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Iran, Mattarella: “L’Europa dica no all’ampliamento del conflitto. Sovranismo distrugge l’ordine internazionale”

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Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella lectio magistralis seguita al conferimento del dottorato honoris causa da parte dell’Università di Salamanca.

Mattarella

Iran, Mattarella: “L’Europa dica no all’ampliamento del conflitto. Sovranismo distrugge l’ordine internazionale”

Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella lectio magistralis seguita al conferimento del dottorato honoris causa da parte dell’Università di Salamanca.

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Iran, Mattarella: “L’Europa dica no all’ampliamento del conflitto. Sovranismo distrugge l’ordine internazionale”

Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella lectio magistralis seguita al conferimento del dottorato honoris causa da parte dell’Università di Salamanca.

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“L’ordine internazionale è per sua natura dinamico, nuovi protagonisti si affacciano, nuove sfide si presentano. Cosa può fare l’Europa a fronte della recessione del modello cooperativo multilaterale nella gestione dei rapporti tra gli Stati? Accettare che esso venga soppiantato da una visione contrattualistica fondata sulla competizione? Tocca all’Europa saper dire di no. Dire di no all’ampliamento dei conflitti, a una perenne instabilità con la moltiplicazione dei fronti di crisi. Come dimostrano le drammatiche vicende che, a partire dal sanguinoso attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, vedono oggi Iran, Libano, l’intera regione mediorientale del Golfo al centro di un arco di crisi di cui non si intravede lo sbocco, con gravissime conseguenze sulle popolazioni”. Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella lectio magistralis seguita al conferimento del dottorato honoris causa da parte dell’Università di Salamanca.

“Dall’assalto russo all’Ucraina in poi, si è intensificata la convinzione -ha ricordato il Capo dello Stato- che l’aggressione possa essere regolarmente praticata nei rapporti internazionali. Ne conseguirebbe anche il venir meno di attenzione e di impegno verso le vere crisi che affliggono le popolazioni mondiali, quella climatica, da cui dipendono fenomeni migratori importanti, quella alimentare, quella energetica, quella demografica, quella sanitaria. Le politiche di trasferimento di aiuti tendono a impoverirsi con incremento delle spese militari”. “Anche su questi fronti -ha proseguito il Presidente della Repubblica- si giocano valori cari all’esperienza europea come la dignità della persona e la sua libertà. Valori che abbiamo condiviso con l’altra sponda dell’Atlantico e riassunti da Franklin Roosevelt del discorso delle quattro libertà del gennaio 1941. Libertà di parola e di espressione ovunque nel mondo, libertà di culto, libertà dal bisogno ovunque nel mondo, libertà dalla paura che, disse, tradotta in termini mondiali, significa una riduzione mondiale degli armamenti a un punto tale e in modo così completo che nessuna nazione sarà in grado di commettere un’aggressione fisica contro un vicino”.

“Ovunque nel mondo può apparire che rimanere legati a un ordine e a istituzioni che stanno perdendo autorevolezza, efficacia, finanziamenti, sia una ricetta certa per la marginalizzazione del nostro continente. Eppure -ha esortato Mattarella- prendere atto dei cambiamenti in corso e non limitarsi a subirli, significa avere il coraggio di proporre una visione alternativa alla mera legge di chi appare più forte. È una strada che l’Europa può e deve percorrere. Una visione dei principi al cui servizio dobbiamo porre strumenti e modalità di azione nuovi e flessibili, adatti ai tempi e fondati su un pensiero sviluppatosi nei secoli a cui Spagna e Italia hanno ampiamente contribuito”.

L’Europa rappresenta un “nucleo indispensabile per il mantenimento di quelle relazioni pacifiche” che la Carta di San Francisco ha posto “al centro della missione identitaria delle Nazioni unite”, un’organizzazione nata “per sottrarre ai singoli Stati, non importa quanto potenti, le decisioni fondamentali su pace e sicurezza, immaginando così una nuova stagione del diritto internazionale fondata su tre pilastri: il divieto dell’uso della forza, il principio di sovrana eguaglianza degli Stati, la promozione universale dei diritti umani, in cui pace e diritti umani non costituiscono ambiti distinti, bensì dimensioni complementari di un progetto normativo volto a superare la logica del sistema westfaliano. La pace, insomma, come ben noto, non coincide con qualsiasi equilibrio, ma si realizza in presenza di condizioni di giustizia e di inclusione”. Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella lectio magistralis seguita al conferimento del dottorato honoris causa da parte dell’Università di Salamanca, alla presenza del re di Spagna Filippo VI.

