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Iran-Usa, alta tensione: “Senza una svolta, guerra può riprendere”. Theran: “Ue ipocrita”

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L’Iran chiude lo Stretto di Hormuz, il dialogo con gli Stati Uniti frena, la guerra rischia di ricominciare.

Iran-Usa, alta tensione: “Senza una svolta, guerra può riprendere”. Theran: “Ue ipocrita”

L’Iran chiude lo Stretto di Hormuz, il dialogo con gli Stati Uniti frena, la guerra rischia di ricominciare.

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Iran-Usa, alta tensione: “Senza una svolta, guerra può riprendere”. Theran: “Ue ipocrita”

L’Iran chiude lo Stretto di Hormuz, il dialogo con gli Stati Uniti frena, la guerra rischia di ricominciare.

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L’Iran ha ancora accesso a circa il 70% dei missili balistici che aveva in arsenale prima dell’inizio del conflitto e circa il 60% dei lanciatori di missili. E’ quanto scrive il New York Times rivelando una valutazione dell’intelligence Usa, secondo la quale Teheran ha ancora il controllo del 40% del suo arsenale di droni. 

Il giornale americano riporta ancora che al momento dell’entrata in vigore del cessate il fuoco di due settimane, l’8 aprile scorso, Teheran aveva accesso a metà dei suoi lanciatori di missili balistici. Da allora le sue forze hanno potuto dissotterare circa 100 lanciatori, arrivando quindi ad un totale di lanciatori operativi pari al 60% di quelli pre guerra. 

Le forze iraniane stanno anche lavorando per dissotterare altri missili, finiti sotto le macerie provocate dai raid Usa e israeliani. Una volta completato questo processo, secondo l’intelligence americana Teheran avrà a sua disposizione il 70% dei missili balistici che aveva nei suoi arsenali.

Ore 9.00

L’Iran accusa l’Unione Europea di ipocrisia, accusando Bruxelles di usare due pesi e due misure quando invoca il diritto internazionale per la situazione nello stretto di Hormuz. “Ah, quel ‘diritto internazionale’?! Quello che l’Ue tira fuori dal cassetto impolverato per fare la morale agli altri mentre, dietro le quinte, dà il via libera a una guerra di aggressione tra Stati Uniti e Israele e chiude un occhio sulle atrocità commesse contro gli iraniani?”, ha dichiarato il portavoce del ministro degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei. 

“Risparmiateci i sermoni; la cronica incapacità dell’Europa di mettere in pratica ciò che predica ha reso il suo discorso sul ‘diritto internazionale’ il colmo dell’ipocrisia”, ha continuato il portavoce iraniano, difedendo la capacità di Teheran di agire nello stretto, cruciale transito energetico globale. “Nessuna norma” del diritto internazionale, ha sostenuto Baqaei, vieta a Teheran di “adottare le misure necessarie per impedire che lo stretto di Hormuz venga utilizzato per lanicare un’aggressione militare contro l’Iran”. 

Ed infine ha messo in discussione il principio di libero transito nella zona, affermando che, nell’attuale contesto militare, è difficile parlare di “transito innocente incondizionato”: “questa finzione è scomparsa nel momento in cui l’aggressione Usa e israeliana ha portato risorse militare Usa nel cortile di casa dello stretto”. 

Ore 7.45

L’Iran chiude lo Stretto di Hormuz, il dialogo con gli Stati Uniti frena, la guerra rischia di ricominciare. Il muro contro muro è totale e il cessate il fuoco scadrà il 21 aprile, tra pochi giorni. Nelle ultime 24 ore il quadro cambia totalmente, Teheran smentisce Donald Trump su tutta la linea e la tensione torna a salire. Il presidente americano convoca una riunione nella Situation Room della Casa Bianca: senza una svolta, la ripresa della guerra è un rischio concreto.

Indietro tutta

La riapertura dello Stretto, via cruciale per il 20% del commercio mondiale di petrolio, non si concretizza dopo la fumata bianca annunciata da Trump nella giornata di venerdì. Gli Stati Uniti mantengono il blocco navale e Teheran fa scattare il semaforo rosso nello Stretto. “È impossibile per gli altri attraversare Hormuz finché noi non possiamo. Se gli Stati Uniti non revocano il blocco, il transito sarà certamente limitato”, comunica Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano. Lo stop dipende anche e soprattutto dalla volontà dei Pasdaran, come evidenzia la nota del comando centrale militare Khatam Al-Anbiya: “Il controllo dello Stretto di Hormuz è tornato al suo stato precedente, sotto la stretta gestione e il controllo delle forze armate iraniane”. L’apertura annunciata da Trump (“L’Iran non può ricattarci, non ci saranno pedaggi a Hormuz”) è già evaporata, con effetti – tra l’altro – a livello globale. Una nuova chiusura prolungata di Hormuz farebbe immediatamente impennare i prezzi del petrolio e del gas, con conseguenze dirette – in molti paesi, Italia compresa – su benzina e diesel, bollette e inflazione.

