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La vita (censurata) dei cittadini in Iran

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In Iran la battaglia per la libertà va avanti ormai da un anno e mezzo. Donne e uomini, giovani e anziani, tutti uniti per rivendicare i diritti 

La vita (censurata) dei cittadini in Iran

In Iran la battaglia per la libertà va avanti ormai da un anno e mezzo. Donne e uomini, giovani e anziani, tutti uniti per rivendicare i diritti 

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La vita (censurata) dei cittadini in Iran

In Iran la battaglia per la libertà va avanti ormai da un anno e mezzo. Donne e uomini, giovani e anziani, tutti uniti per rivendicare i diritti 

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In Iran la battaglia per la libertà va avanti ormai da un anno e mezzo. Donne e uomini, giovani e anziani, tutti uniti per rivendicare i diritti e dire basta alla repressione del regime. La rivolta a seguito della morte di Mahsa Amini per mano della polizia ha cambiato per sempre il volto dell’Iran, nonostante la reazione feroce delle autorità: uccisioni illegali, arresti arbitrari, torture, stupri, minacce, impiccagioni sancite in processi irregolari. Artisti e figure pubbliche sotto stretta osservazione, università vittime di vere e proprie purghe. Tutto è valido, tutto è lecito pur di annullare diritti e identità, pur di conservare l’impostazione medievale.

La macchina della propaganda di Teheran non risparmia niente e nessuno. Anche un semplice programma televisivo dedicato alle giovani coppie rischia il taglio, come accaduto a “Blind Date”, un format nato in Gran Bretagna e con numerosi remake in giro per il mondo. La versione iraniana del programma dedicato agli appuntamenti al buio tra ragazzi e ragazze ha riscosso un enorme successo: condotto dall’influencer Viny (1,2 milioni di seguaci solo su Instagram), ha visto uomini e donne alla ricerca dell’amore attraverso un quiz. Ma il regime teocratico ha captato un potenziale pericolo per la narrazione talebana: i più giovani hanno iniziato a sognare uno stile di vita occidentale fatto di libertà e di spensieratezza, non di leggi draconiane. Inaccettabile, gravissimo, da sanzionare.

“Blind Date” è stato seguito in streaming da milioni di iraniani, guadagnando un’inattesa popolarità. Eccessiva secondo l’autorità giudiziaria, che ha disposto anche la chiusura «fino a nuovo avviso» della pagina Instagram del programma. Nonostante la censura, su YouTube sono ancora disponibili alcuni episodi che offrono un rarissimo spaccato della vita di ragazze e ragazzi iraniani alle prese quotidianamente con l’obbligo di indossare l’hijab e costretti a sottostare alle norme islamiche. In un’escalation sempre più intransigente (non molto distante dal ‘modello’ cinese), il regime sta inasprendo le già severe restrizioni sui social media e spingendo i giovani a utilizzare le reti private virtuali per accedere ai contenuti inaccessibili, a partire dalle piattaforme tradizionali come YouTube, Instagram e X (l’ex Twitter). 

Se tanti iraniani hanno deciso di lasciare il Paese – 1,8 milioni negli ultimi quattro anni, secondo recenti stime – c’è chi ha preferito combattere in prima linea. Nonostante i rischi, molti influencer della Gen Z stanno sfidando il potere oppressivo pubblicizzando uno stile di vita occidentale all’insegna della libertà. Una generazione giovane e irrequieta dalla mentalità aperta, stufa della retorica religiosa e quindi politica. Ragazze e ragazzi che con questo regime non intravedono alcuna prospettiva di un futuro migliore e che pertanto trovano il coraggio di rischiare l’arresto o persino la vita per la conquista di diritti umani, civili e politici.

di Massimo Balsamo

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