Usa-Cina: Air Force One di Trump è decollato dalla base Andrews verso la Cina
Il Presidente Donald Trump è partito verso la Cina: “Ho parlato con X. E’ un amico”, sarà una missione molto emozionante”
Usa-Cina: Air Force One di Trump è decollato dalla base Andrews verso la Cina
Il Presidente Donald Trump è partito verso la Cina: “Ho parlato con X. E’ un amico”, sarà una missione molto emozionante”
Usa-Cina: Air Force One di Trump è decollato dalla base Andrews verso la Cina
Il Presidente Donald Trump è partito verso la Cina: “Ho parlato con X. E’ un amico”, sarà una missione molto emozionante”
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L’Air Force One del presidente americano Donald Trump è partito dalla base di Andrews per la visita di tre giorni in Cina. A bordo, secondo quanto riferito dal pool della Casa Bianca, presenti anche il segretario di Stato Marco Rubio e il capo del Pentagono Pete Hegseth, ma non la first lady Melania Trump, la cui assenza è stata comunicata solo all’ultimo momento. L’arrivo è previsto per la mattina italiana. Prima della partenza verso la Cina Il Presidente ha parlato ai giornalisti in merito al destino dei prigionieri in Venezuela:
“Li faremo uscire tutti. La presidente ad interim Delcy Rodriguez sta facendo un ottimo lavoro e la gente è entusiasta di quello che è successo, non riesce a crederci e danza nelle strade. Abbiamo Exxon, Chevron… tutte le grandi aziende stanno andando lì e il Venezuela sta facendo più soldi di quanti non ne abbia fatti negli ultimi 25 anni”.
La tregua tra Usa e Iran è appesa a un filo. O, per usare le parole del presidente statunitense Donald Trump, “è in terapia intensiva”, Il presidente americano ha bocciato senza appello la risposta di Teheran al piano proposto da Washington per porre fine al conflitto. “Totalmente inaccettabile”, dice Trump. Teheran chiede lo stop alle ostilità, il controllo dello Stretto di Hormuz, risarcimenti di guerra. E, a quanto pare, ha anche cambiato idea sulla consegna dell’uranio arricchito agli Usa: prima sì, ora no. Ce n’è abbastanza per indurre Trump a consultare i vertici delle forze armate per rivalutare la situazione, con la prospettiva di una ripresa delle operazioni militari.
“Il cessate il fuoco è incredibilmente debole. Non è mai stato così debole ed è appeso a un filo”, dice il presidente prima di ricorrere ai termini medici: “La tregua è in rianimazione. Come quando il dottore va dai parenti del paziente per dire ‘il vostro cari ha solo l’1% di possibilità di farcela’”, la sintesi estrema.
Cnn riferisce che Trump starebbe valutando “seriamente” la ripresa dei raid contro la Repubblica islamica.
Dal canto suo il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha spiegato che non c’è alternativa al piano in 14 punti rifiutato dal tycoon. Teheran, ha poi spiegato il portavoce della commissione per la politica estera e la sicurezza nazionale del Parlamento, starebbe anche valutando la possibilità di arricchire l’uranio fino al 90% qualora gli Stati Uniti riprendessero gli attacchi.
L’Iran e il “nodo” uranio
Trump, in particolare, accusa l’Iran di aver fatto marcia indietro sulla questione del programma nucleare. “Due giorni fa” Teheran avrebbe manifestato l’intenzione di consegnare 440 chili di uranio, arricchito al 60%, agli Usa. “Poi hanno cambiato idea”, dice il numero 1 della Casa Bianca. Inizialmente “mi hanno detto ‘lo avrete, ma dovrete recuperarlo voi’. Il sito è stato distrutto a tal punto che solo noi e la Cina siamo in grado di compiere l’operazione. Gli iraniani non sono in grado di farlo. Avevano detto sì, poi sono tornati indietro”, afferma.
La ‘melina’ prosegue, la soluzione della crisi appare ancora lontana. Intanto, il prezzo del petrolio è in altalena e quello dei carburanti rimane alto. “Scenderà come un sasso quando tutto questo finirà”, dice Trump, che continua a esibire fiducia nell’epilogo positivo. “Molte persone si chiedono: ‘ha un piano?’. Certo che ho un piano, ed è il piano migliore di sempre”, dice, senza in realtà esporlo nemmeno per sommi capi. “L’Iran non può avere armi nucleari”, si limita a ripetere mentre sciorina il consueto repertorio: la superiorità militare degli Usa è schiacciante, il blocco navale nello Stretto di Hormuz è efficace.
“Non abbiamo bisogno di aiuto sull’Iran”. Lo ha detto Donald Trump rispondendo ai giornalisti prima della partenza per la Cina per l’atteso vertice con Xi Jinping. Il presidente degli Stati Uniti ha precisato che con il leader cinese avrà una “lunga chiacchierata”. “L’Iran non può avere l’arma nucleare”, ha ripetuto.
“Non credo abbiamo bisogno di aiuto con l’Iran. Vinceremo in un modo o nell’altro. Con mezzi pacifici o in altro modo – ha detto ancora una volta il tycoon – La Marina è andata. L’Aeronautica è distrutta. Ogni singolo pezzo della loro macchina da guerra è andato”.
Trump: “Non sono sotto pressione”
Intanto, però, l’Iran non ha nessuna intenzione di soddisfare le richieste degli Usa. Secondo un report dell’intelligence statunitense citato da “The Washington Post“, l’Iran può resistere altri 3-4 mesi prima che la sua economia entri in crisi profonda. In sostanza, Trump rischia di dover attendere la fine dell’estate per sperare nel cedimento del nemico. Gli iraniani, attacca il presidente, “sono stupidi. Pensano che mi stancherò di tutto questo, mi annoierò, sentirò un po’ di pressione. Non c’è alcuna pressione. Otterremo una vittoria totale. In teoria, dal punto di vista militare, abbiamo già ottenuto una vittoria totale”, tiene a precisare.
L’Iran, intanto, non cambia la propria linea e si dice pronto a rispondere a ogni aggressione. “Le nostre forze armate – scrive su X il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf – sono pronte a dare una risposta adeguata a qualsiasi aggressione; strategie errate e decisioni sbagliate porteranno sempre a risultati sbagliati: il mondo intero lo ha già capito. Siamo pronti a ogni eventualità. Rimarranno sorpresi”.
di Mario Catania
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