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title: Kamala balla da sola
description: La convention dei democratici a Chicago ha incoronato Kamala Warris e Tim Waltz ma anche disvelato il ruolo poco incisivo dei Grandi Vecchi
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date: 2024-08-24
author: Diego La Matina
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categories: [Esteri]
tags: [esteri, usa]
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# Kamala balla da sola

![Kamala balla da sola](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/08/Evidenza-sito-3-6.jpg)

La convention dei democratici a Chicago ha incoronato Kamala Warris e Tim Waltz ma anche disvelato il ruolo poco incisivo dei Grandi Vecchi

**Cinque giorni di *american dream*, di puro sogno a stelle e strisce**. Che rischiano di trasformarsi in incubo a poco più di settanta giorni dal voto per le presidenziali. **La *convention* dei democratici a Chicago, se da un lato ha incoronato Kamala Harris e Tim Walz candidati alla Casa Bianca, dall’altra ha (di)svelato il ruolo poco incisivo dei Grandi Vecchi**, i padri nobili del partito, da Bill Clinton, ai coniugi Obama, in particolare Michelle fino all’ex speaker della Camera Nancy Pelosi.

**In sostanza, Kamala sembra voler fare tutto da sola** e procedere nella campagna con un’agenda di temi antitetici ai “consigli” dei Big del partito. I trumpiani la definiscono “opportunista”. **Per il suo partito è “iper realista”. Forse troppo**. La scelta di Kamala nel suo discorso d’investitura, di puntare tutto su parole come Libertà, Patriottismo *Middle Class*, appare come il tentativo di inseguire Donald Trump sul suo terreno. Vero è che lo ha attaccato pesantemente sull’aborto ma è vero anche che **a The Donald ha dedicato la quasi totalità del suo intervento, cosa che le avevano sconsigliato di fare sia Michele Obama che Nancy Pelosi**.

**“Anche noi siamo patrioti” ha tuonato Kamala davanti ai 4.500 delegati riuniti a Chicag**o, forte (soprattutto) dei 500 milioni di dollari raccolti dopo il ritiro di Joe Biden dalla corsa alla Casa Bianca. Se le elezioni fossero domani, sull’onda di un entusiasmo incontenibile fra i democratici e di taluni sondaggi più che confortanti, forse Harris avrebbe più di una chance nella partita contro Trump. **La verità è che sono tante le domande senza risposta nel discorso della nomination di Kamala**: questione morale con la vicenda giudiziaria del figlio di Biden, Hunter; debito pubblico alle stelle; politiche estremiste. E l’ultima grana: l**’abbandono di un pezzo di storia del Partito democratico, quel Robert F, Kennedy junior**, candidato indipendente dal cognome “pesante”, che ha annunciato di sostenere Trump.

Altro punto: Kamala vuole sottrarre temi e voti all’avversario, riconducibili a quella Middle Class che ha già premiato Donald nel 2017. È proprio il ceto medio - secondo i guru che affiancano Kamala - il punto chiave della polarizzazione politica. La candidata democratica lo ha capito e ha impostato (paradossalmente) la campagna in chiave repubblicana. **Obiettivo: riconquistare l’elettorato bianco rurale che negli ultimi anni si è sentito tradito e ha abbandonato il Partito democratico.** Neanche l’intervento appassionato di Michelle Obama nella sua Chicago ha fatto cambiare idea a Kamala. Peggio.

Rispetto ai grandi temi della presidenza Obama - welfare massiccio, sostegno all’immigrazione, assistenza sanitaria per tutti - **Harris è sembrata cinicamente pragmatica, sostenendo più la ragione dei numeri che le ragioni del cuore**. Non a caso Alec Ross, già collaboratore di Obama per sei anni e poi di Hillary Clinton nella corsa (perdente) alla Casa Bianca, crede nel successo di Harris “a patto che tenga insieme le due anime degli Stati Uniti, la bianca rurale e quella dei nuovi americani in un Paese dove non esistono leader politici che hanno il 60 per cento di sostegno”. **Anche per questo la sfida Harris-Trump è da brivido**. 

*di Diego La Matina*
