Iran, la rivoluzione delle donne contro il regime di Khamenei spopola sul web – IL VIDEO
L’Iran spegne Internet e si prepara alla repressione, ma la rivolta si allarga a macchia d’olio. Perché accendere una sigaretta dando alle fiamme la foto dell’ayatollah?
Sono trascorsi dieci giorni dall’inizio del 2026 e in Medio Oriente è scoppiata una rivoluzione.
Sul web si moltiplicano i video delle persone scese in piazza per protestare contro l’ayatollah.
Da Urmia a Kermanshah, fino al cuore della capitale Teheran, da quasi due settimane milioni di persone hanno deciso di dire basta all’oppressione degli ayatollah.
Secondo il Times, il leader religioso Ali Khamenei sarebbe addirittura in procinto di fuggire in Russia.
Ironia della sorte, lo stesso destino di Assad dopo la caduta del regime in Siria.
Mentre Khamenei punta il dito contro Donald Trump, che ha minacciato attacchi militari in caso di repressione delle proteste, nella “Repubblica” islamica regna il caos.
Proprio in queste ore il regime ha staccato la rete Internet nel tentativo di tamponare l’emorragia mediatica della rivoluzione e disperdere le masse.
Ormai però il dado è tratto e la rivolta si è estesa a macchia d’olio, raggiungendo le province più remote dello Stato.
Coinvolge donne, studenti, commercianti: si tratta di una crisi di sistema.
Nel frattempo, su Internet sono stati condivisi diversi video di proteste e manifestazioni, tra questi non è passato inosservato un trend diffuso dalle donne.
Sono numerose, infatti, le foto di ragazze che, a volto scoperto, danno alle fiamme l’effige del potere (Ali Khamenei) per accendersi una sigaretta.
A una prima occhiata si direbbe un semplice gesto di insurrezione, ma dietro a questo trend si cela un significato più profondo.
Le proteste in Iran
Novembre 2025: Omid Sarlak, un ragazzo che viveva nell’Iran occidentale, pubblica sui social un video in cui dà fuoco alla fotografia della guida suprema Ali Khamenei.
Poche ore dopo è stato ritrovato senza vita nella sua auto, freddato da un colpo di pistola alla testa.
Nello stesso mese, Samad Pourshah, dissidente politico, in segno di protesta contro l’uccisione di Sarlak decide di compiere il suo stesso gesto.
Le forze di sicurezza fanno irruzione nella sua abitazione, nella città di Yasuj.
Fortunatamente, Pourshah non è in casa e riesce a evitare l’arresto.
Da quel momento è costretto a vivere in clandestinità.
Insomma, il regime non perdona ed è abituato a rispondere (impunemente) con una forza spropositata a qualsiasi tipo di offesa.
Già nel settembre del 2021, Qasem Bahrami, poeta iraniano, era stato arrestato a Mashhad dopo aver dato fuoco a una fotografia di Khamenei.
La polizia morale e gli scherani della guida suprema però non sono riusciti a sopprimere il dissenso.
Al contrario, hanno rafforzato la determinazione di un popolo oppresso, soprattutto quella delle giovani donne iraniane che oggi, con questo gesto, continuano a lottare per la propria libertà omaggiando Sarlak, Mahsa Amini e tutte le vittime del regime.
di Angelo Annese
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