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title: Israele e i cambiamenti rivoluzionari
description: Israele sta vivendo cambiamenti rivoluzionari perché i fondamenti della sua politica dal 1948 vengono travolti dagli eventi
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date: 2024-04-21
modified: 2024-04-22
author: Flavio Pasotti
url: https://laragione.eu/esteri/israele-e-i-cambiamenti-rivoluzionari/
categories: [Esteri]
tags: [israele]
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# Israele e i cambiamenti rivoluzionari

![Israele e i cambiamenti rivoluzionari](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Israele-e-i-cambiamenti-rivoluzionari.jpg)

Israele sta vivendo cambiamenti rivoluzionari perché i fondamenti della sua politica dal 1948 vengono travolti dagli eventi

[Israele](https://laragione.eu/esteri/israele-e-in-guerra-hamas-il-nemico/) **sta vivendo cambiamenti rivoluzionari** perché i fondamenti della sua politica dal 1948 vengono travolti dagli eventi e se in questi mesi è stato chiaro che l’opinione pubblica occidentale stenta a capire le ragioni di **Tel Aviv** è altrettanto vero che Tel Aviv, incastrata da [Netanyahu](https://laragione.eu/esteri/in-israele-e-rivolta-contro-netanyahu/) e dalle attese sugli esiti delle elezioni statunitensi, sembra non essere in grado di affrontare il cambio di scenario.

**Dal 1948 la regola di ingaggio israeliana** è sempre stata quella di essere la maggiore potenza regionale in grado di battere militarmente, economicamente, politicamente tutte le altre – anche messe insieme, come pure accadde – riducendo al minimo le perdite ebraiche. Nemmeno la guerra del **Kippur** cambiò queste convinzioni (eppure fu istruttiva, militarmente fu un problema ma politicamente portò la pace). **Netanyahu** ne è stato l’interprete più estremo, convinto come molti intellettuali israeliani che la pace non sia possibile con i palestinesi e che **Israele** possa sopravvivere solo incutendo paura, molta paura ai suoi vicini anche prescindendo da reazioni internazionali: ha alcune ragioni, visto che l’unica vera dichiarazione di genocidio sta nello Statuto di [Hamas](https://laragione.eu/esteri/soltanto-hamas-beneficia-da-questo-attacco/) e nella tragica litania “*From the river to the sea*” che viene cantata nei cortei studenteschi di mezzo mondo.

**I fatti più recenti hanno però azzerato questa convinzione. Il 7 ottobre la difesa tramite il terrore e la tecnologia ha fallito drammaticamente. La successiva invasione di** [Gaza](https://laragione.eu/esteri/gaza-al-via-il-lancio-di-aiuti-umanitari-usa-da-aerei-militari/) non ha una soluzione politica a portata di mano, ha generato un terremoto antisraeliano e il rinfocolarsi di un antisemitismo vecchio e nuovo, in tutto l’Occidente più che in Medio Oriente. Militarmente ha poi mostrato come l’*urban warfare *e l’impegno su due fronti con [Hezbollah](https://laragione.eu/esteri/hezbollah-con-hamas-attacco-a-israele-su-due-fronti/) al Nord siano troppo impegnativi per **Idf**, le Forze armate israeliane: soprattutto ha mostrato che a Israele ‘serve’ l’appoggio militare americano. In tal senso ricordiamo ben due Carrier Strike Group e un sommergibile nucleare per settimane davanti alla costa della Siria.

**In questi mesi drammatici alcuni ostinati ‘falchi’** hanno addirittura sostenuto che Israele debba emanciparsi militarmente dalle forniture e dal sostegno americano, il che significherebbe affrancarsi dalle pressioni moderatrici di Washington per riaffermare la autonoma primazia militare e politica delle origini. **Peccato che questa convinzione abbia portato a un atto militare che ora possiamo definire un errore politico quasi ingenuo**: l’attacco esplicito ai generali dei *pasdaran* con la inevitabile risposta iraniana. Se le regole di ingaggio per Israele rimangono quelle del 1948, quelle dei barbuti di **Teheran** ora ci dicono che qualsiasi attacco agli interessi iraniani vedrà una risposta “dall’[Iran](https://laragione.eu/esteri/iran-attacca-israele/)”: cioè non attentati o altro ma veri atti di guerra fra Stati. Da qui i missili che l’opinione pubblica occidentale sottovaluta perché “non hanno fatto danni” ma che hanno azzerato la convinzione israeliana della propria supremazia come deterrente, perché senza l’intervento certo di **Giordania, Stati Uniti, Francia e Regno Unito (e solo forse dei Saud)** i danni sarebbero stati scioccanti e l’*escalation* conseguente ben più brutale di quanto visto a Isfahan. 

**In sintesi, la strategia della superiorità del 1948 è archiviata e pure l’idea di poter sopportare l’isolamento internazionale come prezzo per la sopravvivenza**. Il dinamismo regionale (e non solo) dell’Iran è stato paradossalmente un buon alleato perché ha rappresentato la ragione forte per **gli Accordi di Abramo con gli Emirati, il Marocco e ancora forse con i Saud**. Israele ora sa che non può più prescindere per ogni sua azione da un solido quadro internazionale di alleanze e questa crescente consapevolezza potrebbe fare il miracolo: condannarla alla pace perché il prezzo politico, umano ed economico per vincere le prossime guerre potrebbe essere insopportabile. **Con il fallimento di Netanyahu potrebbe finire un’era**.

di *Flavio Pasotti*
