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title: La Baschiria preoccupa Putin
description: "Nuovi tumulti nella Federazione Russa: a 1.200 chilometri da Mosca, i baschiri protestano per un sacro monte, impensierendo Putin."
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date: 2024-01-20
author: Camillo Bosco
url: https://laragione.eu/esteri/la-baschiria-preoccupa-putin/
categories: [Esteri]
tags: [esteri, Putin, russia]
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# La Baschiria preoccupa Putin

![Baschiria, in piazza contro Putin](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/01/Baschiria-in-piazza-contro-Putin.png)

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2024-01-18 09:15:17

2024-01-18 08:15:17

A Putin gli attuali confini della Russia stanno stretti. I suoi unici modelli sono: la Russia degli zar e l'Unione Sovietica di Stalin

«Gli eventi attuali nei Paesi baltici, inclusa l’espulsione di russi dalla Lettonia, incidono sulla sicurezza del nostro Paese». Sono parole del presidente russo Vladimir Putin, pronunciate in un incontro coi rappresentanti dei Comuni. Da giorni la tv russa tambureggia sull’argomento ma, oltre alla cronaca, il refrain è sempre lo stesso: a Putin gli attuali confini della Russia vanno stretti. I suoi modelli son due, accomunati da volontà imperialiste: la Russia degli zar e l’Unione Sovietica di Stalin.

Chiunque oggi, in Occidente, ragioni di una trattativa diplomatica con Putin sulla guerra in Ucraina se non tiene conto di questo è, nella migliore delle ipotesi, un ingenuo. E dato che ripetere aiuta a comprendere, torniamo alle parole di Putin: «Quello che sta succedendo nelle Repubbliche baltiche ci preoccupa: è una questione relativa alla nostra sicurezza nazionale». Perché i russi, in qualunque parte del mondo si trovino, nella visione dello zar sono in Russia. Altro che tavoli e diplomazie.

Di Massimiliano Lenzi

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Vladimir Stalin

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2024-01-18 14:13:25

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2024-01-17 10:40:34

2024-01-17 09:40:34

Zelensky a Davos mentre l’Ucraina si sta riappropriando del controllo dello spazio aereo-marittimo entro le sue coste

Kyiv – Il capo di Stato maggiore ucraino generale Zaluzhnyj ha ufficialmente confermato l’abbattimento di due velivoli russi dall’alto valore strategico oltre che economico. Si tratta d’un modello A-50, cioè la risposta sovietica all’americano Awacs (sistema d’allarme e controllo aereo attivo dal 1972) nel campo del rilevamento radar a lungo raggio per l’aviazione (Ldlo) e d’un Il-22, che è un velivolo dedicato alla ricognizione aerea. In base alla quota di volo, il primo è in grado di rilevare cacciabombardieri nemici a una distanza massima compresa tra 200 e 600 km, oltre a poter scortare un gran numero d’aeromobili fornendo loro complessi sistemi di difesa fra cui il disturbo a infrarossi e contromisure radio attive e passive. Il secondo è un più moderno aereo da guerra elettronica (Ew) votato al rilevamento d’altri sistemi Awacs o dotati di radar a terra (fra cui ad esempio i Patriot), che equipaggia anche sofisticati dispositivi di soppressione del segnale radio. Entrambi vengono impiegati da Mosca durante i raid contro l’Ucraina e serviranno ancor di più quando quest’ultima disporrà degli agognati F-16.

L’A-50 è precipitato nelle poco profonde acque del Mar d’Azov (motivo per cui recuperarne la carcassa non sarà difficile), mentre il secondo è scomparso dai radar nella zona di Kerch dopo l’inizio della discesa verso l’aeroporto più vicino, ad Anapa. I media russi hanno ammesso tardivamente la grave perdita patita dall’aviazione interna (uno smacco complessivo da quasi 400 milioni di dollari), salvo imputare entrambi gli abbattimenti a «un eccesso di prontezza dei sistemi di difesa aerea russi».

Per quanto Mosca provi a convincere la propria opinione pubblica del contrario, pur non disponendo d’una flotta navale e nemmeno degli F-16 l’Ucraina si sta riappropriando del controllo dello spazio aereo-marittimo entro le sue coste. Nessuno prima d’ora era mai riuscito ad abbattere velivoli per il rilevamento radar di tale portata.

Secondo il capo dell’intelligence ucraina Kyrylo Budanov, Mosca disporrebbe complessivamente ancora di 8 A-50. Per quanto tale stima possa apparire alta in senso assoluto, le perdite patite dall’aviazione russa costituiscono un vulnus non da poco, tenuto conto dell’estensione territoriale della Federazione Russa e dei fronti su cui è impegnata senza poter abbassare la guardia.

Rapportata alle forze impiegate sul terreno di battaglia, tale riflessione auspico aiuti a comprendere che le perdite russe – 363mila uomini, 6.113 carrarmati (il 90% del totale), 24 navi, 11.358 blindati – non sono affatto irrilevanti. Se è vero infatti che la Federazione Russa è 27 volte più estesa territorialmente dell’Ucraina, il numero dei suoi abitanti è appena tre o poco più volte maggiore. La quantità d’apparati necessari alla gestione d’un territorio così vasto è enormemente superiore a quella ucraina. Basti pensare alle sole risorse impiegate nel controllo di confini che sono 15 volte più estesi.

