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La preside ucraina: “I russi stanno manipolando le nostre scuole”

Svetlana Makedonskaya è dovuta fuggire dalla sua città dopo che i russi le hanno puntato la pistola alla testa: “Hanno sequestrato gli insegnanti per una settimana e hanno modificato il programma scolastico”. Di nuovo, è la scuola il luogo ideale dove manipolare la mente dei più vulnerabili: i giovani

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C’è un’arma che non si manca mai di usare in guerra. È tra le più subdole, con effetti duraturi, perché prende di mira soprattutto i giovanissimi: la manipolazione. Il luogo ideale dove sganciare questa ‘bomba’ è naturalmente la scuola.

È quanto provò a fare in tempo di pace, dopo il cambio di regime e la presa del potere da parte di Mussolini, la riforma di Giovanni Gentile del 1923, definita dal duce «la più fascista di tutte» e utile a forgiare le menti dei “nuovi italiani”. Ideologia a parte, la riforma gentiliana è a lungo sopravvissuta anche nell’Italia repubblicana. Nulla di evidentemente paragonabile a ciò che fece Hitler in Germania, dove l’azione di allineamento ai principi nazisti cominciava già da piccolissimi.

Vladimir Putin ci sta provando oggi in Ucraina nelle zone invase. A darci un’idea della situazione scolastica è Svetlana Makedonskaya, insegnante di biologia (nell’immagine sopra, attorniata dai suoi “ragazzi”) e fino a un paio di settimane fa preside di una scuola a Primorsk, cittadina sul mare di 15mila anime, a Sud-Est del Paese. Lo scorso 5 maggio è fuggita a Zaporizhia insieme ai figli di 10 e 21 anni dopo che i militari russi hanno fatto irruzione a casa sua puntandole una pistola alla testa. La professoressa è anche consigliere regionale e questo, automaticamente, fa di lei una ‘nazista’. «Ho ripetuto più di una volta che di nazisti non ne avevo mai visti – racconta – e quando mi hanno chiesto cosa pensassi della lingua russa ho detto loro che nella nostra scuola fatta di minoranze insegniamo il russo, il bulgaro e altre lingue. Ho aggiunto che non abbiamo nulla contro il russo. Non è bastato, mi hanno detto che sarebbero tornati». E infatti due giorni dopo si sono ripresentati alla sua porta ma Svetlana non c’era più. Ad avvisarla era stato il vicino, lo stesso che aveva visto la propria abitazione violata da troupe televisive russe chiamate a filmare i suoi armadi, che i militari avevano rimpinzato un attimo prima con uniformi decorate da simboli nazisti.

La realtà si può alterare in tanti modi. Anche limitandosi a raccontarne una parte, come stanno provando a fare i messaggeri di Putin oscurando la tv ucraina e “infiocchettando” Internet a proprio gusto. Tutto questo per instillare dubbi finché prima o poi qualcuno ci casca, soprattutto se la mente è già annebbiata dalla fame. «A Primorsk – continua Svetlana – non circolano più soldi e siamo tornati al baratto, alla coltivazione della terra. Chi non sapeva pescare ha imparato. Un salto indietro di secoli. Quel poco che si trova sugli scaffali ora è tutto made in Russia».

Lo stomaco si riempie di cibo russo ma preoccupa di più il fatto che il cervello degli alunni ucraini sia costretto a nutrirsi di programmi scolastici che raccontano di un ruolo salvifico della Grande madre Russia e di un imperialismo legittimo. «Maggio coincide con la fine dell’anno scolastico» conclude Svetlana. «La mia scuola per ora è salva ma a Melitopol, dove i russi sono arrivati prima, tutto il corpo insegnante è stato preso in ostaggio per una settimana. Gli hanno fatto il lavaggio del cervello e ordinato loro di organizzare gli studi in un’altra maniera. Me lo hanno detto i colleghi con cui siamo in contatto. Questo processo verrà attuato anche negli altri istituti scolastici con il nuovo anno». Sigmund Freud ripeteva che «niente di ciò che abbiamo posseduto nella mente una volta può andare completamente perduto». Non c’è tempo da perdere.

di Ilaria Cuzzolin 

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