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Iran: missili e raid incrociati, cresce il rischio di guerra regionale

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Teheran, Israele e Stati Uniti intensificano le operazioni militari mentre si teme un impatto globale su energia e sicurezza

Iran: missili e raid incrociati, cresce il rischio di guerra regionale

Teheran, Israele e Stati Uniti intensificano le operazioni militari mentre si teme un impatto globale su energia e sicurezza

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Iran: missili e raid incrociati, cresce il rischio di guerra regionale

Teheran, Israele e Stati Uniti intensificano le operazioni militari mentre si teme un impatto globale su energia e sicurezza

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Gli ultimi aggiornamenti

Ore 10.34

“Lo Stretto di Hormuz è diventato un vantaggio strategico per l’Iran nelle nuove condizioni di sicurezza e non tornerà mai allo status che aveva prima” dell’avvio di operazioni militari di Usa e Israele contro la Repubblica islamica. Parola del portavoce della presidenza del Parlamento iraniano, Abbas Goudarzi, che nei giorni scorsi ha annunciato l’avvio di un iter per imporre il pagamento per il transito dallo Stretto di Hormuz. In dichiarazioni riportate dall’agenzia iraniana Tasnim, Goudarzi assicura che “la gestione di questa rotta importante è in mano alle forze armate della Repubblica islamica dell’Iran” e che “nessun Paese avrà il diritto di transitarvi senza il permesso dell’Iran”, che “difenderà questa posizione strategica con tutto il suo potere militare”.

Ore 9.25

Un nuovo portavoce per i Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran iraniani. E’ stato scelto Hossein Mohabi per l’incarico dopo l’uccisione del predecessore durante le operazioni militari di Usa e Israele contro l’Iran, avviate lo scorso 28 febbraio. Lo ha reso noto l’agenzia iraniana Fars, riferendo della nomina dopo il “martirio” di Ali Mohammad Naini, la cui “eliminazione” è stata confermata Israele il 20 marzo.

Si intensifica il conflitto che vede contrapposti Iran, Israele e Stati Uniti, con un’escalation militare che nelle ultime ore ha segnato un nuovo punto critico e alimenta il timore di un allargamento della crisi all’intero Medio Oriente. Secondo fonti internazionali, Teheran ha lanciato nuove ondate di missili verso il territorio israeliano, mentre gruppi alleati come Hezbollah hanno intensificato le operazioni dal Libano meridionale. Gli attacchi arrivano in risposta ai raid condotti da Israele su obiettivi ritenuti strategici all’interno del territorio iraniano, inclusa la capitale Teheran. Lo Stato ebraico, da parte sua, ha fatto sapere di essere pronto a proseguire le operazioni «per il tempo necessario», lasciando intendere che l’offensiva potrebbe prolungarsi ancora per settimane. In parallelo, Washington ha rafforzato la propria presenza militare nella regione, valutando ulteriori azioni contro infrastrutture iraniane considerate sensibili.

Il quadro si complica ulteriormente sul piano regionale. Nelle ultime ore si sono moltiplicati segnali di instabilità anche in altri Paesi dell’area, mentre cresce il rischio di un coinvolgimento diretto o indiretto di attori del Golfo. In questo contesto, uno dei nodi più delicati resta lo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il traffico energetico globale, dove si registrano forti tensioni e rallentamenti nel transito delle petroliere. Le ripercussioni economiche iniziano a farsi sentire: i mercati energetici restano altamente volatili e si moltiplicano le preoccupazioni per possibili ricadute su inflazione e crescita, soprattutto in Europa. La sicurezza delle rotte marittime e la continuità degli approvvigionamenti energetici sono tornate al centro dell’agenda internazionale.

Sul fronte diplomatico, i margini di mediazione appaiono al momento limitati. Se da un lato gli Stati Uniti mantengono aperta la possibilità di un dialogo, dall’altro Teheran continua a respingere l’ipotesi di negoziati in questa fase. Diversi attori regionali stanno tuttavia tentando di favorire un canale di comunicazione per evitare un’ulteriore escalation. A oltre un mese dall’inizio delle ostilità, il bilancio resta incerto ma già pesante, con danni significativi alle infrastrutture e un numero crescente di vittime. Il conflitto si conferma come uno dei più delicati dossier internazionali, con implicazioni che vanno ben oltre i confini del Medio Oriente e che potrebbero incidere a lungo sugli equilibri geopolitici globali.

Di Camilla Parigi

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