“Pensiamo all’articolo 2 della Carta -ha ricordato il Capo dello Stato- che dispone che i membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali, dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato o in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni unite. Mentre nel sistema imperialistico delle grandi potenze la guerra veniva considerata uno strumento legittimo di politica estera, la Carta di San Francisco introduce un divieto generale dell’uso della forza, consentendo soltanto due eccezioni: la legittima difesa e le misure autorizzate dal Consiglio di Sicurezza. Una norma che definisce i confini della legittimità del potere politico nei rapporti internazionali, rimuovendo la pretesa che la sovranità degli Stati possa consistere nel diritto di muovere guerra. Quel che avviene in questi ultimi anni, in cui assistiamo a progressivi atti di erosione del divieto di muovere guerra nelle contese internazionali”. 

“Come l’articolo 2 per la pace, l’articolo 55 della Carta dell’Onu per la promozione -ha quindi proseguito il Presidente della Repubblica- dispone il rispetto universale e l’osservanza dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzione di razza, di sesso, di lingua, di religione. L’articolo occupa una posizione centrale nell’architettura normativa dell’ordine internazionale contemporaneo, segnando un passaggio storico. I diritti dell’individuo non sono più esclusivamente materia interna agli Stati, ma divengono oggetto di interesse della comunità internazionale. Anche a questo riguardo, la distanza tra la formulazione universalistica della norma e la realtà politica di questo periodo appare immane”.

“La frequenza di violazioni sistematiche dei diritti umani, favorite dal tentativo di rendere marginali le Nazioni unite, affievolisce l’efficacia dell’ordine internazionale e dei suoi principi. Una condizione che ha finito per favorire l’attuale controtendenza rispetto allo spirito di San Francisco e che vede il riemergere di una insofferenza crescente rispetto alle regole pattuite e agli impegni che ne derivano liberamente sottoscritti dagli Stati. Questo avviene -ha lamentato Mattarella- in nome di un presunto sovranismo assoluto, che si manifesta immemore di dove possa condurre il Leviatano invocato da Hobbes. Accade così che, in opposizione a quanto si afferma necessario per l’ordinata vita delle singole comunità nazionali, si assista alla delegittimazione delle Corti internazionali e dei loro giudici, negando il valore del diritto internazionale, rimuovendo la storica scelta di civiltà di predisporre autorità preposte a verificarne il rispetto e a sanzionarne le violazioni”. 

“Osserviamo l’involuzione del sistema multilaterale di controllo degli armamenti e delle relative misure di fiducia reciproca, faticosamente costruite nel periodo della guerra fredda e nella fase successiva alla caduta dell’impero sovietico. Stiamo assistendo a un progressivo indebolimento fatto di sospensioni, ritiri, mancati rinnovi, un fenomeno che comporta non soltanto una perdita di strumenti di trasparenza, ma anche una trasformazione del regime giuridico internazionale in materia di sicurezza, con conseguenze rilevanti sul piano della prevedibilità strategica e della prevenzione delle escalation, trattati paralizzati o rimossi negli ultimi anni”. 

“Non rileva soltanto la cessazione degli obblighi contrattuali, ma la perdita di meccanismi che per decenni avevano fatto crescere la reciproca comprensione e garantito stabilità. La sistematica inosservanza, quando non l’aperta violazione della Carta delle Nazioni unite, l’abbandono delle organizzazioni settoriali operative del sistema onusiano, lo smantellamento del sistema del controllo degli armamenti, la delegittimazione delle Corti sono tutti fenomeni che vanno nella medesima sconfortante direzione. Ne deriva un vuoto, una arbitraria terra di nessuno, ambito di ingiustificate scorrerie in una sorta di rincorsa a rinnovate conquiste, espansioni commerciali, creazioni di presunte fasce, di aree di sicurezza, con un processo che va a gravare pesantemente sui Paesi e sui popoli più poveri e meno fortunati. Oggi -ha concluso il Capo dello Stato- non sembra prevalere il desiderio di dar vita a un progetto più efficace, né tantomeno sembrano prevalere i tre pilastri prima richiamati: il divieto dell’uso della forza, il principio di sovrana uguaglianza degli Stati, la promozione universale dei diritti umani. Una vis destruens che non origina dalla necessità di preparare il terreno a una costruzione migliore, ma parrebbe dalla volontà di eliminare quei limiti all’esercizio di una sconfinata sovranità statale che erano stati definiti per impedire la prevalenza di aspirazioni egemoniche dei gruppi dirigenti in controllo nei Paesi più forti, più ricchi, meglio armati”.

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