Jfk ‘63-‘23, cosa resta oltre il mito
| Esteri
Sessant’anni, oggi, dall’omicidio di John Fitzgerald Kennedy. 22 novembre 1963, Dallas. Una data indelebile
Jfk ‘63-‘23, cosa resta oltre il mito
Sessant’anni, oggi, dall’omicidio di John Fitzgerald Kennedy. 22 novembre 1963, Dallas. Una data indelebile
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Jfk ‘63-‘23, cosa resta oltre il mito
Sessant’anni, oggi, dall’omicidio di John Fitzgerald Kennedy. 22 novembre 1963, Dallas. Una data indelebile
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AUTORE: Fulvio Giuliani
Sessant’anni, oggi, dalla prima giornata della nostra era di cui chiunque l’abbia vissuta ricorda esattamente cosa stesse facendo, nel preciso istante in cui seppe dell’omicidio di John Fitzgerald Kennedy. 22 novembre 1963, Dallas.
Un evento scolpito nella storia e amplificato senza soluzione di continuità da libri, romanzi, ricostruzioni più o meno realistiche o fantasiose, film, fantasy, serie televisive, speciali di ogni genere e qualità.
Non avrebbe molto senso tornare sugli eterni misteri, le mille dietrologie, i sospetti che probabilmente non abbandoneranno mai quel giorno e le immagini che tutti conosciamo più o meno alla perfezione. L’anniversario, piuttosto, dovrebbe essere l’occasione per riscoprire ciò che possa avere senso e valore ancora oggi di una stagione ormai lontanissima e di un mondo cambiato irrimediabilmente.
John Fitzgerald Kennedy non era certo quell’uomo ai confini della mitizzazione degli anni della sua folgorante ascesa politica e dei 1000 giorni alla Casa Bianca. Lo scorrere del tempo e proprio una buona parte di quelle ricostruzioni a cui facevamo cenno hanno profondamente intaccato la leggenda, ma anche restituito un’immagine più aderente alla realtà dell’uomo e del politico.
Eppure, più Jfk appare “normale“ pur nella sua evidente eccezionalità – esempio celeberrimo, ebbe come amante Marylin Monroe, la donna più desiderata dell’universo. Alle fine, però, una storia come milioni di altre – più brilla la sua capacità di vivere la politica a un livello che oggi appare semplicemente impensabile.
Non è la distanza temporale a farcelo dire, non è la forza della storia a suggerircelo, è la visione offerta al suo Paese e al mondo in un passaggio storico di stupefacente delicatezza. Un’idea di grandezza legata alla capacità dell’individuo, al rispetto del talento in ogni sua forma.
Quale politico, oggi, avrebbe il coraggio di lanciare la sfida della Luna, di chiedere al Paese di portare (e riportare indietro indietro sano e salvo…) un essere umano su un altro corpo celeste, nel giro di sette anni? Lanciando il guanto di sfida nel momento più basso di autoconsiderazione di chi avrebbe dovuto poi compiere l’impresa, scioccato dai successi sovietici nei primi passi dell’esplorazione spaziale? Chi avrebbe oggi il coraggio di indicare “una Nuova Frontiera “, risultando credibile? Si è avvicinato Barack Obama, con la forza retorica del suo “Yes We Can“, ma pur sempre in una sorta di riscoperta della forza e dei miti kennedyani. Chi potrebbe lanciare la famosa sfida del “chiedetevi cosa potete fare voi per il Paese“, senza essere inseguito da risolini o improperi?
No, non sono solo sessant’anni da un fatto storico di straordinario di rilievo, dovrebbe essere la presa d’atto (e di coscienza) che ci stiamo pericolosamente abituando a una vita di piccolo cabotaggio. L’esatto opposto di ciò che ha reso la nostra parte di mondo la più ricca e avanzata del globo.
di Fulvio Giuliani
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