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title: Jafar Panahi, un simbolo di libertà
description: "C’è chi da anni racconta la condizione femminile, pagando un prezzo carissimo per la sua denuncia: parliamo di Jafar Panahi."
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date: 2022-10-17
modified: 2022-10-16
author: Massimo Balsamo
url: https://laragione.eu/esteri/jafar-panahi-un-simbolo-di-liberta/
categories: [Esteri]
tags: [Cinema, Evidenza, Iran]
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# Jafar Panahi, un simbolo di libertà

![Jafar Panahi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/10/Evidenza-sito-103.jpg)

C’è chi da anni racconta la condizione femminile, pagando un prezzo carissimo per la sua denuncia: parliamo di Jafar Panahi.

**Continua senza sosta l’ondata di proteste in Iran** iniziata lo scorso 17 settembre per la brutale uccisione di **Mahsa Amini.** Scontri fra manifestanti e forze dell’ordine in varie zone del Paese, con le donne in prima linea per rivendicare diritti e libertà.** Il regime, dal canto suo, non smorza la repressione**: secondo l’agenzia “Hrana”, dall’inizio delle dimostrazioni sono morti più di 200 manifestanti.

**C’è chi da anni racconta la condizione femminile**, pagando un prezzo carissimo per la sua denuncia:** parliamo di Jafar Panahi**. Quando sarà pubblicato il libro definitivo sul cinema dissidente, **una manciata di capitoli saranno sicuramente dedicati al maestro di Mianeh**. **Panahi è stato arrestato nel 2010 e condannato a sei anni di reclusione**. L’accusa?** Aver tramato contro la Repubblica Islamica e** «aver messo in pericolo la popolazione iraniana». Il cineasta è stato perseguitato dal regime per aver dato sostegno al movimento di protesta formatosi dopo la rielezione alla presidenza dell’ultraconservatore Mahmud Ahmadinejad. Non solo:** il volto della *new wave* iraniana ha pagato a caro prezzo le tematiche dei suoi film**, disallineate rispetto alla narrazione del potere. Nonostante il sostegno della comunità internazionale, **a Panahi è stato vietato per 20 anni di dirigere film, scrivere sceneggiature e rilasciare qualsiasi tipo di intervista con *media* iraniani o stranieri.** Lo scorso 11 luglio il regista è finito nuovamente in manette per aver invocato la scarcerazione di due colleghi – **Mohammad Rasoulof e Mostafa Al-Ahmad** –** e ancora oggi si trova dietro le sbarre.**

Per anni assistente alla regia di Abbas Kiarostami, **Panahi ha girato di nascosto cinque lungometraggi.** L’ultimo, premiato a Venezia, è **“Gli orsi non esistono**”, in sala con Academy Two: **semplicemente un capolavoro.** «È la nostra paura a nutrire il potere», afferma uno dei protagonisti.** Ed è qui che esplode la sua visione fortemente anti-regime**, mai così forte, potente. **Panahi racconta la voglia di fuga di chi vive in Iran** ma anche la necessità di restare e combattere, esattamente come chi protesta oggi nelle piazze di Teheran. Dalla censura al carcere, passando per le torture e le proteste contro il potere: temi considerati tabù nella società iraniana vengono affrontati senza filtri,** esplorando con estrema audacia il confine tra realtà e finzione**. «Sono un cineasta. **Il cinema è il mio modo di esprimermi ed è ciò che dà un senso alla mia vita**. Niente può impedirmi di fare film. Per questo devo continuare a filmare, a prescindere dalle circostanze: **per rispettare quello in cui credo e per sentirmi vivo**» ha raccontato Panahi prima di essere arrestato.

**La sua filmografia è sempre stata influenzata dalle esperienze personali**, un cinema sociale che non ha mai sofferto le immarcescibili intimidazioni. Premiato con il Leone d’Oro per “Il cerchio”,** il regista ha acceso i riflettori sulla condizione delle donne iraniane**, sulle disuguaglianze sociali ma anche sulle difficoltà degli artisti a Teheran: **il cinema come mezzo di denuncia**, anche a fronte di un governo autoritario pronto a tutto pur di mettere a tacere i disobbedienti.

di *Massimo Balsamo*
