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title: Israele, i parenti degli ostaggi irrompono in parlamento
description: Un gruppo di parenti degli ostaggi prigionieri di Hamas ha fatto irruzione alla Knesset, il parlamento israeliano. Il video
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date: 2024-01-22
modified: 2024-01-23
author: Redazione
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# Israele, i parenti degli ostaggi irrompono in parlamento

![Israele parenti ostaggi in parlamento](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/01/Israele-parenti-ostaggi-in-parlamento.jpg)

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2023-10-07 11:53:56

2023-10-07 09:53:56

Il diluvio di missili su Israele lanciati dalla Striscia di Gaza, i soprusi sui civili dei miliziani di Hamas: un giorno di orrore e di ennesimi errori di valutazione

Il “diluvio“ di missili lanciati questa mattina all’alba dalla Striscia di Gaza su Israele è l’immagine “iconica”, spettacolare e “scenografica“ di questo attacco di Hamas allo Stato d’Israele. Mai visto in questa scala.

Ben più terrificanti, però, sono le istantanee e i video dei Suv rubati o preparati dai terroristi che sono riusciti a infiltrarsi dalla Striscia e per troppo tempo sono stati liberi di scorrazzare fra le vie delle città israeliane più vicine al confine, dopo aver “bucato” il servizio di sicurezza che dovrebbe sigillare la Striscia. Tutto questo mentre lo loro incursione era coperta dai 2500 missili lanciati e dai colpi di mortaio.

Ci sarà tempo per valutare la portata dell’attacco e gli indiscutibili errori commessi dall’intelligence israeliana e dall’esercito ma quelle immagini, quel senso di insicurezza e terrore determinati dall’arrivo fisico del nemico libero di sparare sui passanti è un macigno sullo Stato ebraico.

Un dato è certo: la risposta militare d’Israele sarà durissima. I nemici storici di Israele ripetono sempre lo stesso errore, convinti di riuscire prima o poi a spezzarlo sfruttando quelle che per loro sono “divisioni insanabili“ interne e che invece sono i frutti della democrazia. Realtà completamente ignota ai signori della guerra che questa mattina hanno scatenato l’inferno. Converrebbe loro ricordare che - indipendentemente dal colore del governo - quando a Gerusalemme il premier israeliano in carica dichiara: “Siamo in guerra“, questo significa che si prepara una risposta violenta, lunga e spietata nei confronti di chi ha attaccato. Un intero Paese trasforma una minaccia mortale in un nemico comune.

Il nemico è Hamas, ancora una volta il grumo di potere più ferocemente antiisraeliano che esista, rintanato in quell’inferno in terra che risponde al nome di Striscia di Gaza. Un nemico preparato, ricco, ben equipaggiato. In particolar modo dall’Iran. Un nemico che non si fa scrupoli di affamare il suo “popolo“, pur di usare il denaro solo per fabbricare missili, comprare armi, addestrare kamikaze. Un nemico formidabile, come dimostrato dolorosamente questa mattina, in grado di pianificare con pazienza, di studiare e valutare prima di colpire con ferocia e determinazione.

Feroce e determinata - statene certi - sarà anche la risposta israeliana ed ecco perché il sommarsi degli elementi che abbiamo provato a elencare fanno pensare che in questo sabato 7 ottobre 2023 si sia all’alba di una nuova guerra.

Ancora una volta, un conflitto comincia con una strategia dichiarata da parte di chi ha deciso di fare la sua mossa: Hamas vuole la “distruzione di Israele“ ma sostanzialmente mira a spargere il terrore, dare la sensazione che Israele sia spaccato al suo interno, indifeso e meno preparato rispetto un tempo, puntando alla sollevazione generale dei tanti che continuano a sognare di cancellarlo dalla cartina geografica. Non solo a Teheran.

Non è la prima volta che Israele viene colto di sorpresa e la memoria corre inevitabilmente alla guerra del Kippur, nel 1973, quando gli egiziani a momenti sfondarono le linee verso Tel Aviv. Vero, ma il conflitto si concluse con i carriarmati con la stella di David a un passo dal Cairo, fermati solo dall’intervento diplomatico statunitense. Questo lo si ricorda meno.

Una giornata all’insegna dell’orrore e - a saper leggere la storia - dell’ennesimo errore di sottovalutazione della forza della democrazia israeliana. Un attacco su larga scala che riporta il Medioriente indietro di diversi giri di lancette della storia.

di Fulvio Giuliani

“Israele è in guerra”, Hamas è il nemico

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2023-10-07 11:53:56

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2024-01-16 09:45:09

2024-01-16 08:45:09

Israele, la guerra come è stata vissuta, innanzitutto, nel giorno in cui tutto cominciò. Perché nulla si può capire senza passare da quella giornata infernale

Nelle prossime ore pubblicheremo un nuovo podcast de La Ragione che segue idealmente “Attacco a Israele”, il racconto che quasi di impeto cominciammo la sera dello scorso 7 ottobre sull’onda delle notizie terrificanti che arrivavano da Israele sotto attacco di Hamas. 

Mesi in cui abbiamo provato a raccontare, analizzare, ci auguriamo aiutare a capire almeno in parte cosa stesse accadendo, quali fossero le conseguenze di una tragedia che ha gettato l’intero Medio Oriente in una crisi di cui non riusciamo a intravedere una soluzione. 

