivalente al totale degli attacchi durante l’intero mandato di Biden, che lei aveva criticato accusandolo di aver coinvolto gli Usa in guerre esterne.

Signor Presidente, questi numeri si riflettono chiaramente sui livelli di consenso tra gli americani, che sono diminuiti dalla sua rielezione per il secondo mandato: un calo del 9% in soli 400 giorni.

Questi dati indicano una cosa chiara: anche negli Usa cresce la preoccupazione per il rischio di essere trascinati in una nuova guerra e per l’esposizione della vita degli americani, della loro economia e del loro futuro a rischi inutili.

La vera leadership non si misura con decisioni di guerra, ma con la saggezza, il rispetto degli altri e l’impegno per la pace. E se queste iniziative sono state lanciate in nome della pace, abbiamo il diritto di chiedere oggi piena trasparenza e responsabilità.

di Filippo Messina

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