I Pasdaran chiudono lo Stretto e sparano

Si torna al punto di partenza o, forse, ancora più indietro. Nello Stretto, due navi indiane finiscono sotto colpi sparati presumibilmente dai barchini dei Guardiani della Rivoluzione. “Avvertiamo che nessuna nave, di alcun tipo, deve lasciare il proprio ancoraggio nel Golfo Persico e nel Mar dell’Oman. Qualsiasi tentativo di avvicinarsi allo Stretto di Hormuz sarà considerato come collaborazione con il nemico e l’imbarcazione responsabile sarà presa di mira”, dicono i Pasdaran.

Nelle stesse ore, come riferisce il Wall Street Journal, la Marina degli Stati Uniti si prepara ad abbordare e, in alcuni casi, a sequestrare petroliere e navi cargo legate all’Iran in acque internazionali, ricalcando un ‘modus operandi’ già adottato con il Venezuela. L’operazione amplierebbe il raggio d’azione della pressione statunitense nei confronti della Repubblica islamica oltre il Medio Oriente.

I negoziati si allontanano

In questo quadro, non sorprende che l’Iran non abbia ancora dato il suo via libera a un nuovo round di negoziati formali con gli Stati Uniti, come riferisce l’agenzia Tasnim. Vacilla, a dir poco, la seconda certezza di Trump: il presidente degli Stati Uniti continua a definire imminente un nuovo incontro tra delegazioni: “Negozieremo durante il fine settimana. Stiamo avendo dei colloqui molto positivi. Sta andando tutto bene”. Il dialogo, grazie alla mediazione in particolare del Pakistan, prosegue dietro le quinte.

“Negli ultimi giorni”, mentre era presente a Teheran il capo dell’Esercito pakistano, Asim Munir, dagli americani sono state “avanzate nuove proposte, che la Repubblica islamica dell’Iran sta valutando senza però fornire una risposta definitiva”, fa sapere il Consiglio supremo di sicurezza nazionale di Teheran. L’organo, in una nota citata da Tasnim, avverte che “la grande nazione e il coraggioso popolo iraniano: non scenderemo a compromessi, non ci ritireremo né tollereremo nulla”.

Riunione alla Casa Bianca

I canali non sono interrotti, ma l’appuntamento per lunedì a Islamabad al momento è più che cancellato e anche la Casa Bianca deve fare i conti con la nuova (o vecchia) realtà. Il presidente, che rimane a Washington nel weekend, nel pomeriggio di sabato convoca una riunione nella Situation Room per discutere della recrudescenza della crisi nello Stretto di Hormuz, come riferiscono due funzionari a Axios. Nel meeting, Trump si confronta con il vice presidente Jd Vance – capodelegazione nei primi negoziati con l’Iran – il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il segretario al Tesoro Scott Bessent, il capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles, l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, il direttore della Cia John Ratliffe ed il capo degli Stati maggiori riuniti dell’esercito Dan Caine. Un funzionario statunitense dichiara che, “se non ci sarà presto una svolta, la guerra potrebbe riprendere” nei prossimi giorni.

L’uranio della discordia

La tensione tra Washington e Teheran è legata anche al destino dei 440 chili di uranio arricchito al 60% in possesso della Repubblica iraniana. Il materiale, con passaggi relativamente semplici, può raggiungere in tempi bravi la soglia di arricchimento del 90% necessaria per la produzione di armi nucleari. “L’Iran ci consegnerà l’uranio”, ha detto Trump a più riprese. Le smentite arrivate già nella giornata di venerdì hanno costretto il presidente degli Stati Uniti a correggere il tiro: “Ci prenderemo l’uranio in un modo o nell’altro”.

Tregua agli sgoccioli

Risposta? “Trasferire l’uranio arricchito dell’Iran negli Stati Uniti non è mai stata un’opzione per noi. Il materiale non verrà spostato da nessuna parte”, taglia corto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei. Le distanze tra Washington e Teheran restano ampie e Trump torna a alzare il tono della retorica: “Non prolungherò la tregua, il blocco navale rimane. Forse dovremo tornare a lanciare bombe”. L’ennesimo avvertimento, in pieno ‘Trump style’, rivolto a Teheran per spingere l’Iran a tornare al tavolo dei negoziati.

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