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Italia spiazzata e in rincorsa

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Giorgia Meloni è volata ieri nei Paesi del Golfo Persico, anche se da sola le possibilità di manovra restano limitate

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Italia spiazzata e in rincorsa

Giorgia Meloni è volata ieri nei Paesi del Golfo Persico, anche se da sola le possibilità di manovra restano limitate

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Italia spiazzata e in rincorsa

Giorgia Meloni è volata ieri nei Paesi del Golfo Persico, anche se da sola le possibilità di manovra restano limitate

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Che la guerra in Iran sia una follia strategica e abbia spiazzato l’Italia (non solo), lo abbiamo scritto il 1’ marzo, il giorno dopo l’avvio delle operazioni militari di Stati Uniti d’America e Israele contro la teocrazia.
Così come abbiamo sottolineato infinite volte il nostro più assoluto disprezzo per uno dei peggiori regimi esistenti sulla faccia della terra, il cui unico destino – per quanto ci riguarda – è essere consegnato con ignominia all’oblio. Per raggiungere questo scopo, però, non si può (potrebbe) prescindere da una consapevolezza politica e militare del tutto estranea all’amministrazione americana.
Gli iraniani, consci di non avere alcuna possibilità di resistenza e risposta sul piano militare classico, si sono affidati alla scontata strategia della ritorsione economica: sarebbe stato sufficiente conoscere la geografia e la realtà quotidiana dello Stretto di Hormuz, ma abbiamo la sgradevole sensazione che gli attuali inquilini della Casa Bianca non abbiano la sia pur minima contezza del mondo e della realtà.

Da Donald Trump a scendere, si muovono con la tracotanza e l’indifferenza di chi è convinto che le cose debbano andare in un certo modo solo perché l’hanno deciso loro.
Gli ayatollah, quelli ancora vivi si intende, hanno letto Trump e la sua mancanza di strategia come un libro aperto. Hanno analizzato i fantasmagorici tweet di Truth per quello che sono – una manifestazione di rabbiosa impotenza – e hanno cominciato a condurre le danze, nella suprema indifferenza dei destini del proprio popolo.
Così, il danno ha cominciato a espandersi a macchia d’olio, raggiungendo i nostri Paesi e i nostri portafogli. L’Ue comincia a ragionare in termini di lockdown energetico, paventa la possibilità di una riduzione significativa dei voli commerciali fra la primavera e l’estate, invita il mondo dell’impresa europea a rispolverare le politiche di smart working, per ridurre l’uso di carburanti.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è volata ieri nei Paesi del Golfo Persico e ha fatto bene, anche se da sola le possibilità di manovra restano limitate e converrebbe cercare la massima sinergia europea.

Il governo che voleva gettare ponti fra le due sponde dell’Atlantico – magari fosse stato possibile! – si è trovato a dover gestire uno sconforto dell’opinione pubblica nei confronti degli Usa, le cui ricadute si sono sentite in modo tonante nel referendum costituzionale. Allo stesso tempo, il nostro governo in qualsiasi iniziativa europea finisce giocoforza al traino, pagando la vicinanza e la simpatia tante volte ostentate nei confronti di The Donald.
Paradosso politico non difficile da comprendere: il ponte sull’Atlantico è rimasto un sogno e pure la strada si è fatta stretta.

Di Fulvio Giuliani

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