---
title: "L&#8217;Onu chiede il cessate il fuoco a Gaza, è la prima volta. Gli USA si astengono, ira di Netanyahu"
description: Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approva una risoluzione che chiede il cessate il fuoco a Gaza. Gli USA si astengono, ira di Netanyahu
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Onu-Gaza.jpg
date: 2024-03-25
modified: 2024-03-26
author: Filippo Messina
url: https://laragione.eu/esteri/l-onu-chiede-il-cessate-il-fuoco-a-gaza-e-la-prima-volta-gli-usa-si-astengono-ira-di-netanyahu/
categories: [Esteri]
tags: [israele, Stati Uniti, usa]
---

# L&#8217;Onu chiede il cessate il fuoco a Gaza, è la prima volta. Gli USA si astengono, ira di Netanyahu

![Onu Gaza](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Onu-Gaza.jpg)

9926

2023-10-07 11:53:56

2023-10-07 09:53:56

Il diluvio di missili su Israele lanciati dalla Striscia di Gaza, i soprusi sui civili dei miliziani di Hamas: un giorno di orrore e di ennesimi errori di valutazione

Il “diluvio“ di missili lanciati questa mattina all’alba dalla Striscia di Gaza su Israele è l’immagine “iconica”, spettacolare e “scenografica“ di questo attacco di Hamas allo Stato d’Israele. Mai visto in questa scala.

Ben più terrificanti, però, sono le istantanee e i video dei Suv rubati o preparati dai terroristi che sono riusciti a infiltrarsi dalla Striscia e per troppo tempo sono stati liberi di scorrazzare fra le vie delle città israeliane più vicine al confine, dopo aver “bucato” il servizio di sicurezza che dovrebbe sigillare la Striscia. Tutto questo mentre lo loro incursione era coperta dai 2500 missili lanciati e dai colpi di mortaio.

Ci sarà tempo per valutare la portata dell’attacco e gli indiscutibili errori commessi dall’intelligence israeliana e dall’esercito ma quelle immagini, quel senso di insicurezza e terrore determinati dall’arrivo fisico del nemico libero di sparare sui passanti è un macigno sullo Stato ebraico.

Un dato è certo: la risposta militare d’Israele sarà durissima. I nemici storici di Israele ripetono sempre lo stesso errore, convinti di riuscire prima o poi a spezzarlo sfruttando quelle che per loro sono “divisioni insanabili“ interne e che invece sono i frutti della democrazia. Realtà completamente ignota ai signori della guerra che questa mattina hanno scatenato l’inferno. Converrebbe loro ricordare che - indipendentemente dal colore del governo - quando a Gerusalemme il premier israeliano in carica dichiara: “Siamo in guerra“, questo significa che si prepara una risposta violenta, lunga e spietata nei confronti di chi ha attaccato. Un intero Paese trasforma una minaccia mortale in un nemico comune.

Il nemico è Hamas, ancora una volta il grumo di potere più ferocemente antiisraeliano che esista, rintanato in quell’inferno in terra che risponde al nome di Striscia di Gaza. Un nemico preparato, ricco, ben equipaggiato. In particolar modo dall’Iran. Un nemico che non si fa scrupoli di affamare il suo “popolo“, pur di usare il denaro solo per fabbricare missili, comprare armi, addestrare kamikaze. Un nemico formidabile, come dimostrato dolorosamente questa mattina, in grado di pianificare con pazienza, di studiare e valutare prima di colpire con ferocia e determinazione.

Feroce e determinata - statene certi - sarà anche la risposta israeliana ed ecco perché il sommarsi degli elementi che abbiamo provato a elencare fanno pensare che in questo sabato 7 ottobre 2023 si sia all’alba di una nuova guerra.

Ancora una volta, un conflitto comincia con una strategia dichiarata da parte di chi ha deciso di fare la sua mossa: Hamas vuole la “distruzione di Israele“ ma sostanzialmente mira a spargere il terrore, dare la sensazione che Israele sia spaccato al suo interno, indifeso e meno preparato rispetto un tempo, puntando alla sollevazione generale dei tanti che continuano a sognare di cancellarlo dalla cartina geografica. Non solo a Teheran.

Non è la prima volta che Israele viene colto di sorpresa e la memoria corre inevitabilmente alla guerra del Kippur, nel 1973, quando gli egiziani a momenti sfondarono le linee verso Tel Aviv. Vero, ma il conflitto si concluse con i carriarmati con la stella di David a un passo dal Cairo, fermati solo dall’intervento diplomatico statunitense. Questo lo si ricorda meno.