Questo è il motivo per cui – non disponendo d’armamenti sufficienti a sfondarne le difese – Zaluzhnyj ha puntato a fiaccare il contingente russo durante la seconda controffensiva. Per queste ragioni lo slogan duginiano (secondo cui «da Lisbona a Vladivostok tutto sarà Russia») preso in prestito da Putin nella sua campagna presidenziale per ricordare ai suoi poveri sudditi che «la Russia non ha confini» dovrebbe suonare più come un campanello d’allarme che come una minaccia.

di Giorgio Provinciali

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Zelensky a Davos e il controllo ucraino

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2024-01-17 13:54:16

2024-01-17 12:54:16

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2024-01-19 17:31:35

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Le immagini riprese direttamente da Kryvyj Rih mostrano come Putin abbia mirato intenzionalmente a colpire i civili

Kryvyj Rih – Lungo il tragitto che da Nikopol’ porta alla città natale del Presidente Zelenskyj e di sua moglie Olena ieri notte abbiamo visto numerosi Shahed killers entrare in funzione e almeno un paio d’esplosioni rischiarare dinnanzi a noi il paesaggio innevato circostante. Alle nostre spalle i russi attaccavano pesantemente il quartiere residenziale del distretto di Marhanets, che si trova sulla sponda opposta del fiume Dnipro rispetto alla centrale nucleare di Enerhodar, tuttora tenuta in ostaggio dai russi e dai ceceni delle brigate Akhmat. Giunti a Kryvyj Rih siamo rimasti sconcertati dalla portata della devastazione inflitta a luoghi già di per sé mesti e sofferenti. Molte facciate dei palazzi tuttora abitate sono annerite e portano il segno d’esplosioni violentissime, che hanno colpito le università, il politecnico, il centro commerciale e molte zone residenziali. Putin ha mirato intenzionalmente ai civili perché è chiaro come la luce del sole che in questi luoghi non potesse trovarsi altro. Indossati il caschetto e le protezioni personali, siamo entrati nel polo universitario più grande di Kryvyj Rih: il senso di vuoto e profondo sconforto che si prova trovandosi al centro d’una struttura così grande dedicata inequivocabilmente allo studio e alla formazione dei ragazzi è indescrivibile. Ogni facciata del quadrilatero di palazzi circostante è distrutta. Saliti a fatica i resti delle scale interne alla struttura, abbiamo visitato una a una le aule sventrate dai missili russi: abbiamo toccato con mano i libri di testo a terra, i registri scolastici, gli strumenti tecnici per lo studio di materie scientifiche e i biglietti d’auguri scritti dai parenti ad alcuni studenti per l’imminente diploma. Ciò che abbiamo visto e filmato ci porta a negare con assoluta certezza qualsiasi valore militare di quanto i russi hanno distrutto.

LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI CRONACHE DI GUERRA 

A pochi minuti d’auto da quel luogo devastato si trova un altro centro universitario pesantemente colpito: il palazzo di fronte a esso è completamente squarciato a metà, tanto da esporre gl’interni delle case. Il numero di civili morti e feriti in questi luoghi è altissimo. L’impianto metallurgico locale è stato colpito con munizioni a grappolo, il distretto residenziale di Synelnykove e l’insediamento di Shyroke restano tuttora gravemente danneggiati. I missili russi sono esplosi in questi luoghi ancora l’altro ieri. Ci siamo recati nei pressi della diga di Karachun, contro cui i criminali rascisti hanno sparato almeno 7 missili fra Iskander e Kinzhal: come a Nova Kakhovka, anche qui l’intenzione era di provocare un ecocidio di proporzioni bibliche, facendo esondare il fiume Inhulets. I civili degl’insediamenti di Sofiivka e Lozuvatka da noi intervistati hanno riferito d’esser rimasti a lungo senz’acqua perché quella che scorreva nelle tubature danneggiate era diventata rossa per via del terreno ferroso di queste campagne. In seguito a quel barbaro attacco, molti insediamenti sono stati allagati e tuttora sono in condizioni a dir poco critiche. Il grattacielo di fronte al museo dell’aeronautica presenta uno squarcio enorme proprio in mezzo alla facciata: è stato recentemente centrato da un missile, che ha reso la struttura un rudere inagibile. Allontanandoci da questi luoghi martoriati riceviamo il report del criminale attacco condotto ieri notte dai russi contro la popolazione civile di Marhanets: cinque condomini sono stati colpiti pesantemente e un numero imprecisato d’automobili è stato danneggiato.

Il numero di morti e feriti è tuttora da quantificare. La Federazione Russa è uno Stato terrorista. Chi -come noi- ha visto e vissuto tutto ciò non può tacerne e ha il dovere morale d’esortare il mondo libero a fare di più per fermarlo.

Di Alla Perdei e Giorgio Provinciali

La Russia è uno Stato terrorista

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2024-01-22 16:18:46

2024-01-22 15:18:46

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