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title: Israele, il “modello Gaza” arriva in Libano?
description: "Il piano di Israele per il Libano: tre zone e molti interrogativi. La strategia di Ron Dermer ridisegna il sud del Paese"
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date: 2026-04-21
author: Annalisa Iannetta
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categories: [Esteri]
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# Israele, il “modello Gaza” arriva in Libano?

![Israele](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2026/04/Israele-1-1024x639.jpg)

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2026-04-16 21:35:59

2026-04-16 19:35:59

Dopo la guerra a Gaza e le tensioni con l’Iran, Netanyahu ha spostato il centro della propria strategia sul fronte settentrionale

Dopo la guerra a Gaza e le tensioni con l’Iran, Israele ha spostato il centro della propria strategia sul fronte settentrionale, dove proseguono operazioni militari contro Hezbollah, mentre si intensificano contatti diplomatici indiretti mediati dagli Usa.

Secondo fonti di sicurezza regionali e media locali, negli ultimi giorni l’esercito israeliano ha ampliato le operazioni nel sud del paese, colpendo obiettivi nel sud del Libano. In particolare, un bombardamento aereo ha distrutto il ponte di Qasmiyeh, ultimo collegamento chiave ancora in piedi per attraversare il fiume Litani tra Tiro e Sidone. I morti nel sud dall’inizio delle operazioni, il 2 marzo, sono saliti a 2.200, con oltre 7.000 feriti e un milione e mezzo di sfollati.

Trump annuncia un cessate il fuoco in Libano di 10 giorni

Sul fronte diplomatico, Trump ha annunciato che Israele e Libano hanno concordato un cessate il fuoco di 10 giorni. Trump ha inoltre dichiarato di aver invitato il premier israeliano Netanyahu e il presidente libanese Aoun a colloqui diretti, i primi dal 1983. 

Resta tuttavia da chiarire se l’accordo includa anche Hezbollah che nel sud del Libano continua a resistere all’offensiva israeliana.

Il movimento sciita, da parte sua, mantiene una presenza attiva nel sud e rifiuta ipotesi di disarmo unilaterale. Il gruppo ha tuttavia mostrato negli ultimi giorni aperture condizionate, legando al ritiro israeliano qualsiasi discussione sul proprio ruolo militare, e un eventuale inquadramento nell’esercito nazionale. Sul terreno, il processo di riduzione della presenza armata viene considerato dagli osservatori solo parzialmente attuato a sud del Litani e comunque subordinato all’evoluzione del conflitto.

Per Benjamin Netanyahu, secondo alcuni analisti, il fronte libanese è diventato centrale nella fase attuale del conflitto

Per Benjamin Netanyahu, secondo alcuni analisti, il fronte libanese è diventato centrale nella fase attuale del conflitto. Dopo la campagna militare a Gaza e il confronto diretto e indiretto con l’Iran, Israele si trova in una posizione in cui i risultati strategici ottenuti sono parziali.

In questo contesto, il Libano rappresenta l’unico scenario in cui la pressione militare può ancora essere combinata con una dinamica diplomatica in evoluzione. 

Per questo, Netanyahu punterebbe sul fronte nord come possibile leva politica: non solo per ridurre la capacità operativa del gruppo libanese filoiraniano e rafforzare la sicurezza lungo il confine, ma anche per ottenere un risultato tangibile da presentare sul piano interno, vendibile politicamente, dopo mesi di guerra ad alta intensità.

Il quadro resta instabile: pressione militare e canali diplomatici procedono in parallelo, mentre ogni incidente sul terreno rischia di compromettere i contatti in corso e la distanza tra escalation e compromesso resta estremamente sottile.

di Annalisa Iannetta

Dopo Gaza e Iran, Netanyahu gioca la carta libanese: 10 giorni di tregua e un futuro ancora incerto

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2026-04-11 19:35:30

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Negli ultimi giorni tra gli utenti del Libano si è diffuso un link diventato virale: una semplice pagina che chiede di inserire la propria data di nascita per calcolare quanta parte della propria vita si è trascorsa in guerra

Conosci le guerre che hai vissuto? Inserisci la tua data di nascita per scoprirlo.

Negli ultimi giorni tra gli utenti libanesi si è diffuso un link diventato virale: una semplice pagina che chiede di inserire la propria data di nascita per calcolare quanta parte della propria vita si è trascorsa in guerra. Una semplice domanda si trasforma in vertigine. Ho provato a inserire la mia, anno 1973, e al momento dell’invio il risultato è apparso freddo, matematico, inappellabile. Una percentuale del 66.3% per cento: 35 anni, 2 mesi, 25 giorni. Più della metà della tua esistenza senza pace.

Per un attimo sembra un errore, una provocazione, forse un’esagerazione costruita per colpire. Poi lo sguardo si sposta sull’immagine che accompagna il numero: un cedro, simbolo millenario del Libano, che perde sangue dalle sue fronde. Non è solo grafica: è una metafora di una storia nazionale segnata da conflitti quasi continui.

Gli autori della pagina web dichiarano di essere “un gruppo di amici che si sono sentiti impotenti di fronte ai bombardamenti che hanno colpito il Paese”.

Immaginando di essere libanese, scorro verso il basso e davanti a me compare la cronologia di fatti - dalla mia nascita a oggi - di cui sarei stata solo un’impotente spettatrice.

