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title: Iran, arrestata la cantante Parastoo Ahmadi. Si era esibita senza velo
description: "Parastoo Ahmadi ha infranto due rigidi divieti: non indossare il velo e cantare in pubblico. Fermati due membri della sua band"
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/12/Arrestata-Parastoo-Ahmadi.jpg
date: 2024-12-15
author: Mario Catania
url: https://laragione.eu/esteri/iran-arrestata-la-cantante-parastoo-ahmadi-si-era-esibita-senza-velo/
categories: [Esteri]
tags: [diritti, donne, giustizia, Iran]
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# Iran, arrestata la cantante Parastoo Ahmadi. Si era esibita senza velo

![Arrestata Parastoo Ahmadi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/12/Arrestata-Parastoo-Ahmadi.jpg)

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2024-12-14 09:38:37

2024-12-14 08:38:37

Ci sono i mondi, come l’Iran, dove certi gesti ti possono costare la libertà o la vita. Gli esempi di Parastoo Ahmadi, Roya Heshmati e Mehdi Yarahi

Dalle nostre parti ci si atteggia a coraggiosi oppositori del “regime” (quale?!) sparando quattro concetti a caso in Tv o in un pezzo trap, conditi da un paio di parolacce contro i “potenti”.

Tutto questo in un Paese dove il “potente” e il “regime” fanno di tutto per assomigliare quanto più possibile al “popolo” nella lingua, nei modi di fare, nell’uso spregiudicato dei social.

Poi ci sono i mondi - come l’Iran - dove certi gesti ti possono costare la libertà o la vita. Altro che questo gioco di specchi a cui siamo abituati nel tanto vituperato mondo delle liberal democrazie occidentali. Nella Repubblica islamica si muore per un velo indossato male o non indossato affatto.

E allora il coraggio della cantante Parastoo Ahmadi, che ha deciso di esibirsi senza indossare il velo, ci riempie di ammirazione. Anche di vergogna, pensando a chi in Italia si atteggia a rivoluzionario con il Rolex e barricadero in cashmere.

In un video pubblicato online, Parastoo Ahmadi, vestita con un lungo abito nero e senza coprire il capo, ha definito la sua esibizione un “atto di resistenza”. La cantante ha dichiarato che la sua performance voleva essere un simbolo di lotta per i diritti delle donne iraniane, oppresse e punite per il voler essere libere di indossare o meno il velo. Non a caso due giorni fa la magistratura iraniana ha aperto un’inchiesta sul concerto di Ahmadi.

Il gesto di Parastoo Ahmadi non è isolato. Negli ultimi tempi, molte donne iraniane hanno sfidato apertamente le autorità rimuovendo l’hijab in pubblico o pubblicando immagini senza velo sui social. Ricorderete l’episodio del marzo 2023, quando cinque ragazze sono state arrestate dopo aver postato un video in cui ballavano senza velo.

Pensate a quanto si debba essere criminalmente imbecilli per arrestare delle ragazze con un’accusa del genere.

Aiuta a capire di che stiamo parlando e cosa rischino questi giovani, alcune storie di ordinario orrore. L’attivista Roya Heshmati è stata condannata a 74 frustate (frustate!) e a un anno di prigione per aver diffuso una sua foto senza hijab. Il cantante pop Mehdi Yarahi è stato punito con 74 frustate e oltre due anni di reclusione per aver pubblicato una canzone che incoraggia le donne a rifiutare l’obbligo del velo.

Nonostante la severità delle punizioni, la resistenza continua a crescere: donne, attori e cantanti stanno trasformando l’arte e la musica in strumenti di protesta, sfidando un sistema sempre più disperato che mira a soffocare ogni libertà personale.

Quanto a noi, in piedi per Parastoo Ahmadi, Mehdi Yarahi e Roya Heshmati.

di Fulvio Giuliani

Iran, dove il coraggio non è una recita

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2024-12-14 14:09:04

2024-12-14 13:09:04

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9926

2024-05-02 18:50:16

2024-05-02 16:50:16

È proprio impossibile trovare uno spazio anche piccolo-piccolo per ricordare lo stupro di massa a cui è sottoposta la gioventù in Iran?

La domanda l’abbiamo già posta, ma restando disgraziatamente inevasa la riformuliamo: nelle università che si incendiano di indignazione per la tragedia umanitaria (indiscutibile, angosciante e penosa) della Striscia di Gaza, è proprio impossibile trovare uno spazio anche piccolo-piccolo per ricordare lo stupro di massa a cui è sottoposta la gioventù in Iran?

Fra tutte le indignazioni, pur comprensibili e sempre sintomo di una sensibilità da preservare, è mai possibile che quanto avvenga quotidianamente nella teocrazia in mano agli Ayatollah non susciti alcun tipo di reazione anche lontanamente paragonabile alla rabbia per la tragedia fra Israele e palestinesi?

La morte orrenda e raccapricciante della sedicenne - se di cen ne - Nika non merita nulla?

Sono domande retoriche, ce ne rendiamo conto, perché nessuno si sognerebbe di occupare un’università per reclamare il rispetto dei diritti degli omosessuali o delle donne nella Repubblica islamica dell’Iran. Non viene fatto, per motivi solo apparentemente misteriosi, perché questo vero e proprio sonno della ragione ha sia radici antiche, che strettamente legate all’attualità.

