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title: Israele e i costi della guerra
description: Dopo un mese il prezzo economico della guerra fra Israele e Hamas inizia a farsi sentire, innescando un dibattito politico
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date: 2023-11-17
author: Federico Bosco
url: https://laragione.eu/esteri/israele-e-i-costi-della-guerra/
categories: [Esteri]
tags: [Evidenza, israele, sport]
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# Israele e i costi della guerra

![Israele guerra](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/11/Evidenza-sito-692.jpg)

Dopo un mese il prezzo economico della guerra fra Israele e Hamas inizia a farsi sentire

**Dopo un mese il prezzo economico della guerra fra Israele e Hamas inizia a farsi sentire**, innescando un dibattito politico che per il *premier* Benjamin Netanyahu e il suo ministro delle Finanze, il nazional-religioso Bezalel Smotrich,** sarà molto difficile da gestire**. Secondo le stime del Ministero delle Finanze **la guerra sta costando all’economia israeliana circa 260 milioni di dollari al giorno**, una cifra superiore a quanto stimato a ottobre con l’inizio delle operazioni poiché i costi bellici e le spese generali sono molto più alte del previsto. **Il governo è stato costretto a spendere di più su tutto: dagli armamenti agli stipendi per le centinaia di migliaia di riservisti richiamati.** Al contempo, l’attività economica nazionale si è ridotta e con essa le entrate dello Stato.

**Oltre alla cifra *record* di 360mila riservisti mobilitati dalle Forze di difesa israeliane (Idf), sono fuori dalla forza lavoro anche i dipendenti delle imprese colpite indirettamente dalla guerra**, gli operai delle fabbriche danneggiate e la maggioranza del personale che lavorava nelle attività sospese per assenza di clienti come i ristoranti, i locali, le attività del tempo libero e del turismo. Anche i coniugi e i parenti dei riservisti sono costretti a lavorare meno perché impegnati a seguire le questioni familiari, **come i figli passati in didattica a distanza a causa della chiusura delle scuole.**

**Un impatto paragonabile ai *lockdown* del Covid-19**, che per il governo israeliano significa anche dover stanziare ristori per le persone e le attività colpite, compresi gli sfollati dal Sud e dal Nord di Israele.** La pressione sulle finanze pubbliche ha già portato a una disputa sulle cause più controverse portate avanti dalla destra nazional-religiosa della coalizione che sostiene Netanyahu**, come il finanziamento alle scuole ultraortodosse e i progetti per lo sviluppo degli insediamenti in Cisgiordania. Nel programma di spesa di Israele sono infatti integrati i cosiddetti “fondi di coalizione”, ovvero spese discrezionali destinate ai cinque partiti che compongono il governo di Netanyahu, il più religioso della storia di Israele. La cifra stanziata da questo governo è senza precedenti: **14 miliardi di shekel (pari a 3,6 miliardi di dollari) di trasferimenti approvati lo scorso maggio.**

Smotrich, lui stesso un colono ultraortodosso, è sotto pressione per ridurre la spesa e tagliare i progetti più controversi, che venivano contestati dagli altri partiti della maggioranza già prima della guerra. Ma per Netanyahu e i suoi alleati della destra nazional-religiosa quei finanziamenti potrebbero essere fondamentali per la sopravvivenza politica.** Il ministro delle Finanze dovrebbe svelare entro pochi giorni un nuovo bilancio per ciò che resta del 2023 e poi presentare i piani per il 2024**. La discussione intorno alle risorse pubbliche da distribuire – in un Paese che improvvisamente vede minacciati anche i fondamentali del suo modello economico trainato dall’*high tech *e dall’apertura internazionale – allargherà la spaccatura fra laici e religiosi della società israeliana e dopo la guerra imporrà una resa dei conti sul futuro della democrazia dello Stato ebraico.

di *Federico Bosco*