Dai primi anni Settanta, quando la Terra dei Cedri è ancora percepita come un luogo di equilibrio fragile ma vitale, un crocevia culturale e commerciale nel cuore del Mediterraneo, al 1973 con le prime operazioni militari legate al conflitto israelo-palestinese che iniziano a incrinare questa immagine. Il 1975, la guerra civile esplode e, con essa, ogni illusione di stabilità. Durerà quindici anni. Beirut viene divisa, le milizie si moltiplicano, le potenze straniere entrano in gioco. La Siria interviene nel 1976, Israele invade nel 1978 e ancora nel 1982, arrivando fino alla capitale. Il Libano smette di essere uno Stato unitario e diventa una geografia di fronti.

Quando la guerra civile termina nel 1990, non arriva la pace. Arriva una tregua fragile, nel sud del paese, gli scontri tra Hezbollah e Israele proseguono per anni. Nel 1993 e nel 1996 nuove operazioni militari riportano bombardamenti e distruzione. Nel 2000 Israele si ritira.

E nel 2006, la guerra esplode di nuovo in tutta la sua violenza. Trentaquattro giorni bastano per devastare infrastrutture, città, vite. Le immagini fanno il giro del mondo, ma per chi le vive non sono eccezione: sono normalità.

Negli anni successivi il conflitto non scompare, cambia forma. Tensioni al confine, raid, scambi di fuoco. Poi arriva il 2023, e con esso una nuova escalation legata alla guerra a Gaza. Il sud del Libano torna a bruciare, i bombardamenti si intensificano, le evacuazioni riprendono, per arrivare fino ad oggi con il territorio ancora una volta trasformato in un campo di battaglia.

Quel 66.3% smette di essere un numero astratto. Diventa una misura del tempo vissuto dentro questa continuità. Non si tratta di sommare singole guerre, ma di riconoscere una linea ininterrotta di instabilità che attraversa le esistenze. Significa nascere mentre una guerra finisce e crescere mentre un’altra prende forma. Significa imparare a riconoscere il suono lontano di un bombardamento prima ancora di comprendere pienamente cosa sia.

Quel link però non è solo una questione libanese. È una riflessione più ampia su come il tempo venga percepito in contesti segnati da conflitti prolungati.

E guardando di nuovo quel cedro che sanguina prendo definitivamente consapevolezza che quella percentuale è la misura di una vita che, senza accorgersene, ha imparato a scorrere sotto le bombe.

di Annalisa Iannetta

Libano, "Do you know the wars you lived?": quando una generazione scopre di essere cresciuta nella guerra

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2026-04-14 23:46:37

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In Libano il bilancio delle vittime è di 248 donne, 165 bambini e 85 tra personale medico e di emergenza tra le vittime. I feriti sono 6.436

Le autorità libanesi hanno dichiarato che gli attacchi israeliani hanno ucciso 2.089 persone dall’inizio della guerra, il dato più alto nel conflitto in Medio Oriente. Il nuovo bilancio del ministero della Salute libanese include 248 donne, 165 bambini e 85 tra personale medico e di emergenza tra le vittime. I feriti sono 6.436.L’8 aprile è stata una delle giornate più violente: la più grossa ondata di raid che ha colpito diverse aree abitate. 100 obiettivi in 10 minuti.Intenso e toccante il video diffuso da Al Jazeera con cui ha voluto raccogliere alcune delle storie di quel giorno, volti che non dovrebbero mai diventare simboli di una guerra.

Hasan Ali Rizq aveva appena imparato a camminare: un anno compiuto da soli sei giorni, il tempo minimo per iniziare a scoprire il mondo. Il sorriso di Ahmed Ariri, tre anni, morto insieme al fratello, cancellato da un’unica esplosione dalla stessa infanzia. KhawlaMedlej era un’insegnante: la sua vita era fatta di lezioni, studenti, futuro condiviso. Hadi Ismail Fahs, 12 anni, sognava di diventare medico, di curare gli altri, mentre la sua vita veniva interrotta prima ancora di poter iniziare a salvare qualcun altro.Sono nomi, ma soprattutto sono relazioni, sono abitudini quotidiane, sono persone immerse in un tempo normale che non esiste più. Le guerre spesso vengono raccontate come strategie, equilibri, dichiarazioni. Ma la loro sostanza più vera si misura altrove: nei letti vuoti, nei banchi di scuola rimasti deserti, nelle voci che non tornano.

Nel frattempo, a Washington iniziano i nuovi negoziati diplomatici con l’obiettivo di contenere l’escalation tra Israele e Hezbollah ed evitare un allargamento regionale del conflitto. I colloqui coinvolgono attori internazionali e mediatori. Netanyahu però ribadisce che continuerà le operazioni militari e, ieri, il leader di Hezbollah, Naim Qassem ha dichiarato che il movimento “rifiuta in modo netto” i colloqui di pace, invitando il presidente Joseph Aoun e il premier Nawaf Salam a non prendere parte ai negoziati. Qassem li ha definiti inutili, accusando Israele di voler annettere il Libano e ribadendo la scelta della “resistenza” e dello scontro diretto.E mentre i leader discutono, la popolazione continua a spostarsi, a fuggire, a sopravvivere come può. Un esodo che non è solo geografico, ma anche emotivo: lasciare tutto per restare vivi.

Di Annalisa Iannetta

Libano: tra negoziati e bombe, restano solo nomi e macerie - IL VIDEO

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2026-04-14 23:47:37

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