Una giornata all’insegna dell’orrore e - a saper leggere la storia - dell’ennesimo errore di sottovalutazione della forza della democrazia israeliana. Un attacco su larga scala che riporta il Medioriente indietro di diversi giri di lancette della storia.

di Fulvio Giuliani

“Israele è in guerra”, Hamas è il nemico

publish

closed

closed

israele-e-in-guerra-hamas-il-nemico

2023-10-07 11:53:56

2023-10-07 09:53:56

post

raw

48248

2024-03-05 10:06:48

2024-03-05 09:06:48

La Striscia di Gaza è in condizioni drammatiche. La settimana scorsa almeno 115 palestinesi sono morti e altre centinaia sono rimasti feriti

La Striscia di Gaza è in condizioni drammatiche. La settimana scorsa almeno 115 palestinesi sono morti e altre centinaia sono rimasti feriti mentre cercavano di raggiungere gli aiuti portati da un convoglio umanitario, un incidente la cui dinamica non è stata del tutto chiarita. La tragedia è avvenuta a Gaza City, nel Nord della Striscia, una zona in cui non si combatte ma dove i circa 300mila palestinesi rimasti hanno maggiori difficoltà di quelli a Sud ad accedere agli aiuti umanitari e dove di fatto non esiste più neanche la legge di Hamas. La realtà che difficilmente si può contestare è infatti che a Gaza ormai regna l’anarchia, al punto che gli Stati Uniti hanno iniziato a paracadutare aiuti umanitari con gli aerei. Una scelta che ha suscitato polemiche a Washington, poiché è la prima volta nella storia che gli americani lanciano aiuti dal cielo su una zona controllata da un Paese alleato.

Nel frattempo i negoziati per una tregua sono falliti dopo che Hamas ha respinto la richiesta di Israele di fornire una lista completa degli ostaggi ancora vivi. Venerdì l’organizzazione palestinese ha detto che 70 ostaggi sono morti, un numero che se confermato riduce drasticamente a 40 i sopravvissuti al rapimento del 7 ottobre. Hamas si è però rifiutata di fornire dettagli e non ha neanche specificato quali detenuti palestinesi vorrebbe far liberare. Alcuni funzionari israeliani credono che l’organizzazione stia cercando di scatenare un’escalationdurante il mese sacro del Ramadan per espandere la guerra alla Cisgiordania e nel Sud del Libano (ieri il portavoce di Hamas in Libano ha detto che i palestinesi dovrebbero «trasformare in uno scontro ogni momento del Ramadan»); altri sostengono che stia solo alzando la posta per ottenere il massimo dall’accordo di cessate il fuoco.

Di fronte a un tale disordine non è realistico pensare di porre fine al conflitto con un cessate il fuoco seguito dal ripristino dello status quo, ovvero una Gaza governata da Hamas e totalmente dipendente dagli aiuti umanitari internazionali, fino alla prossima escalation. Per scongiurare questa prospettiva le diplomazie di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Giordania ed Egitto stanno elaborando un piano di pace a lungo termine da proporre a Israele con il supporto degli Stati Uniti e dei Paesi europei. Il piano mira a delineare il percorso per la creazione di uno Stato palestinese lungo le linee di confine che esistevano prima della Guerra dei sei giorni del 1967, in cambio del pieno riconoscimento arabo dello Stato ebraico. Gli ostacoli per una soluzione di questo tipo però sono sempre gli stessi: il governo di Benjamin Netanyahu dominato dagli estremisti nazional-religiosi e Hamas, che continua a nutrirsi compiaciuta del risentimento causato dalla sofferenza dei palestinesi e dall’aumento delle vittime civili.

Una delle cose che stupisce della leadership di Hamas è infatti la totale assenza di rivendicazioni politiche costruttive, come per esempio chiedere di entrare a far parte dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina per governare legittimamente Gaza e la Cisgiordania, abbandonando la lotta armata per negoziare l’indipendenza palestinese come fece Yasser Arafat. Invece, dopo gli orrori e le violenze degli attentati del 7 ottobre e l’inevitabile risposta furiosa di Israele, i leader dell’organizzazione terroristica hanno come unico obiettivo tornare a dominare Gaza e la sua popolazione per il proprio interesse, anche tra la fame, il dolore e le macerie.

di Federico Bosco

Chi governerà Gaza

publish

closed

closed

chi-governera-gaza

2024-03-05 16:42:56

2024-03-05 15:42:56

post

raw

2024-03-02 17:32:00

2024-03-02 16:32:00

Gli Stati Uniti hanno iniziato il lancio di aiuti umanitari di emergenza a Gaza da jet militari che hanno lanciato oggi 66 pacchi contenenti circa 38.000 pasti

Secondo quanto riferito da funzionari americani, gli Stati Uniti hanno iniziato il lancio di aiuti umanitari di emergenza a Gaza da jet militari. Tre C-130 dell'Air Forces Central hanno lanciato a Gaza 66 pacchi contenenti circa 38.000 pasti.

Il lancio di oggi dovrebbe essere solo il primo di molti altri aiuti annunciati dal presidente Usa Joe Biden per affrontare la crisi umanitaria all’interno della Striscia. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, sono almeno 576.000 le persone nella Striscia di Gaza ad essere a un passo dalla carestia.

La decisione di Biden arriva, in particolare, a seguito della strage di pochi giorni fa quando, lo ricordiamo, più di 100 palestinesi sono morti dopo aver inseguito i convogli con gli aiuti, circondato i camion e cercato di fermarli in circostanze non ancora del tutto chiare viste le diverse versioni di Israele e Hamas.

di Filippo Messina

Gaza, al via il lancio di aiuti umanitari Usa da aerei militari

publish

closed

closed

gaza-al-via-il-lancio-di-aiuti-umanitari-usa-da-aerei-militari

2024-03-02 20:02:19

2024-03-02 19:02:19

post

raw