Nel nuovo Podcast, “Da Gerusalemme - La vita in tempo di guerra” di Anna-Mahjar Barducci, racconteremo il conflitto nelle sue infinite conseguenze dal punto di vista di Israele e in particolare degli israeliani. 

La guerra come è stata vissuta, innanzitutto, nel giorno in cui tutto cominciò. Perché nulla si può capire senza passare da quella giornata infernale.

Eppure tanti si ostinano a negare una valutazione della specificità dell’attacco di Hamas, del trauma profondissimo causato nell’anima e nella carne viva di un Paese che si era colpevolmente adagiato sulla sensazione di non rischiare nulla di neanche lontanamente paragonabile a quanto poi accaduto il 7 ottobre.

Ascolterete la guerra di Israele, la guerra, i dolori, le frustrazioni, i mille dubbi degli israeliani. Di una società così diversa e al contempo così sorprendentemente riconoscibile da noi tutti. Abituata a porsi domande, coltivare dubbi laceranti. Tanto per cominciare sull’opprimente realtà della violentissima reazione-vendetta abbattutasi su Gaza. 

Un’operazione figlia di un governo colpevole per i fatti del 7 ottobre, come ascolterete dalla viva voce di Anna-Mahjar Barducci. Governo a cui paradossalmente non è sembrato vero di poter scatenare la propria forza militare per coprire errori capitali con cui i leader - Benjamin Netanyahu su tutti - dovranno in ogni caso fare i conti.

Un appuntamento con il giudizio del Paese e della storia che l’ormai insensata offensiva di terra nella Striscia potrà coprire per un altro po’, sulla pelle di migliaia civili palestinesi ostaggi e vittime due volte.

Già nella prima puntata del podcast sentirete l’eco di queste critiche, che piovute da Gerusalemme pesano il triplo. Sappiamo che, nonostante qualsiasi indicazione e lettura, per tanti la guerra dalla parte israeliana non merita di essere raccontata. Così come non si riescono a raccontare le violenze di massa subite dalle donne il 7 ottobre, che per mesi non hanno suscitato una frazione di quelle reazioni che (ci mancherebbe!) un singolo episodio avvenuto da noi avrebbe scatenato per settimane. 

Anche per questo riteniamo che sia fondamentale ricordare la genesi dei fatti, con chi abbiamo a che fare, come si possa arrivare al cinismo supremo e ributtante di diffondere un video con tre ostaggi, farli rivolgere alle famiglie e al governo per poi affermare che due di quelle tre persone sono morte. È storia di questa guerra.

di Fulvio Giuliani

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La guerra di Israele

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2024-01-16 11:00:36

2024-01-16 10:00:36

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2023-03-27 07:32:31

2023-03-27 05:32:31

La protesta in Israele contro la riforma della giustizia voluta da Netanyahu ha visto scendere in piazza anche i riservisti

Per comprendere la dimensione della protesta scoppiata in Israele, contro la riforma della giustizia voluta dal premier Benjamin Netanyahu, basti dire che la rivolta ha raggiunto i riservisti.

Questi ultimi non sono solo un elemento fondamentale dell’architettura della difesa di Israele, ma una vera e propria icona sociale.

Sono le donne e gli uomini pronti a essere richiamati in qualsiasi momento da esercito, aeronautica e marina - in particolar modo le prime due - per poter difendere lo Stato da ogni minaccia o, dato essenziale, prevenirle con azioni mirate che sono parte della storia e della politica di Israele. Sono le donne e gli uomini dei leggendari reparti d’Elite dell’aeronautica e di Tsahal, l’esercito, che di effettivi ne conta 167.000 e riservisti 445.000. Per dare una dimensione.

Se questi ultimi arrivano a minacciare un ammutinamento tecnico, rinunciando ai periodici richiami di esercitazione, vuol dire che il limite di rottura è vicino. Fa più impressione anche delle 600.000 persone piazza, sui 9 milioni di abitanti, nelle ultime 48 ore.

Non è in gioco il destino politico di Netanyahu, abile e spregiudicato trasformista capace di qualsiasi alleanza via via sempre più a destra per conservare o riconquistare il potere. È in gioco la solidità stessa dell’unica democrazia dell’area. 

Per un Paese ancora oggi odiato da buona parte dei suoi vicini, una realtà potenzialmente fatale.

Non a caso, ieri il Dipartimento di Stato statunitense si è detto preoccupato per la stabilità della difesa dello storico alleato, dopo il clamoroso licenziamento del ministro della Difesa Gallant contrario alla riforma della giustizia. Nelle stesse ore, a Teheran, in Siria e in Libano - tanto per cominciare - è presumibile si sia festeggiato.

Anche in Occidente è inutile negare quanto sia controverso il rapporto di tanti con Israele: formalmente ineccepibile, ma spesso venato da un sordo rancore per la pluridecennale e irrisolta questione palestinese. Una figura come quella di Bibi sembra fatta apposta per minarne simpatia e credibilità.

Guai a confondere un politico già ampiamente screditato con i destini di un Paese che generazioni di governi e di masse indottrinate avrebbero voluto cancellare dalla faccia della terra da settant’anni a questa parte. Guai a lasciare sola l’unica vera democrazia - come dimostrato proprio in queste ore - nel raggio di migliaia di chilometri. Guai a farsi accecare dall’antipatia personale e politica per un leader senza scrupoli e non vedere che con Israele a rischiare siamo anche noi, lì in quelle terre magnifiche e disperate.

di Fulvio Giuliani

In Israele è rivolta contro Netanyahu

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2023-03-27 07:32:31

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