Nei confronti dell’Iran, la nostra pubblica opinione non è mai riuscita a creare dei robusti anticorpi per quanto accade quotidianamente: la sistematica violazione di ogni diritto dell’individuo e in modo particolare delle donne o di coloro che per insindacabile giudizio di chi detiene il potere sono “diversi” e soprattutto giudicati irrimediabilmente pericolosi per la moralità pubblica.

Gay appesi alle gru nelle pubbliche piazze, rapper condannati a morte perché osano cantare la propria voglia di libertà, ragazzine uccise perché non coprono bene i capelli o ammazzate dopo essere state violentate da quell’incubo a cielo aperto che è la “polizia morale”.

Un vero e proprio obbrobrio che va avanti da decenni e che se ne sta lì, senza solleticare più di tanto le corde dell’indignazione popolare italiana e non solo.

Pesano, senza ombra di dubbio, i rapporti ondivaghi e non di rado ipocriti che abbiamo tenuto con quel Paese, sino ai massimi livelli, ma ciò non toglie che gli stessi pronti ad alzare la voce e accusare Israele delle peggiori nefandezze tacciano miseramente nei confronti di Teheran.

Ed eccoci arrivati alla stretta attualità: il Paese degli Ayatollah è il più formidabile e giurato dei nemici dello Stato ebraico e, se non altro per banale logica, non può essere il nemico di chi chiede il boicottaggio di qualsiasi rapporto con le università israeliane o gli atenei vorrebbe occuparli per sollecitare le più dure prese di posizione da parte dei governi occidentali contro quello di Tel Aviv.

Per farla molto breve e semplice, il nemico del mio nemico è mio amico: vecchia e (in questo caso) sconfortante regola.

di Fulvio Giuliani

Iran, le donne, i ragazzi e i ‘diversi’ dimenticati

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2024-05-02 18:50:38

2024-05-02 16:50:38

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9926

2024-04-19 09:06:41

2024-04-19 07:06:41

Cosa sono la democrazia, la libertà, i diritti dell’individuo e delle minoranze per gli Ayatollah e Hamas?

Continua ad andare di gran moda dire peste e corna di noi stessi, addebitarci ogni responsabilità per i guasti di questo mondo a tratti impazzito. Ieri, guardavo basito un titolo di un quotidiano che per carità di patria non citerò: a leggerlo, la colpa della guerra scatenata da Putin contro l’Ucraina è nostra. Quanto meno saremmo stati noi europei a volerla continuare, mentre lui - il povero zar di tutte le Russie - non vedeva l’ora di far la pace, dopo aver azzannato un Paese libero e sovrano. Dettagli.

L’ultimo modello in ordine di tempo degli ultras anti occidentali e in special modo anti israeliani è ovviamente l’Iran. Il grande e potente Iran, la Repubblica islamica che ha seppellito sotto una marea di droni e missili balistici il perfido Stato ebraico. Ah no, scusate, ne sono passati nove (che sono comunque troppi, sia chiaro). Nove su più di 500 lanciati, da un punto di vista tecnico-militare un fiasco impressionante. Per esser chiari, sottolinearlo non significa sottovalutare o sottostimare un bel niente. Significa semplicemente che l’Iran continuerà a colpire attraverso le organizzazioni terroristiche regolarmente finanziate, più che imbarcarsi in azioni di guerra convenzionali dal dubbio esito militare, politico e diplomatico.

Fatto sta che per tanti dovremmo lisciare il pelo anche di questi signori, mentre ci genuflettiamo davanti all’imperatore di Mosca.

È notizia di poche ore fa: un gruppo di ragazze iraniane è stato brutalmente malmenato da quella vergogna senza fine che risponde al nome di “polizia morale“. La loro colpa? Non indossavano correttamente il velo. A queste ragazze, in fin dei conti, è andata bene, perché respirano ancora.

C’è chi è morta, come ben ricorderete, per lo stesso motivo. Fra nugoli di fanatici pronti a inneggiare a questi atti di pura barbarie. Il numero di omosessuali impiccati alle gru resta ignoto, perché troppo alto, così come i minorenni uccisi in modo primordiale e raccapricciante per “dare una lezione“ a tutti. Questo è il nuovo modello di certa gente e se glielo si fa notare si adombrano, balbettano, facendo seguire l’immancabile: “Eh, ma gli israeliani a Gaza“.

Parliamo, allora, di cosa siano la democrazia, la libertà, i diritti dell’individuo e delle minoranze per gli Ayatollah, Hamas e compagnia bella. Possiamo permetterci di chiederlo, perché quando si tratta di definire Netanyahu, la sua politica e alcuni dei suoi alleati una sciagura per Israele e tutto l’Occidente non esitiamo un secondo. Pur restando convintamente amici di Israele, ma proprio perché amici sentiamo l’obbligo di dire la verità. Come nel tentativo di fermare l’inutilissima reazione militare della scorsa notte sull’Iran.

Mai potremo stare, però, con chi vuole uccidere la democrazia, il progresso e l’incommensurabile ricchezza della diversità. Mai. Di Fulvio Giuliani

L’Iran dei diritti umiliati

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2024-04-19 20:26:47

2024-04-19 18:26:47

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